Il discorso al Bundestag

Merz: «La Germania avrà l’esercito convenzionale più forte d’Europa»

Primo intervento alla Camera per il cancelliere, dopo la fiducia con il brivido ottenuta il 6 maggio, al secondo tentativo. «Le forze armate avranno tutte le risorse finanziarie necessarie». Pieno sostegno all’Ucraina. Toni pacati sull’immigrazione per tenere insieme le due anime della coalizione nero-rossa

di Gianluca Di Donfrancesco

Friedrich Merz (EPA)

3' di lettura

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Con il fiato di Alternative für Deutschland sempre sul collo nei sondaggi, Friedrich Merz, è tornato il 14 maggio al Bundestag, per il suo primo discorso da cancelliere. Il leader della Cdu-Csu ha provato ad andare oltre l’investitura da brivido del 6 maggio, quando, fallita la prima conta, ha avuto bisogno di un secondo tentativo per ottenere la fiducia. Cose mai viste nella Germania del dopoguerra.

«Tutte le risorse necessarie»

Merz deve cancellare l’ombra della falsa partenza e ha promesso una svolta, per rilanciare la stanca economia tedesca e per fare dell’esercito «la più potente forza armata convenzionale d’Europa». La Bundeswehr avrà «tutte le risorse finanziare di cui avrà bisogno», ha assicurato il cancelliere. La carta principale se l’è assicurata già a marzo, quando, abiurando alla fede nel rigore dei conti, ha proposto e ottenuto la riforma del tetto al debito, che esenta dal vincolo costituzionale tutta la spesa per la difesa che eccede l’1% del Pil (una soglia pari a circa 43 miliardi di euro). Una dote che a questo punto trova un limite solo nelle regole Ue, allentate proprio per permettere agli Stati membri di investire di più.

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Secondo le anticipazioni, il budget della difesa supererà i 60 miliardi quest’anno, dai 52 del 2024. Per aumentare il numero di militari (ne servono almeno 100mila in più), non si tornerà però alla leva obbligatoria, sospesa nel 2011 da Angela Merkel. Invece, sarà istituito un nuovo servizio militare volontario.

L’ombra della falsa partenza

Merz ha ripercorso i punti del contratto di coalizione siglato con i Socialdemocratici. Il suo è stato soprattutto un discorso molto pacato. La veemenza da leader dell’opposizione è alle spalle e il cancelliere è già stato scottato dall’incerta maggioranza che lo sostiene: la “piccola” coalizione nero-rossa conta 328 seggi, un margine esiguo rispetto alla soglia di 316. Il consenso per i provvedimenti andrà costruito con un attento lavoro preparatorio, se si vorranno scongiurare altri scivoloni. Il primo obiettivo resta evitare di offrire ai tedeschi lo spettacolo indigesto di una maggioranza litigiosa, come quella della coalizione tra Spd, Verdi e Liberali, collassata prima del tempo. Un’intenzione dichiarata già nel titolo del patto di Governo: «Responsabilità per la Germania».

Germania Paese di immigrazione

La misura della nuova cautela sta negli elogi spesi per i partner della Spd e nei toni usati sull’immigrazione, campo sul quale, prima delle elezioni, Merz si era spinto molto a destra, quasi a inseguire Afd, con la quale aveva addirittura tentato nei fatti una collaborazione in Parlamento, sfidando il totem del cordone sanitario contro l’ultradestra. Proprio dalla leader di Afd, Alice Weidel, il conservatore Merz, si è sentito arrivare l’”accusa” che probabilmente mai avrebbe pensato di ricevere nella vita, quella di essere «un cancelliere della sinistra».

Le prime misure annunciate dal suo ministro degli Interni, Alexander Dobrindt, sono state per la verità nel segno della stretta promessa contro gli ingressi irregolari. Al Bundestag, Merz ha sottolineato che «la Germania è e resta un Paese di immigrazione». E non è un caso se, al tema che ha dominato la campagna elettorale, il cancelliere ha riservato poco tempo e solo alla fine dell’intervento durato 55 minuti.

La sfida della deterrenza

Merz ha ovviamente ribadito pieno sostegno all’Ucraina, ma non ha parlato della consegna dei missili Taurus, sulla quale la Spd continua a frenare.

Alla politica estera, il cancelliere ha dedicato molto spazio: sin dal giorno successivo al voto del 23 febbraio, Merz ha mostrato chiaramente che è la sua priorità. Ed è qui che si inserisce il riarmo. Nel quadro geopolitico delimitato dall’invasione russa dell’Ucraina e dal cambio di paradigma alla Casa Bianca, l’idea di fondo, che sempre di più si afferma a Berlino e a Bruxelles, è che la forza economica davvero non basta. ««Il nostro obiettivo è una Germania e un’Europa così forti che non dovremo mai usare le nostre armi», ha detto il cancelliere.


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