Made in Italy

L’app Yuka come il Nutriscore: «penalizza l’agroalimentare italiano»

Dopo un’interrogazione parlamentare, anche secondo Federalimentare e Confagricoltura l’app francese fornisce informazioni fuorvianti per i consumatori: il software usa i criteri del Nutriscore e non distingue tra le quantità assunte.

di Giorgio dell'Orefice

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Il Prosciutto di Parma è un prodotto troppo salato e troppo grasso, la cui salubrità in una valutazione in centesimi non merita più di 31. Un gradino sopra (33/100) il Prosciutto di San Daniele e un altro un altro emblema del made in Italy alimentare come il Parmigiano reggiano (32/100). L’Aceto Balsamico di Modena è etichettato come “troppo dolce” e dalla salubrità “scarsa” (20/100). Un punto di riferimento per coloro che sono attenti alla linea come la Bresaola della Valtellina Igp non va oltre il misero punteggio di 7/100 mentre la Mortadella Bologna Igp chiude il novero delle eccellenze made in Italy con un “eloquente” 0/100.

È l’ultima pesantissima offensiva al made in Italy alimentare portata avanti da Yuka, una app francese disponibile in cinque lingue, che conta ben 80 milioni di utenti (8 milioni solo in Italia) e che, pur non essendo autorizzata né in Italia né in Europa, è attiva in 12 Paesi (Regno Unito, Svizzera, Belgio, Spagna, Italia, Francia, Usa, Canada, Australia, Irlanda, Germania e Lussemburgo).

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Come funziona Yuka

Yuka utilizza un algoritmo che valuta la salubrità di un alimento in base al contenuto di grassi, sale e zucchero e in rapporto a una monoporzione da 100 grammi. Uno schema molto simile a quello previsto dal Nutriscore, l’etichetta a semaforo proposta, anche quella, dai francesi e, tra le polemiche, bocciata da Bruxelles come riferimento per futuro un sistema di etichettatura europeo. In sostanza, lo schema Nutriscore viene riproposto sottoforma di app.

Yuka, infatti, utilizza lo stesso sistema dell’etichetta “a semaforo” che prevede di prendere come riferimento una porzione da 100 grammi di qualsiasi prodotto per classificare la salubrità degli alimenti. Uno strumento fuorviante semplicemente perché lontano dalla realtà. Il caso di scuola è quello dell’olio extravergine d’oliva che in 100 grammi mostra un elevato contenuto di grassi ma che, nella realtà, nessuno consuma in tali quantitativi: su un’insalata se ne versano poche gocce.

Preoccupazione di Federalimentare

Nei giorni scorsi, proprio sull’app Yuka il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni (Lega), ha presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri Lollobrigida, Urso e Schillaci. «C’è grande preoccupazione tra le imprese dell’alimentare – spiega Carloni – sull’utilizzo della app francese ritenuta pericolosa, fuorviante e antiscientifica. Il rischio che lamentano le filiere è che possa innescarsi una concorrenza sleale verso il made in Italy colpendo settori di eccellenza del nostro agroalimentare».

Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, pur riconoscendo che l’algoritmo alla base di Yuka è «completamente sbagliato», tuttavia ritiene la app meno pericolosa del Nutriscore. «In tutti i modi – ha aggiunto – noi lavoriamo ad altro. A un’etichettatura che sia informativa perché l’Italia non ha paura dell’informazione, anzi, più vengono informati i consumatori e più i nostri prodotti sono avvantaggiati». Ma la preoccupazione tra le imprese resta alta. «Di fatto – ha commentato il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino – con Yuka, il Nutriscore è entrato in Italia e condiziona le scelte dei consumatori con informazioni fuorvianti, assolutistiche e prive di solide basi scientifiche».

L’esposto all’Antitrust

Tra i primi ad accorgersi dei potenziali pericoli connessi a Yuka Confagricoltura che già nel 2022 propose un esposto all’autorità antitrust. Nel corso del procedimento, l’Autorità ha rilevato criticità nel carattere assoluto e semplicistico dei giudizi espressi da Yuka, e riguardo alla scarsa chiarezza del metodo di valutazione che non è mai stato approvato da alcuna autorità sanitaria. Il procedimento fu chiuso dopo l’impegno di Yuka a modificare la app, in modo da evitare toni allarmistici e giudizi assolutistici che non tengono conto dello stile di vita del consumatore e dei suoi bisogni alimentari. «Sarebbe interessante – conclude Mascarino – rivalutare oggi se Yuka ha tenuto fede a questi impegni. A noi sembra che i toni siano ancora allarmistici e soprattutto i giudizi continuino ad essere fuorvianti perché raggiunti in assenza di riferimenti scientifici chiari e verificabili».

Pubblichiamo la rettifica dell’azienda.

“Nell’articolo L’app Yuka come il Nutriscore: «penalizza l’agroalimentare italiano» pubblicato il 17 marzo 2026 su Il Sole 24 Ore, viene falsamente affermato che l’applicazione Yuka diffonderebbe informazioni “prive di solide basi scientifiche” e che, nonostante gli impegni assunti davanti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nel 2022, i suoi “i giudizi continuino a essere fuorvianti perché raggiunti in assenza di riferimenti scientifici chiari e verificabili.”

Tali affermazioni sono false, in quanto la valutazione di Yuka si basa, per la parte nutrizionale, sul Nutri-Score, oggetto di oltre 150 pubblicazioni scientifiche che ne confermano la validità dell’algoritmo e i benefici nel migliorare la salute dei consumatori. La parte della valutazione relativa agli additivi si fonda anch’essa su numerosi studi scientifici di riferimento, analizzati dal nostro team scientifico e citati direttamente nell’app, ed evidenzia potenziali effetti negativi di additivi autorizzati sul mercato europeo.

È inoltre inaccurato lasciare intendere che Yuka non rispetti gli impegni presi davanti all’AGCM nel 2022, quando tali impegni sono stati e continuano a essere scrupolosamente rispettati. Tutti i riferimenti scientifici su cui si basa la valutazione di Yuka sono chiaramente identificabili e verificabili, in piena trasparenza.

Queste affermazioni, che suggeriscono l’assenza di basi scientifiche, mettono seriamente in discussione la credibilità dell’applicazione, nonostante il nostro obiettivo sia proprio quello di rendere accessibili ai consumatori i dati scientifici esistenti”.

Louise Dacarsine

Responsabile legale Yuka

La replica dell’autore

Yuka conferma di utilizzare il sistema Nutriscore, che è stato duramente contestato dall’Italia e da altri partner comunitari, non è stato validato da alcuna autorità comunitaria sovranazionale ed escluso dalla Commissione tra i riferimenti della futura etichettatura nutrizionale europea.

G. d. O.

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