JPMorgan Chase, il business diversificato difende la redditività
La presenza i vari settori, dalle carte di credito al mercato dei capitali, rende l’attività più resistente. L’incognita delle nuove regole per Basilea III
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Da una parte le aspettative del mercato. Dall’altra la diversificazione, e resistenza, del business. Sono tra gli angoli visuali da cui può analizzarsi l’attività di JPMorgan Chase.
Il conto economico
Il gruppo bancario statunitense, di recente, ha pubblicato i dati trimestrali. Ebbene: proprio i conti aziendali rappresentano un evento utile per cogliere la rilevanza delle attese degli investitori e dell’impatto di queste sulla società (soprattutto in Borsa). L’istituto di credito guidato da Jamie Dimon, nel terzo quarter del 2024, ha riportato numeri contabili caratterizzati da direzioni opposte. I ricavi sono aumentati mentre la redditività è calata. In particolare la prima riga di conto economico (le cosiddette “revenue managed”) è salita a 42,65 miliardi di dollari, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’utile netto, invece, si è attestato a 12,9 miliardi. Il valore implica la discesa del 2% (sempre rispetto ad un anno prima) ed è conseguenza soprattutto del balzo (+125%) degli accantonamenti per perdite sui crediti (3,1 miliardi di dollari).
Le aspettative
Si tratta di numeri che - ad una prima sommaria visione - potrebbero non impressionare troppo il risparmiatore. Principalmente a causa della discesa dei profitti. Sennonché - ecco che entrano in gioco le aspettative - il mercato era in attesa di numeri peggiori. Il consensus in primis prevedeva l’utile netto più in basso a quota 11,57 miliardi di dollari. Inoltre -a livello di ricavi - il margine d’interesse, voce contabile essenziale nel conto economico di una banca, è risultato di 23,5 miliardi (+3%) a fronte dei 22,7 miliardi previsti dagli analisti. Insomma: l’istituto di credito è riuscito a sorprendere gli operatori e, di conseguenza, il titolo è balzato in borsa. Nel giorno della pubblicazione della trimestrale JPMorgan Chase è salito del 4,4%. Vero! Nella seduta successiva il titolo ha leggermente ritracciato (-0,36%). E, tuttavia, non può negarsi che l’incremento giornaliero - per un settore maturo quale quello finanziario - è importante.
Si dirà: non c’è nulla di strano, così accade normalmente. La realtà è più complicata. Nel recente passato è accaduto -soprattutto nell’ambito delle azioni hi tech legate all’Intelligenza artificiale - che aziende contraddistinte da ricavi e redditività in forte rialzo (Nvidia) fossero punite dagli investitori. Il motivo? I numeri erano leggermente discrepanti (in negativo) rispetto alle attese degli operatori. Una piccola defaillance la quale, però, non viene lasciata passare. Certo: nei comparti ad alta crescita, da un lato, il mercato - in particolare quando il titolo ha corso parecchio - coglie sempre ogni occasione per portarsi a casa la plusvalenza; e, dall’altro, i modelli di valutazione sono immediatamente ri-tarati sulle nuove prospettive. E, tuttavia, il valore operativo del consensus - nel momento in cui le Borse statunitensi viaggiano sui massimi - è ben visibile. Così come è sotto gli occhi di tutti che il medesimo meccanismo si è concretizzato alcuni giorni fa riguardo alle trimestrali di altre banche Usa. Un esempio? Bak of America (BofA). L’istituto ha visto la redditività netta scendere del 12%. In particolare, l’utile per azione è stato di 81 centesimi (a fronte dei 90 centesimi di un anno prima). Ciononostante, visto che le previsioni raccolte da FacSet indicavano 76 centesimi, BoFA in Borsa è salita dello 0,55%. Differente - va sottolineato - il comportamento di Citigroup. Il gruppo guidato da Jane Fraser - seppure anche lui con i profitti in ribasso ma meno delle stime - è scivolato a Wall Street del 5,15%. Un caso che spoglia le stime di mercato sui conti del vestito di market mover? La risposta è negativa. Citigroup è impegnata in un importante piano di trasformazione. Quindi, nel caso in oggetto, il risparmiatore deve tenere in conto - come dovrebbe fare sempre - della singola storia aziendale.
I multipli di Borsa
Già, la singola storia aziendale. Quella in Borsa di JPMorgan Chase narra di un titolo che, secondo il teminale Bloomberg e al 16/10/2024, negli ultimi sei mesi ha guadagnato il 24,1% (+25,6% il total return). Nel biennio, invece, l’andamento semplice e quello con il dividendo re-investito fa segnare un rialzo rispettivamente del 93 e 13,5%. In un simile contesto non stupisce troppo che - in linea di massima - l’istituto di credito abbia multipli più alti dei concorrenti. Non tanto rispetto al rapporto tra prezzo e utile. Qui il P/e prospettico sul 2024 di Dimon&Co è di 12,4 volte. Vale a dire: più, o meno, in linea con quello di Wells Fargo (11,85) o di BofA (12,9). Differente, invece, il discorso riguardo al “Price to Book vale”. In questo caso il rapporto tra prezzo e capitale proprio di JPMorgan Chase (sempre proiettato su fine anno) è di 1,9 volte mentre Wells Fargo e BofA vantano rispettivamente i valori di 1,26 e 1,18. Vero! Si parla sempre di dati contenuti. E, però, il risparmiatore deve considerare i diversi livelli di valutazione.



