L’aeroporto di Bologna punta sull’ampliamento dello scalo
di Vittorio Carlini
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Portare avanti il programma dell’ampliamento del terminal. È tra le priorità di Aeroporto di Bologna (AdB). Il progetto definitivo, a ben vedere, ha ricevuto l’ok da parte dell’Enac. A breve è previsto l’avvio della “Conferenza dei servizi” e, con molta probabilità, nel 2019 dovrebbe arrivare il nulla osta sul progetto esecutivo da parte dell’Ente nazionale per l’aviazione civile. Poi nel 2020, seppure fare previsioni implica sempre un’alea, è attesa la gara per i lavori mentre il loro avvio dovrebbe aversi l’anno successivo.
Il programma si inserisce nella strategia di allargamento e efficientamento delle infrastrutture dello scalo felsineo. Un piano che prevede diversi ulteriori interventi. Tra questi: il nuovo parcheggio multipiano; l’allargamento degli spazi di parcheggio per gli aeromobili; la costruzione, in partnership con Dhl, di un edificio-magazzino per il vettore cargo. La società, a sostegno di questi impegni (compreso il terminal) ha previsto tra il 2018 e il 2022 investimenti cumulati fino a 248 milioni. Finora ne sono stati realizzati circa 20 milioni. Cioè: i Capex previsti sull’anno che va chiudendosi. È chiaro che nei futuri esercizi ci sarà l’accelerazione degli esborsi. In particolare dopo il 2019.
La tempistica
Ciò detto proprio rispetto all’intervento sull’aerostazione va rilevato che i tempi sono slittati in avanti. Il ritardo sulla tabella di marcia è di circa un anno. Si tratta di una situazione che fa storcere il naso all’investitore il quale si domanda se questo fatto non comporti un rischio per la crescita di AdB. La società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, rigetta la preoccupazione. L’espansione del terminal, spiega il gruppo, a fronte dell’incremento del traffico è un’operazione considerata necessaria e da realizzare. Il ritardo, indica AdB, è imputabile anche e soprattutto a passaggi burocratici dove, seppure tutte le realtà coinvolte sono convinte del ruolo strategico dello scalo, la società può solamente svolgere l’attività d’impulso dell’iter amministrativo. Ciò detto AdB, ricordando che gli investimenti sono comunque modulati in funzione dell’andamento del traffico dei passeggeri, non vede alcun particolare problema sul tema in questione.
I vari tipi di ricavi
Ma non è solo una questione di ampliamento delle infrastrutture. È rilevante anche la dinamica della ripartizione dei ricavi. Questi si dividono in due tipologie: “non aviation” e “ aviation”. I primi comprendono diverse attività: dalla gestione dei parcheggi alla pubblicità fino alle sub concessioni per la gestione di attività commerciali. I secondi invece, sono legati all’uso dello scalo da parte delle compagnie aeree e dei passeggeri cui scaturiscono varie forme d’incasso: dai corrispettivi per la sicurezza fino ai diritti d’approdo, partenza, sosta, rifornimento e imbarco. Orbene: il peso dell’ “aviation” sul fatturato è circa il 60% mentre il restante 40% è appannaggio del “non aviation”. Si tratta di una divisione destinata, nel medio periodo, a restare tale? La società risponde positivamente.
Differente, invece, la situazione a livello di redditività. Qui, al 30 settembre scorso, il 56% dell’Ebitda è stato generato dal “non aviation” e il restante dall’ “aviation”. Quest’ultima area, rispetto ai dati di un anno prima, ha incrementato la sua incidenza sul Mol. Si tratta di un andamento dovuto anche, e soprattutto, alla ri-negoziazione contrattuale realizzata da AdB con le compagnie aree. Il grosso dell’impegno, e del miglioramento, è alle spalle. Adesso l’obiettivo, al netto della continua ricerca di maggiori marginalità, è consolidare nel medio periodo la più alta redditività raggiunta.
Già la redditività raggiunta. È ovvio che una spinta alla creazione di ricchezza, oltre che all’efficienza e alla continua ricerca del giusto mix tra “low cost” voli business, si avrà con il nuovo terminal. Nel frattempo, però, AdB tenta di sfruttare al meglio l’esistente, anche sul fronte dei ricavi “non aviation”. Così il gestore dello scalo punta ad incrementare i ricavi unitari per utente. Come? Ad esempio abbinando servizi al pagamento del biglietto per il parcheggio. Oppure attraverso la stipula di contratti con i sub concessionari retail dell’aerostazione che prevedano maggiori introiti per AdB a fronte dell’incremento dei passeggeri in transito.
Il traffico
Quest’ultimi, va ricordato, sono stati caratterizzati da una dinamica positiva negli ultimi anni. E anche per la fine del 2018 le previsioni sono al rialzo: AdB stima il traffico passeggeri nel suo scalo in aumento di circa il 3% rispetto al 2017. Ciò detto, tuttavia, da un lato deve ricordarsi che l’incertezza sui mercati finanziari si è in larga parte trasferita sull’economia reale; e dall’altro che, anche in seguito alla guerra commerciale voluta dagli Usa contro la Cina, le stime sulla crescita globale sono state riviste al ribasso. Con il che può esserci il dubbio in merito al futuro andamento del traffico passeggeri e al business di Aeroporto di Bologna. La società rigetta la considerazione. AdB sottolinea, in primis, che nei passati periodi di recessione lo scalo è comunque cresciuto. Si tratta di una dinamica agevolata anche dalla posizione geografica dell’aeroporto in grado di attrarre sia traffico di tipo business che turistico. Un appeal, dice la società, che è ulteriormente migliorato grazie al binomio aria-ferro. Vale a dire: il collegamento tra lo scalo aereo e la fermata di Bologna dell’Alta velocità che, nel 2019, diverrà operativo con una navetta automatizzata (“people mover”). Oltre a ciò, ricorda AdB, c’è stato da tempo, anche grazie all’espansione delle compagnie “low cost”, il disallineamento tra il trend dei passeggeri e quello del Pil. Di conseguenza Aeroporto di Bologna dice che non esistono particolari problemi per il suo scalo a fronte del prospettato rischio di rallentamento globale dell’economia.



