Addio al Bürgergeld: in Germania il «reddito dei cittadini» cambia nome e diventa più rigido
Il Governo propone una nuova «garanzia di base». Stretta sulle sanzioni per spingere i beneficiari a essere più intraprendenti nella ricerca di un posto di lavoro: chi rifiuta un impiego ragionevole o salta gli appuntamenti con l’ufficio di collocamento, rischia di perdere il sussidio. Il testo va all’esame del Parlamento
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Non si chiamerà più Bürgergeld e sarà più esigente nei confronti dei beneficiari: il compito di mettere a punto la riforma, che ridisegna uno dei simboli dello stato sociale tedesco, è toccato a una socialdemocratica, la ministra del Lavoro Bärbel Bas. Mercoledì 17, nell’ultimo consiglio dell’anno, il Governo ha approvato la proposta. Il “reddito dei cittadini” sarà sostituito da un nuovo «fondo di sicurezza» e prenderà il nome di «garanzia di base».
Giro di vite sul collocamento
L’Unione Cdu-Csu può spuntare un’altra casella sull’elenco delle promesse elettorali da mantenere. I Socialdemocratici hanno fatto concessioni, accettando di tornare sui propri passi: il Bürgergeld era stato istituito nel 2023 dal Governo a guida Spd, per sostituire e potenziare le prestazioni del sistema Hartz IV. La dirigenza del partito è andata contro le resistenze della corrente dei giovani, in una partita su più tavoli, uno dei quali era la riforma delle pensioni, dove è stata la Spd a tracciare le linee rosse.
L’obiettivo del nuovo meccanismo è spingere i beneficiari di prestazioni per l’ingresso nel lavoro a essere più intraprendenti e meno selettivi, con sanzioni inasprite in caso di violazione degli obblighi. Proprio qui sta il perno della riforma: chi rifiuta un impiego ragionevole, rischia di perdere l’intera indennità per due mesi. In presenza di altri inadempimenti, la prestazione viene tagliata del 30% per tre mesi. I beneficiari dovranno presentarsi agli appuntamenti fissati dagli uffici di collocamento: saltarli ripetutamente, può far perdere il diritto alle prestazioni.
Trovare un posto di lavoro, inoltre, avrà la precedenza sulla formazione continua.
Lo strumento diventerà, almeno nelle intenzioni, anche meno costoso per la casse pubbliche: l’Unione Cdu-Csu è convinta che farà risparmiare miliardi di euro, grazie a un più rapido ingresso nel mondo del lavoro e alla riduzione del numero di beneficiari.









