Germania

Prima vittoria per Afd: i servizi interni non possono ancora classificarla come estremista

Il tribunale amministrativo di Colonia accoglie la sospensiva chiesta dal partito, in attesa dell’esito del procedimento principale, contro la decisione emessa lo scorso anno

di Gianluca Di Donfrancesco

La co-leader di Afd, Alice Weidel (REUTERS)

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Alternative für Deutschland incassa una prima vittoria in tribunale: per il momento i servizi di intelligence interni non possono classificarla e trattarla come movimento di estrema destra. Lo ha stabilito il tribunale amministrativo di Colonia.

Doppio binario

Con una decisione che aveva dato forza al dibattito sulla messa al bando del partito ultranazionalista, il 2 maggio del 2025, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (Bfv) aveva etichettato il partito come una minaccia per l’ordinamento democratico tedesco. Afd, che nei sondaggi è testa a testa con la Cdu-Csu al 24-27% dei consensi, aveva immediatamente impugnato la classificazione. Parallelamente, ne aveva chiesto la sospensione con procedura d’urgenza.

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La sospensione

Il 26 febbraio, i giudici amministrativi di Colonia si sono pronunciati su questo secondo ricorso e hanno stabilito che il Bfv deve attendere l’esito del primo procedimento, quello principale, che richiederà ancora tempo prima di concludersi. Fino ad allora, il Bfv deve anche astenersi dal far pubblicamente riferimento a tale classificazione. L’agenzia di intelligence, subito dopo il ricorso di Afd, si era comunque impegnata in tal senso.

Il tribunale di Colonia ha affermato che è sufficientemente provato che all’interno di Afd ci sono tendenze contrarie all’ordinamento democratico liberale, ma «non in modo tale da portare a una tendenza di fondo anticostituzionale nel quadro generale del partito», sulla base delle prove fornite dall’Ufficio per la protezione della Costituzione al momento.

In particolare, non ci sarebbe sufficiente certezza che con la «politica della remigrazione», il partito adotti l’obiettivo concreto della «espulsione indifferenziata» dei residenti in Germania con passato migratorio.

I gruppi classificati come «estremisti acclarati» vengono sottoposti a una attività di monitoraggio invasiva, con tutta la gamma degli strumenti di intelligence a disposizione dei servizi. Possono essere bloccati i finanziamenti e le carriere dei funzionari sono a rischio.

Esulta la co-leader di Alternative für Deutschland, Alice Weidel: «Non solo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione non può più classificare Afd come estremista di destra accertato, ma la sentenza del tribunale amministrativo di Colonia ha anche indirettamente posto fine ai fanatici del divieto. Una grande vittoria non solo per Afd, ma anche per la democrazia e lo Stato di diritto!».

Il ministro degli Interni, Alexander Dobrindt (Csu), ha invece sottolineato la parte della decisione che riscontra con «sufficiente certezza che all’interno dell’Afd si stanno sviluppando spinte contro l’ordinamento democratico». Riguardo alle richieste di avviare la procedura di messa al bando, il ministro ha sottolineato che il partito va «battuto politicamente, non vietato».

Gli altri procedimenti

Oltre al procedimento che riguarda il partito a livello federale, ce ne sono numerosi che coinvolgono le sue sezioni regionali. L’ultima a essere stata dichiarata estremista di destra è stata quella della Bassa Sassonia, il 17 febbraio, primo Land della vecchia Germania Ovest. La stessa sorte era già capitata in quattro Länder orientali su cinque: Brandeburgo (la regione che circonda Berlino), Turingia, Sassonia e Sassonia-Anhalt, dove si voterà a settembre. In Baden-Württemberg, dove si vota a marzo, Assia e a Brema, Afd è dichiarata «caso sospetto». In Baviera è sotto osservazione.

Anche l’ex organizzazione giovanile Junge Alternative è stata classificata dal Bfv come «estremista di destra acclarata». Scioltasi nel 2025, si sta ricostituendo come «Generazione Germania», che però è già al centro di polemiche e accuse per i legami con ambienti di estrema destra, che imbarazzano gli stessi vertici del partito.

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