Le riforme di Berlino

Addio al Bürgergeld: in Germania il «reddito dei cittadini» cambia nome e diventa più rigido

Il Governo propone una nuova «garanzia di base». Stretta sulle sanzioni per spingere i beneficiari a essere più intraprendenti nella ricerca di un posto di lavoro: chi rifiuta un impiego ragionevole o salta gli appuntamenti con l’ufficio di collocamento, rischia di perdere il sussidio. Il testo va all’esame del Parlamento

di Gianluca Di Donfrancesco

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la ministra del Lavoro Bärbel Bas (EPA)

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Non si chiamerà più Bürgergeld e sarà più esigente nei confronti dei beneficiari: il compito di mettere a punto la riforma, che ridisegna uno dei simboli dello stato sociale tedesco, è toccato a una socialdemocratica, la ministra del Lavoro Bärbel Bas. Mercoledì 17, nell’ultimo consiglio dell’anno, il Governo ha approvato la proposta. Il “reddito dei cittadini” sarà sostituito da un nuovo «fondo di sicurezza» e prenderà il nome di «garanzia di base».

Giro di vite sul collocamento

L’Unione Cdu-Csu può spuntare un’altra casella sull’elenco delle promesse elettorali da mantenere. I Socialdemocratici hanno fatto concessioni, accettando di tornare sui propri passi: il Bürgergeld era stato istituito nel 2023 dal Governo a guida Spd, per sostituire e potenziare le prestazioni del sistema Hartz IV. La dirigenza del partito è andata contro le resistenze della corrente dei giovani, in una partita su più tavoli, uno dei quali era la riforma delle pensioni, dove è stata la Spd a tracciare le linee rosse.

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L’obiettivo del nuovo meccanismo è spingere i beneficiari di prestazioni per l’ingresso nel lavoro a essere più intraprendenti e meno selettivi, con sanzioni inasprite in caso di violazione degli obblighi. Proprio qui sta il perno della riforma: chi rifiuta un impiego ragionevole, rischia di perdere l’intera indennità per due mesi. In presenza di altri inadempimenti, la prestazione viene tagliata del 30% per tre mesi. I beneficiari dovranno presentarsi agli appuntamenti fissati dagli uffici di collocamento: saltarli ripetutamente, può far perdere il diritto alle prestazioni.

Trovare un posto di lavoro, inoltre, avrà la precedenza sulla formazione continua.

Lo strumento diventerà, almeno nelle intenzioni, anche meno costoso per la casse pubbliche: l’Unione Cdu-Csu è convinta che farà risparmiare miliardi di euro, grazie a un più rapido ingresso nel mondo del lavoro e alla riduzione del numero di beneficiari.

Il Bürgergeld viene attualmente erogato a circa 5,2 milioni di persone (1,4 milioni sono bambini al di sotto dei 15 anni). Il costo supera i 50 miliardi di euro, sommando la spesa per l’assegno mensile (fino a 563 euro), i contributi per affitto e riscaldamento, altre misure di sostegno e i costi della macchina amministrativa.

La Germania ha soprattutto bisogno di mobilitare la propria forza lavoro: anche se la disoccupazione resta relativamente bassa (6%), quasi tre milioni di persone non hanno un impiego, una soglia che non si raggiungeva da dieci anni. Al tempo stesso, le imprese fanno fatica a trovare personale, qualificato e non: a novembre i posti vacanti erano oltre 620mila. E la stretta sull’immigrazione complica le cose.

L’autunno delle riforme

La riforma del Bürgergeld dovrebbe entrare in vigore il 1° luglio del 2026. Il provvedimento dovrà prima passare l’esame del Parlamento, dove la coalizione nero-rossa è riuscita a superare due ostacoli molto impegnativi nelle ultime settimane, come la riforma del servizio militare e quella delle pensioni. In questo caso, la coalizione ha rischiato di andare sotto, a causa di una fronda interna alla Cdu, il partito del cancelliere.

L’autunno delle riforme, annunciato da Friedrich Merz per dare una scossa all’economia tedesca, si sta rivelando molto grigio: gli scontri tra alleati di Governo cominciano a ricordare la litigiosa coalizione Semaforo (tra Socialdemocratici, Verdi e Liberali), paralizzata dalla conflittualità continua e alla fine implosa.

Oltre che dai sondaggi, che puniscono i partiti di Governo e premiano Alternative für Deutschland e Linke, il clima di sfiducia è fotografato dalle aspettative delle imprese: il più recente dei parametri che le misurano, l’indice Ifo, è sceso ancora a dicembre. In una recente intervista alla Süddeutsche Zeitung, il presidente della Confindustria tedesca, Peter Leibinger, ha affermato che «molti nelle aziende sono delusi come mai prima. Il clima è estremamente negativo, a volte aggressivo».

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