JP Morgan, il motore è la diversificazione. Focus sul rischio credito
L’istituto ha più che controbilanciato con investment banking e ricavida trading la frenata sui mutui. Pressing sui costi. In Borsa multipli elevati
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La diversificazione. Una condizione, in finanza, che da un lato ha valenza positiva perché consente di ridurre, e controbilanciare, i rischi; e che, dall’altro, è difficile da realizzare. Soprattutto, con riferimento al business aziendale.
Le aree d’attività
Ebbene: JP Morgan Chase è uno dei casi in cui l’articolazione dell’attività pare - a detta di diversi analisti - per l’appunto un atout. La riprova? La offre l’andamento del peso delle varie aree di business sui ricavi. Secondo il terminale Bloomberg, la Consumer & Community Banking (Ccb) nel 2022 valeva circa il 42% del giro d’affari. Nel 2023 l’incidenza è leggermente calata e, lo scorso esercizio, si è assestata al 40,27%. La Commercial & Investment Bank (Cib), invece, quattro anni fa aveva generato il 46,3% dei ricavi mentre a fine del 2024 è valsa il 39,5% dei medesimi. Infine: l’Asset & Wealth Management (Awm). Quest’ultima divisione, sempre in chiusura del 2022, era stata contraddistinta dall’incidenza del 13,8% e al 31/12/2024 ha prodotto il 12,1% dei ricavi. Insomma: a prescindere dal puntuale trend dei pesi delle singole divisioni - rispetto al quale rileva la stessa dinamica del cosiddetto Corporate cui è ricondotto il portafoglio proprio dell’istituto -, i numeri indicano come i segmenti principali siano sufficientemente bilanciati. Certo! Potrebbe obiettarsi: un’articolazione in “sole” tre divisioni non è poi così accentuata. In realtà, il dubbio è impreciso. Alle suddette tre aree, infatti, vengono ricondotte attività diverse. Così, appannaggio del Ccb ci sono, tra le altre cose, i servizi bancari per retail e Pmi quali: conti correnti, depositi, mutui, carte di credito, leasing auto e banking online. Nell’ambito, invece, del Cib possono ricordarsi i business del mercato dei capitali (sia reddito fisso che azionario), i prestiti alle grandi aziende, i servizi (ad esempio la gestione della liquidità delle imprese) e l’intermediazione finanziaria. Alla terza area infine, l’Awm, sono riportate le gestioni patrimoniali e gli investimenti per clienti individuali (importanti) o istituzionali. A fronte di un simile scenario ben si comprende - quindi - perché vari analisti considerano l’articolazione di JP Morgan un aspetto positivo della medesima.
I dati trimestrali
La condizione descritta, a ben vedere, è stata confermata negli stessi dati del terzo trimestre del 2025. L’istituto, in generale, ha riportato ricavi e redditività in rialzo. La prima riga di conto economico ha raggiunto quota 46,43 miliardi di dollari, in rialzo del 9% rispetto allo stesso periodo del 2024. L’utile per azione (Eps) diluito è stato di 5,07 dollari a fronte dei 4,37 realizzati un anno prima. In entrambi i casi i numeri sono risultati superiori alle attese del mercato. Non solo. La banca guidata da Jamie Dimon ha indicato che, sull’intero 2025, il margine d’interesse dovrebbe assestarsi intorno a 95,8 miliardi mentre, sul 2026, il Net interest income - al netto dei proventi da mercato - è atteso intorno ai 95 miliardi (92,2 la previsione sull’esercizio in corso). In un simile contesto il titolo ha reagito positivamente in Borsa, guadagnando il 2,3% nella seduta di pubblicazione dei numeri.



