Johnson & Johnson: spinta sull’oncologia. L’incognita dei dazi
Primo trimestre oltre le stime: la diversificazione di prodotto contro il rischio recessione. Il nodo della concorrenza dei farmaci biosimilari
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Proseguire la spinta in settori fondamentali quali l’oncologia. Poi: contrastare, anche e soprattutto attraverso l’innovazione tecnologica, la concorrenza (ad esempio dei biosimilari). Infine: gestire - con gli stessi investimenti sulla base produttiva - il rischio dei dazi. Sono tra i focus di Johnson & Johnson a sostegno del business.
Oggetto sociale
Già, il business. Il colosso biotecnologico e farmaceutico divide il giro d’affari essenzialmente in due aree: l’Innovative medicine e il MedTech. Appannaggio della prima area (13,87 miliardi di dollari di ricavi nel primo trimestre del 2025) ci sono la realizzazione e vendita di farmaci per malattie complesse e croniche. Il segmento, a sua volta, comprende vari sotto settori: dall’oncologia (5,68 miliardi) all’immunologia (3,7 miliardi) fino alle neuroscienze (1,65 miliardi di fatturato sempre nel primo quarter dell’anno) e le malattie infettive (0,8 miliardi). La seconda area (8 miliardi), invece, progetta e vende dispositivi medici e strumenti chirurgici in senso lato. Qui esistono quattro sotto segmenti. In primis può ricordarsi la Chirurgia (2,4 miliardi di vendite tra gennaio e marzo) cui sono ricondotte le tecnologie usate durante gli interventi, sia in sala operatoria che in ambito ambulatoriale. Poi c’è il fronte dell’Ortopedia che ha generato 2,2 miliardi di dollari. Infine: da un lato, esiste il mondo del Cardiovascolare (dagli stent fino alle pompe cardiache); dall’altro, il fronte dell’Oftalmologia (Vision) dove sono presenti soluzioni quali lenti a contatto e strumenti per la chirurgia oftalmica.
I risultati
Ebbene: nel primo trimestre del 2025 la multinazionale ha visto sia i ricavi che la redditività salire. Il fatturato consolidato è arrivato a 21,89 miliardi, in rialzo del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente (+4,2% al netto delle valute transazionali). L’utile netto per azione rettificato (Eps), dal canto suo, è risultato di 2,77 dollari (erano stati 2,71 un anno prima). In entrambi i casi i numeri di conto corrente sono stati superiori alle stime di consensus.
Al di là di ciò, il gruppo ha indicato la guidance sul 2025. Rispetto ai ricavi operational, le stime - considerando l’effetto accrecsitivo dell’acquisizione di Intra Cellular Therapies (Itci) - sono salite, portando l’incremento atteso tra 3,3 e 4,3% (era tra 2,5-3,5 a gennaio). Le previsioni sul rialzo dell’Eps adjusted operational, invece, sono state portate - sempre in scia allo shopping di Itci che qui ha però un effetto diluitivo - tra 5,2 e 7,2% (erano tra 7,7 e 9,7% a gennaio). Stabile, infine, la guidance sull’Adjusted Eps reported.
Il rischio dazi
A fronte di un simile mix di numeri, la Borsa ha reagito debolmente. Il titolo ha ceduto lo 0,48%. Vero! Da inizio anno Johnson & Johnson è in rialzo dell’8,8% (+9,75% il total return) mentre Wall Street cede il 10,18%. Il segno che, nei giorni di maggiore parossismo dell’S&p 500, l’azienda - tenendo fede alla natura più stabile del mondo pharma - ha avuto maggiore forza relativa rispetto al mercato. Ciò detto, però, gli investitori si sono interrogati su alcune questioni.



