Locomotiva in panne

Germania, un’impresa su tre ha perso competitività nei mercati extra-Ue

Sondaggio dell’istituto Ifo: solo poche aziende vedono un miglioramento della loro posizione sui mercati mondiali. Tutti i settori sono coinvolti, con picchi nella produzione e lavorazione dei metalli (47%), chimica (45%) e meccanica (40%).

di Gianluca Di Donfrancesco

Sala di assemblaggio dell’azienda di ingegneria meccanica Hermle per macchine di precisione nel Baden-Württemberg (Getty Images)

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L’industria tedesca soffre sempre di più la competizione sui mercati internazionali, soprattutto da parte dei concorrenti cinesi. Un’impresa industriale su tre (il 31%) segnala di aver perso terreno nelle economie extra-Ue, secondo un sondaggio condotto dall’istituto per la ricerca economica Ifo e pubblicato il 3 febbraio. Nel mercato comunitario le cose vanno meglio, ma c’è comunque una quota significativa di imprese (il 17,2%), che denuncia una perdita di competitività.

La perdita di competitività continua

«Solo poche aziende vedono un miglioramento della loro posizione sui mercati mondiali e la graduale perdita di competitività continua», afferma in una nota Klaus Wohlrabe, responsabile dei sondaggi Ifo.

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Tutti i settori sono coinvolti, con picchi nella produzione e lavorazione dei metalli (il 47% delle imprese descrive una perdita di competitività), nella chimica (45%) e nella meccanica (40%), colonna dell’export tedesco.

Una nota positiva e inattesa arriva dall’automotive, al centro di una profonda crisi dopo anni di decisioni di investimento e strategie sbagliate, che hanno contribuito a consegnare alle case cinesi la supremazia nell’elettrico. I marchi tedeschi, si legge in una nota dell’Ifo, «riferiscono che, in media, la loro posizione concorrenziale è migliorata», anche se solo all’interno del mercato europeo.

La sfida cinese

La concorrenza cinese non fa più leva solo sulla capacità di produrre macchinari a prezzi decisamente inferiori: la qualità è salita, sostenuta da capacità di innovazione e adattamento. Reagire a questo scenario dovrebbe spingere verso segmenti a più alto valore aggiunto e richiede investimenti in innovazione, fiducia (che ancora fatica a ripartire), ma anche un mercato europeo più integrato e dinamico.

Il cambio di paradigma è fotografato anche dalle analisi di altri istituti economici ed è uno dei fattori strutturali della crisi del Paese, che, escluso il rimbalzo post-Covid, non cresce in maniera significativa dal 2018. Nel 2025, le esportazioni di merci sono diminuite dello 0,7%, mettendo in fila il terzo anno consecutivo di flessione. Al contrario, le importazioni di beni sono aumentate del 5,1%, trainate da macchinari e apparecchiature elettriche.

Le misure del Governo

I maxi-piani di spesa pubblica messi in campo dal Governo, con centinaia di miliardi in arrivo in infrastrutture e difesa, potranno migliorare la situazione solo in parte. Per rilanciare la competitività tedesca, associazioni imprenditoriali ed economisti chiedono al Governo guidato da Friedrich Merz riforme strutturali, interventi per abbassare il costo dell’energia e lo snellimento della burocrazia. Tutto effettivamente nel programma dell’Esecutivo, che si è insediato solo a maggio e di recente ha annunciato misure che vanno in queste direzioni, per esempio con agevolazioni per le imprese energivore e piani per la semplificazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione.

Di recente, si è anche aperto un dibattito su orario di lavoro e part-time, per limitarne l’utilizzo. Una soluzione controversa, che piace a Merz e che è sostenuta dalla ministra dell’Economia, Katherina Reiche, ma che trova resistenze perfino nel partito del cancelliere (la Cdu-Csu), per non parlare dei partner di coalizione della Spd e dei sindacati. Da queste parti, si fa notare che il calo di competitività dipende soprattutto dalla flessione degli investimenti e dal terreno perso nella tecnologia, dalla concorrenza internazionale e dalla domanda debole. Senza investimenti, più ore lavorate non si traducono in un vantaggio competitivo.

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