Il riarmo tedesco

Berlino accelera sulla difesa: spesa al 3,7% del Pil nel 2030

La Germania ha superato il Regno Unito nel 2025 ed è già quarta al mondo per stanziamenti, dopo Stati Uniti, Cina e Russia. Per il 2027, la spesa totale programmata si attesta a 144,9 miliardi

di Gianluca Di Donfrancesco

Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz (LaPresse) APN

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La Germania, che ha appena superato il Regno Unito al quarto posto al mondo per spesa militare, alza ancora le risorse a disposizione per la difesa, spingendole al 3,1% del Pil l’anno prossimo e al 3,7% nel 2030.

I target 2027

Il 29 aprile, l’Esecutivo ha approvato i target di finanza pubblica per il 2027. Dal bilancio ordinario, per la difesa saranno stanziati 105,8 miliardi di euro, dagli 82,7 del 2026. A questi si sommano 11,5 miliardi per l’Ucraina e le risorse del fondo speciale, lanciato a metà del 2022 dal Governo precedente (100 miliardi in tutto), che si esaurisce l’anno prossimo. Era stata, quella, la prima risposta all’invasione russa dell’Ucraina, che a febbraio dello stesso anno aveva già radicalmente mutato il contesto internazionale per l’Europa, prima ancora del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Per il 2027, la spesa totale programmata per la difesa in Germania si attesta così a 144,9 miliardi.

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«Gli sviluppi dell’ultimo anno e quelli in Iran negli ultimi mesi dimostrano quanto siano importanti gli investimenti nella nostra capacità di difesa», ha detto il cancelliere Friedrich Merz, facendo riferimento anche alle tensioni con Washington su dazi, Nato e Groenlandia.

«L’esercito più forte d’Europa»

Subito dopo aver vinto le elezioni nel 2025 e ancora prima di entrare in carica, Merz ha voluto e ottenuto la riforma della Costituzione che libera dai vincoli del freno al debito tutta la spesa per la difesa che supera la soglia dell’1% del Pil. Virtualmente, non ci sono limiti interni a quello che il Governo potrebbe stanziare. Una svolta epocale per Berlino e un radicale cambio di posizione per Merz, che ha così abbandonato la tradizionale linea del rigore, non senza qualche malumore all’interno del proprio partito.

Il cancelliere, che immagina una deterrenza nucleare made in Europe basata sulla cooperazione con Francia e Regno Unito, ha più volte affermato di voler fare della Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte del continente. La Germania è stata determinante nella decisione dell’Unione Europea di concedere flessibilità agli Stati membri sui finanziamenti nella difesa. È stata anche la prima dei Ventisette ad approfittarne, già ad aprile del 2025.

I dati annuali dell’istituto Sipri di Stoccolma, appena pubblicati, mostrano che già lo scorso anno la Germania si è piazzata alle spalle solo di Stati Uniti, Cina e Russia per spese militari. Con un incremento degli stanziamenti di circa il 24%, ha infatti scavalcato il Regno Unito, al primo posto tra i Paesi europei.

A Berlino, l’aumento degli stanziamenti per la difesa si è accompagnata a una contestata riforma del servizio militare, per arrivare a 260mila effettivi entro il 2030. Per ora non si tornerà all’obbligo di leva, ma l’ipotesi resta sul tavolo, per essere attivata se gli obiettivi non saranno raggiunti.

Spinta alla crescita

Sugli investimenti nella difesa si scommette anche per rilanciare l’economia. L’altro pilastro del piano di spesa di Berlino è il fondo speciale per le infrastrutture da 500 miliardi in 12 esercizi, varato a sua volta nel 2025. Dopo tre anni passati tra contrazione e stagnazione, per il 2026 si sperava che il bazooka degli investimenti pubblici potesse assicurare un rimbalzo. Le aspettative stanno però sfumando, anche a causa della guerra in Iran e Medio Oriente. Il Governo ha da poco dimezzato allo 0,5% le previsioni di crescita.

Il leader dell’Unione dei conservatori Cdu-Csu affronta una grave crisi di consensi, con solo il 15% degli elettori che approva il suo operato, dopo poco meno di un anno dall’insediamento. Il suo Governo aumenterà la spesa pubblica a 543,3 miliardi nel 2027, con un aumento del 3,5%. Ciò si tradurrà in prestiti netti pari a 196,5 miliardi, rispetto ai 50,5 miliardi del 2024, prima cioè della riforma del freno al debito. Dopo l’accordo sui punti chiave di mercoledì e l’approvazione da parte del Governo della prima bozza a luglio, le discussioni sul bilancio inizieranno in Parlamento a settembre, con l’approvazione finale prevista entro la fine dell’anno.

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