Credito

JP Morgan riduce i prestiti al settore del private credit

Il ceo Dimon ha annunciato agli investitori i nuovi criteri di prudenza nei crediti. Nuovi segnali di frenata del settore dopo l’ondata di richieste di rimborso. private credit gestisce masse per oltre 2mila miliardi di dollari

di Laura Cavestri

L’headquarter di JP Morgan Chase & Co. a New York City May 20, 2015.

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Criteri più rigidi per i finanziamenti concessi al private credit, soprattutto, alle società di software, più vulnerabili alle sfide e all’impatto dell’intelligenza artificiale. Con questa motivazione, la banca statunitense JP Morgan ha deciso di abbassare il valore in portafoglio di alcuni prestiti riferibili a gruppi di credito privati. Come scritto peraltro dal Financial Times, che ha dato per primo la notizia.

I precedenti

La rivalutazione dei prestiti non avviene spesso, ma questa non è la prima volta che la banca la effettua, ha sostenuto una fonte citata dal quotidiano britannico. Il credito privato si riferisce ai prestiti erogati da istituti di credito non bancari in genere a debitori più rischiosi o ad aziende che finanziano grandi acquisizioni. Sebbene questi prestiti possano essere erogati rapidamente e siano rivolti a soggetti – troppo rischiosi da finanziare per le banche - le crescenti preoccupazioni sulla qualità del credito e l’esposizione alle aziende di software vulnerabili all’impatto dell’intelligenza artificiale stanno rallentando un mercato sino ad ora in rapida crescita.

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Quest’anno il settore ha assistito a un’ondata di richieste di rimborso da parte degli investitori a causa dei timori di potenziali insolvenze da parte delle aziende di software.

Così, nei giorni scorsi, durante la conferenza sulla finanza a leva, organizzata dalla banca, il ceo di JP Morgan, Jamie Dimon, ha dichiarato agli investitori che la banca sta adottando maggiore prudenza nel concedere prestiti nel comparto software. E sempre la scorsa settimana, BlackRock ha dichiarato di aver limitato i prelievi da un importante fondo obbligazionario dopo un’impennata di richieste di rimborso, mentre Blackstone ha rivelato che il suo fondo di credito privato ha dovuto affrontare un’impennata di prelievi nel primo trimestre.

L’allarme private credit era già risuonato, circa tre settimane fa, con la sospensione dei riscatti di alcuni fondi da parte di Blue Owl (società che opera nel private market, cioè finanzia le aziende con capitale privato raccolto dagli investitori, molte delle quali appartenenti al tech per le grandi potenzialità di crescita). Blue Owl si era trovata a far fronte a richieste di liquidazione delle quote da parte degli investitori in fase di avversione al rischio. Subito si erano sollevati timori di un effetto domino, anche per gli intrecci tra le società coinvolte, come accadde nel 2008 con i mutui subprime, quando si propagarono insolvenze a catena.

I problemi sono iniziati con la paura che l’intelligenza artificiale renda obsoleta l’attività di queste aziende. Ma anche altre criticità, come i dazi, per alcuni settori o Paesi, così come gli effetti dei conflitti su certi quadranti geopolitici possono indurre a criteri più stringenti, da parte delle banche, verso i crediti privati, più rapidi ma anche più rischiosi.

I numeri del credito privato

Il private credit gestisce masse stimate in oltre 2mila miliardi di dollari, che salirebbero secondo le ultime stime a 3.350 miliardi nel 2028. La maggior parte (il 65% circa) di queste attività è concentrata negli Stati Uniti, dove per un differente utilizzo della leva si concentrano i rischi del settore, mentre l’Europa, con un business che non registra le criticità americane, ne conta meno di un terzo (550 miliardi).

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