Italgas gioca la carta della rete intelligente nella transizione verde
Nel primo semestre ricavi e redditività in rialzo. Focus su innovazione ed efficienza energetica. Il nodo dei ritardi sulle gare per le concessioni del gas
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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Al fine di comprendere le strategie di un’azienda un angolo visuale può darlo il piano d’impresa. In particolare tra i suo mille grafici ce n’è sempre qualcuno con un valore segnaletico maggiore. Così è anche per Italgas.
Gli investimenti
Il business plan 2021-2027, va sottolineato, non considera la recente operazione in Grecia del gruppo su Depa. Al di là di ciò resta comunque utile guardare alla tabella della distribuzione dei Capex complessivi previsti nell’arco di piano (7,9 miliardi alla presentazione del business plan nel giugno 2021). Di questi, 5,2 miliardi sono appannaggio dell’attuale perimetro della rete di distribuzione del gas. Altra parte, più limitata ma strategicamente rilevante, è indirizzata, da un lato, verso l’espansione del network attraverso M&A e sviluppo; e, dall’altro, sulla diversificazione del business (in particolare l’efficienza energetica e il ciclo idrico). Infine 2,2 miliardi sono da ricondursi alle attese aste sugli Atem. A fronte di simili numeri è chiaro che Italgas, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, indirizza importanti esborsi verso la rete: sia sul fronte della manutenzione che, soprattutto, su quello della sicurezza ed aggiornamento tecnologico.
La digitalizzazione
Un particolare sforzo riguarda la digitalizzazione: qui sono stimati circa 1,4 miliardi di Capex. Di cosa si tratta? La strategia è quella di dotare l’infrastruttura di una componentistica in grado di emettere, ricevere ed elaborare (anche autonomamente) informazioni. Un ecosistema di dati che, via via implementato, agevola molteplici attività: dal trasporto dei gas rinnovabili (ad esempio il biometano) alla più efficace gestione del network fino all’amministrazione di attività ad esso connesse (tra le altri i cantieri) e il controllo delle emissioni o riduzione delle perdite. Insomma: non più solamente l’introduzione dei contatori “smart” (ne mancano circa 200.000 alla prima completa sostituzione). Bensì la realizzazione di una network cosiddetto “intelligente”. Ciò detto: quale lo stato dell’arte del progetto? Il gruppo indica che il programma procede con coerenza. Così, rispetto alla “digitization” dei sistemi di riduzione di pressione, al 31 agosto 2021 ne sono stati installati circa 2.900 a fronte del target di 3.900 per fine anno; i nuovi impianti digitali a fondo rete - che consentono di misurare la pressione del gas fornita al cliente e quindi l’energia erogata al medesimo - sono invece arrivati (sempre al 31/8/2021) a quota 1.100 (2.200 l’obiettivo a fine 2021). I meccanismi, infine, di monitoraggio degli odorizzanti e qualità del gas (nella futura prospettiva anche del controllo di quelli rinnovabili) sono a quota 120 (il target è 200).
Rinnovamento della rete
Ma non è solo la digitalizzazione. Altro focus importante, per quanto strettamente connesso alla “digitization”, è la riprogrammazione, aggiornamento e miglioramento della rete esistente. Qui sono stimati, sempre nell’arco di piano, Capex per circa 3,1 miliardi. Sul fronte in oggetto c’è, tra le altre cose, l’evoluzione, tramite la nuova sensoristica integrata alla pipeline, della manutenzione da tradizionale a predittiva. Non solo. È prevista l’estenzione della rete (con i nuovi stardard tecnologici) negli Atem già aggiudicati a Italgas. Vale a dire: Belluno, Valle d’Aosta, Torino 1 e Torino 2. Inoltre, legato alla stessa digitalizzazione, deve ricordarsi il progressivo sviluppo del network in quel di Sardegna. Nell’isola, peraltro, Italgas sta realizzando un progetto sull’idrogeno verde. Il programma, in fase autorizzativa e che dovrebbe diventare operativo nel 2022, prevede l’autoproduzione di energia da fonte rinnovabile, un elettrolizzatore (in grado di produrre ossigeno e idrogeno partendo dall’acqua) e una sezione di “metanazione” per la trasformazione dell’idrogeno in gas naturale sintetico. Quest’ultimo, poi, sarà immesso nei tubi.
La transizione energetica
Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complicata. Gli impegni descritti sono realizzati all’interno della cosiddetta “transizione energetica” la quale si basa, anche, sugli obiettivi indicati dall’Unione Europa (ad esempio l’emissione zero al 2050). Va detto che, secondo alcuni esperti, questo processo (sempre che si raggiungano gli obiettivi) dovrebbe implicare una minore rilevanza del gas e il maggiore focus su elettrificazione dell’economia e altre fonti rinnovabili. Vale a dire: il ruolo del gas non sarebbe centrale. La società rigetta la considerazione ed invita ad un’analisi meno superficiale. Nel momento in cui, viene spiegato, il sistema energetico si basa sempre di più su fonti rinnovabili, che non sono di per sé programmabili, è necessario, per garantire la sicurezza e flessibiltà della fornitura energetica, la presenza di un’infrastruttura quale quella del gas. Una struttura che, dice sempre il gruppo, ad esempio attraverso l’idrogeno verde potrà raccogliere un eventuale surplus di energia, in un momento di picco, per offrirlo e trasportarlo dove necessario.




