Compagnie aeree

L’anno nero degli aerei: previste perdite per 148 miliardi di dollari

Secondo gli analisti di BofA impatti più gravi della crisi Covid. Aumenti del 20% dei biglietti aerei per compensare i costi

di Mara Monti

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Cancellazioni di voli, riduzioni di capacità, tariffe più elevate e l’introduzione di supplementi carburante per mitigare parzialmente l’aumento dei costi del carburante, fino all’ultimo peggiore incubo: il razionamento del carburante che potrebbero mettere a rischio i voli estivi, la stagione più importante per le compagnie aeree.

Una crisi più grave della pandemia

È il nuovo cigno nero che il settore del trasporto aereo si trova ad affrontare dopo quello del Covid che lasciò a terra migliaia di aerei e ci vollero anni per recuperare. Di fronte a questa nuova crisi, con il pericolo di razionamento del carburante che si aggiunge come nuova variabile impazzita, gli impatti potrebbero essere ancora più gravi di quelli già vissuti nel corso della pandemia.

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Tra le banche d’affari cominciano a circolare le prime stime sui bilanci delle compagnie aeree e il segno è opposto rispetto alle previsioni di inizio anno. «Stiamo già assistendo ai primi segnali di difficoltà» dicono gli analisti di Bank of America nell’ultimo report sul settore «Jet fuel and profitability risks»: con tutte le cautele del caso, gli analisti mettono nero su bianco che quest’anno la perdita a livello globale potrebbe toccare 148 miliardi di dollari: «Per fare un confronto, la peggiore perdita annuale registrata nei 25 anni da quando la IATA ha monitorato il settore, è stata di 111 miliardi di dollari nel 2020», appunto l’anno del Covid.

Non erano queste le premesse con cui la Iata, l’associazione delle compagnie aeree aveva aperto l’anno prevedendo un utile operativo per il 2026 a 72,8 miliardi di dollari, sulla base di prezzi del carburante per aerei di 88 dollari al barile e una crescita dei passeggeri del 4,9 per cento. Peccato che nel frattempo il prezzo del carburante al barile sia salito oltre il 100% a 150-200 dollari al barile superando quello del petrolio a causa del conflitto in Medio Oriente che ha chiuso lo Stretto di Hormuz.

Biglietti in aumento del 20% per compensare i costi

«Più a lungo persiste la crisi, più difficile diventa per le compagnie aeree assorbire costi elevati senza ripercussioni più ampie su domanda, capacità e redditività», scrivono gli analisti. I quali si spingono a dire che «il settore dovrebbe aumentare i prezzi di circa il 20% per riportare l’EBIT al punto di pareggio se i prezzi del carburante rimanessero il doppio dei livelli del 2025».

Uno scenario che difficilmente migliorerebbe anche se il conflitto in Medio Oriente dovesse finire domani, perché le conseguenze sarebbero di lungo termine, una sfida molto più complicata rispetto alla crisi Covid.

Gli analisti di Commerzbank sono espliciti: «Nel nostro scenario base, in cui assumiamo che la guerra finisca in tarda primavera e pertanto ci aspettiamo che i prezzi tornino a scendere, i prezzi del diesel e del carburante per aviazione risulterebbero comunque significativamente più alti alla fine dell’anno rispetto a prima dell’inizio della guerra».

IL PREZZO DEL CARBURANTE PER AEREI SCHIZZA ALLE STELLE

L’aumento del prezzo del carburante per aerei ha superato gli incrementi del prezzo del petrolio dall’inizio della guerra con l’Iran

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L’incognita della domanda per viaggi

Un cambio di prospettiva che ha imposto alle compagnie di rivedere i piani per l’anno in corso dopo avere chiuso il 2025 da record per il settore con il traffico che era rimbalzato del 9% in più rispetto alla pandemia, nonostante i problemi per la consegna degli aerei.

Ora gli aumenti dei prezzi dei biglietti necessari per compensare il costo del carburante potrebbero avere un impatto sulle disponibilità dei consumatori che devono fare i conti con l’aumento delle bollette e decidere di tagliare la spesa discrezionale, limitando la crescita dei viaggi aerei.

Le low cost aumentano i voli per l’Italia

Per difendersi da questa onda anomala, oltre all’aumento dei prezzi dei biglietti, le compagnie aeree hanno un’altra arma la riduzione dei voli e lo spostamento di capacità da un paese. Secondo gli analisti di Ubs, compagnie low cost come easyJet e Ryanair per l’estate stanno spostando capacità in Italia, Spagna e Regno Unito, mentre Wizz Air la più esposta tra le low cost al Medio Oriente sta tagliando i voli verso questa area, spostandosi verso l’Europa. Lufthansa e Air France-KLM, invece, dopo avere ridotto la capacità verso il Medio Oriente, ora stanno riducendo la capacità i voli interni e verso l’Asia, lasciando inalterati quelli verso gli Stati Uniti.

Ipotesi razionamento per il cherosene

La crisi all’inizio era concentrata principalmente sull’aumento dei costi per poi spostarsi alla mancanza di carburante, se non verrà riaperto lo stretto di Hormuz da cui passa il 30% del jet fuel. A questo punto il razionamento del carburante è una possibilità come ha ventilato il commissario europeo all’energia Dan Jorgensen in una intervista all’FT. La regione del Golfo non è solo un importante produttore di petrolio greggio e gas naturale, ma anche un fornitore di prodotti petroliferi raffinati, inclusi i distillati medi come il carburante per aerei dal momento che in Europa la capacità di raffinazione del cherosene per aerei è diminuita.

La stessa Agenzia Internazionale dell’Energia aveva sottolineato che i mercati globali dei distillati medi erano già in tensione rispetto ad altri prodotti raffinati, con una limitata capacità di raffinazione di riserva al di fuori della regione per compensare un’interruzione prolungata dell’offerta. E questa crisi lo sta dimostrando.

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