Lettera al risparmiatore

Italgas gioca la carta della rete intelligente nella transizione verde

Nel primo semestre ricavi e redditività in rialzo. Focus su innovazione ed efficienza energetica. Il nodo dei ritardi sulle gare per le concessioni del gas

di Vittorio Carlini

Italgas Reti: "Il metano e' utile fin da subito per decarbonizzazione"

5' di lettura

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Al fine di comprendere le strategie di un’azienda un angolo visuale può darlo il piano d’impresa. In particolare tra i suo mille grafici ce n’è sempre qualcuno con un valore segnaletico maggiore. Così è anche per Italgas.

Gli investimenti

Il business plan 2021-2027, va sottolineato, non considera la recente operazione in Grecia del gruppo su Depa. Al di là di ciò resta comunque utile guardare alla tabella della distribuzione dei Capex complessivi previsti nell’arco di piano (7,9 miliardi alla presentazione del business plan nel giugno 2021). Di questi, 5,2 miliardi sono appannaggio dell’attuale perimetro della rete di distribuzione del gas. Altra parte, più limitata ma strategicamente rilevante, è indirizzata, da un lato, verso l’espansione del network attraverso M&A e sviluppo; e, dall’altro, sulla diversificazione del business (in particolare l’efficienza energetica e il ciclo idrico). Infine 2,2 miliardi sono da ricondursi alle attese aste sugli Atem. A fronte di simili numeri è chiaro che Italgas, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, indirizza importanti esborsi verso la rete: sia sul fronte della manutenzione che, soprattutto, su quello della sicurezza ed aggiornamento tecnologico.

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La digitalizzazione

Un particolare sforzo riguarda la digitalizzazione: qui sono stimati circa 1,4 miliardi di Capex. Di cosa si tratta? La strategia è quella di dotare l’infrastruttura di una componentistica in grado di emettere, ricevere ed elaborare (anche autonomamente) informazioni. Un ecosistema di dati che, via via implementato, agevola molteplici attività: dal trasporto dei gas rinnovabili (ad esempio il biometano) alla più efficace gestione del network fino all’amministrazione di attività ad esso connesse (tra le altri i cantieri) e il controllo delle emissioni o riduzione delle perdite. Insomma: non più solamente l’introduzione dei contatori “smart” (ne mancano circa 200.000 alla prima completa sostituzione). Bensì la realizzazione di una network cosiddetto “intelligente”. Ciò detto: quale lo stato dell’arte del progetto? Il gruppo indica che il programma procede con coerenza. Così, rispetto alla “digitization” dei sistemi di riduzione di pressione, al 31 agosto 2021 ne sono stati installati circa 2.900 a fronte del target di 3.900 per fine anno; i nuovi impianti digitali a fondo rete - che consentono di misurare la pressione del gas fornita al cliente e quindi l’energia erogata al medesimo - sono invece arrivati (sempre al 31/8/2021) a quota 1.100 (2.200 l’obiettivo a fine 2021). I meccanismi, infine, di monitoraggio degli odorizzanti e qualità del gas (nella futura prospettiva anche del controllo di quelli rinnovabili) sono a quota 120 (il target è 200).

Rinnovamento della rete

Ma non è solo la digitalizzazione. Altro focus importante, per quanto strettamente connesso alla “digitization”, è la riprogrammazione, aggiornamento e miglioramento della rete esistente. Qui sono stimati, sempre nell’arco di piano, Capex per circa 3,1 miliardi. Sul fronte in oggetto c’è, tra le altre cose, l’evoluzione, tramite la nuova sensoristica integrata alla pipeline, della manutenzione da tradizionale a predittiva. Non solo. È prevista l’estenzione della rete (con i nuovi stardard tecnologici) negli Atem già aggiudicati a Italgas. Vale a dire: Belluno, Valle d’Aosta, Torino 1 e Torino 2. Inoltre, legato alla stessa digitalizzazione, deve ricordarsi il progressivo sviluppo del network in quel di Sardegna. Nell’isola, peraltro, Italgas sta realizzando un progetto sull’idrogeno verde. Il programma, in fase autorizzativa e che dovrebbe diventare operativo nel 2022, prevede l’autoproduzione di energia da fonte rinnovabile, un elettrolizzatore (in grado di produrre ossigeno e idrogeno partendo dall’acqua) e una sezione di “metanazione” per la trasformazione dell’idrogeno in gas naturale sintetico. Quest’ultimo, poi, sarà immesso nei tubi.

La transizione energetica

Insomma, tutto rose e fiori? La realtà è più complicata. Gli impegni descritti sono realizzati all’interno della cosiddetta “transizione energetica” la quale si basa, anche, sugli obiettivi indicati dall’Unione Europa (ad esempio l’emissione zero al 2050). Va detto che, secondo alcuni esperti, questo processo (sempre che si raggiungano gli obiettivi) dovrebbe implicare una minore rilevanza del gas e il maggiore focus su elettrificazione dell’economia e altre fonti rinnovabili. Vale a dire: il ruolo del gas non sarebbe centrale. La società rigetta la considerazione ed invita ad un’analisi meno superficiale. Nel momento in cui, viene spiegato, il sistema energetico si basa sempre di più su fonti rinnovabili, che non sono di per sé programmabili, è necessario, per garantire la sicurezza e flessibiltà della fornitura energetica, la presenza di un’infrastruttura quale quella del gas. Una struttura che, dice sempre il gruppo, ad esempio attraverso l’idrogeno verde potrà raccogliere un eventuale surplus di energia, in un momento di picco, per offrirlo e trasportarlo dove necessario.

Al di là di ciò, però, può ulteriormente obiettarsi che il disallineamento tra domanda e offerta di energia può essere controbilanciato attraverso l’immagazzinamento dei MW nelle batterie. Anche in questo caso, ribatte Italgas, non bisogna credere ai facili slogan. Certo: le batterie saranno utili. E tuttavia, in primis, è l’indicazione, al fine di immagazzinare l’energia necessaria ci sarebbe bisogno di batterie molto grandi. Inoltre, essendo le stesse batterie realizzate con metalli rari, aumenterebbe la dipendenza dell’Italia da quei Paesi che ne sono sono produttori. Infine, sottolinea sempre la società, le battery sono programmabili temporalmente ma non trasportabili. Il che crea un problema nella gestione geografica dell’offerta di energia. Secondo il gruppo, quindi, le infrastrutture del gas, come indicano le stesse stime in Europa al 2050 secondo cui la commodity (ad esempio idrogeno o biometano) conterà per il 20% dei consumi energetici, saranno centrali nella “green transition”.

Il bilancio

Fin qui alcune considerazioni su investimenti e transizione energetica. Il risparmiatore, però, volge lo sguardo al conto economico. Con riferimento a questo aspetto va sottolineato che, nel primo semestre del 2021, la redditività normalizzata è salita rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. L’Ebitda e l’Ebit adjusted sono rispettivamente aumentati del 5,9 e 10%.

Sennonché il risparmiatore, ragionando più sul lungo periodo, realizza il seguente pensiero. Nel Piano d’impresa sono previsti circa 2,2 miliardi di Capex per le gare sugli Atem. Come è noto, tuttavia, le aste sul gas in Italia hanno subito, da anni e per motivi indipendenti dalle società del settore, importanti ritardi. Dal che sorge il dubbio: a fronte della dilazione in oggetto, il rischio è che sia troppo ottimistico considerare questo fattore una leva importante per l’evoluzione del business.

Il gruppo, pure consapevole della situazione, professa ottimismo. Italgas sottolinea di avere ipotizzato sia lo scenario con la realizzazione delle gare sia quello senza le medesime. In questa seconda ipotesi, è l’indicazione, la Rab nel 2027 dovrebbe raggiungere 10,3 miliardi (senza considerare l’impatto della operazione su Depa) mentre i punti di riconsegna arriverebbero a 8,2 milioni (sempre al netto di Depa). Ebbene: la società afferma che si tratta di valori comunque assolutamente soddisfacenti.

Non solo. L’azienda aggiunge una considerazione. Al 2027, come già indicato in sede di presentazione del business plan, le gare pesano per circa il 12% dei ricavi previsti e intorno ai 200 milioni a livello di Ebitda. In conclusione il gruppo, anche nell’ipotesi in cui le aste siano realizzate in tempi più ampi, sottolinea che registrerebbe comunque ottimi margini di crescita.

SEMESTRI A CONFRONTO

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LA DINAMICA DEI RICAVI

Dati in milioni

LA DINAMICA DEI RICAVI

LA DINAMICA DELL'UTILE

Dati in milioni

LA DINAMICA DELL'UTILE

IL DEBITO

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La struttura finanziaria

Infine: la struttura finanziaria. Alla fine del primo semestre l’indebitamento finanziario netto è (compreso l’Ifrs 16) di 4,807 miliardi in rialzo di 70,3 milioni rispetto al 31/12/2020. Il buffer di liquida è pari a 690 milioni. Il rapporto tra indebitamento e Rab a fine 2020, ultimo dato disponibile, era invece di 61,1%. Si tratta di un valore in linea con quanto indicato nel piano d’impresa. L’indicatore, alla fine dell’attuale esercizio, dovrebbe assestarsi (ovviamente senza considerare l’operazione su Depa) intorno al 61% mentre, nel 2027, è previsto a circa il 60%. In generale, poi, il costo del debito lordo è intorno all’1% mentre l’incidenza dell’indebitamento a tasso fisso sul totale è del 98%. In un simile contesto, quindi, l’eventuale variazione (incremento) dei tassi, rebus sic stantibus, ha scarsa rilevanza.

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