Locomotiva in panne

Berlino avvia il suo «Deutschlandfonds»: 130 miliardi per energia e start-up

Il Governo avvia il «Fondo per la Germania»: 30 miliardi di garanzie pubbliche per mobilitare altri 100 miliardi di capitali privati. E l’Agenzia finanziaria nazionale, che gestisce il debito pubblico, fa sapere che nel 2026 aumenterà di un quinto le emissioni obbligazionarie, salendo alla cifra record di 512 miliardi

di Gianluca Di Donfrancesco

Il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, e la ministra dell’Economia Katherina Reiche (AP)

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Prende corpo il «Deutschlandfonds», il fondo per la Germania, promesso in configurazioni diverse da diversi partiti durante la campagna elettorale e finito nel patto di Governo tra l’Unione Cdu-Csu e la Spd. Conterà su una base di 30 miliardi di garanzie e cauzioni pubbliche (che graverebbero sul bilancio solo in caso di escussione), con il raggruppamento di stanziamenti già esistenti e 600 milioni di nuovi capitali.

L’obiettivo è raggiungere un volume di 130 miliardi, per infrastrutture energetiche e start-up, mobilitando 100 miliardi di investimenti privati.

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Collocamenti record

L’annuncio è arrivato il 18 dicembre. Quasi in contemporanea, l’Agenzia finanziaria nazionale, che gestisce il debito pubblico, ha fatto sapere che nel 2026 la Germania aumenterà di un quinto le emissioni obbligazionarie, salendo alla cifra record di 512 miliardi.

Il Governo di Berlino sta mettendo in campo risorse mai viste per rilanciare e ammodernare il Paese. A marzo del 2025, il Parlamento ha modificato la Costituzione per sottrarre al vincolo del freno al debito un fondo speciale per le infrastrutture da 500 miliardi (in 12 anni) e per esentare tutta la spesa per la difesa oltre la soglia dell’1% del Pil. Mercoledì, il Bundestag ha approvato un maxi stanziamento da circa 50 miliardi per l’acquisto di blindati, missili anti-aerei e satelliti per le forze armate.

Il Fondo per la Germania

Il Deutschlandfonds appena annunciato sarà coordinato dai ministeri delle Finanze (in mano alla Spd) e dell’Economia (guidato dalla Cdu) e sarà gestito dalla banca pubblica per lo sviluppo KfW. Lo strumento si rivolge a industrie e piccole e medie imprese che perseguono progetti di decarbonizzazione e produzione di materie prime critiche (assorbendo l’attuale fondo ad hoc); utilities dell’energia che investono in infrastrutture rinnovabili; startup e scale-up nel campo del “deep tech”, intelligenza artificiale, biotecnologia, difesa.

KfW potrà finanziare le esportazioni nella difesa e acquistare cartolarizzazioni, per rafforzare i prestiti alle Pmi. Inoltre, potrà cominciare a investire direttamente nelle start-up.

L’Associazione tedesca delle imprese innovative promuove l’iniziativa, sottolineando il grande deficit finanziario che affligge il settore in Germania. Negli Stati Uniti, nel 2024 sono stati investiti nelle startup circa 510 euro pro-capite, rispetto ai soli 108 euro della Francia e ai 90 della Germania. La difficoltà a trovare i capitali per crescere spesso spinge le startup tedesche a emigrare, in molti casi proprio negli Stati Uniti. Il nuovo fondo prevede un miliardo di euro per le startup entro la fine del 2030.

Le incognite

Come in tutte le operazioni di questo genere, non mancano le incognite. Per Marcel Fratzscher, presidente dell’Istituto per la ricerca economica Diw, «il Deutschlandfonds potrebbe fallire se non accompagnato da riforme su fisco, innovazione, regolamentazione e previdenza sociale». Inoltre, potrebbe finire per «favorire principalmente le imprese industriali vecchie e troppo poche Pmi giovani e innovative», soprattutto se le decisioni di finanziamento seguissero logiche clientelari. «Ci sono abbastanza esempi in questo senso negli ultimi anni», aggiunge l’economista in una nota.

«La Germania ha bisogno di investimenti, di velocità, di fiducia», ha detto il ministro delle Finanze, Lars Klingbeil (Spd), durante la presentazione del Deutschlandfonds.

In una intervista all’emittente Zdf, Klingbeil ha però avvisato che, nonostante il massiccio programma di spesa pubblica, i conti devono restare in ordine. Pertanto potranno essere necessari sacrifici, in una fase di difficoltà economica. «Saranno anni molto impegnativi e dovremo chiedere qualcosa alle persone. Tutti si accorgeranno che stiamo risparmiando», ha detto. «Non siamo al verde, il Paese non è sul punto di crollare», ha aggiunto, ma entro il 2028 bisogna risparmiare 60 miliardi. Freno al debito o no, la Germania resta Germania.

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