Lettera al risparmiatore

Iren, trattative in esclusiva per l’acquisto di 250 Mega Watt nel solare

Per altri 250 Mega Watt fotovoltaici sono stati avviati gli iter autorizzativi. Tra la fine dell’anno prossimo e l’inizio del 2023, le procedure dovrebbero arrivare a conclusione

di Vittorio Carlini

Iren presenta il suo piano industriale decennale da 12.7 miliardi di euro di investimenti

5' di lettura

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Transizione energetica. È tra i contesti in cui si articola, e su cui vuole fare leva, la strategia di espansione di Iren. Una riprova? La nuova spinta sul fronte delle fonti rinnovabili.

L’energia solare

La multiutility, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, punta a realizzare al 2030, come indicato nell’ultimo piano d’impresa, circa 2,2 nuovi Giga Watt dalle Fonti energetiche alternative (Fer). Di questi, 500 Mega Watt sono previsti entro il 2026. Il focus, a fronte della maggiore difficoltà nel costruire impianti eolici in Italia, è soprattutto sul solare. Tanto che l’80% di tutta la nuova energia rinnovabile è da ricondursi ai raggi del sole. In particolare, riguardo alla tabella di marcia, può sottolinearsi che per circa 250 Mega Watt solari nel cosiddetto “brownfield” (impianti esistenti) sono già in corso le trattative in esclusiva e la volontà è di portarle a termine entro il 2022. Rispetto, invece, ad altri 250 Mega Watt fotovoltaici sono stati avviati gli iter autorizzativi. In questo caso la previsione è che, tra la fine dell’anno prossimo e l’inizio del 2023, le procedure dovrebbero arrivare a conclusione.

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IL GRUPPO IREN IN NUMERI

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Gli investimenti

In generale Iren, con riferimento all’intera Business Unit Energia (cui è ricondotta l’attività di produzione), prevede circa 600 milioni d’investimenti cumulati tra il 2021 e il 2024. Questi, poi, salgono al miliardo a fine 2026 per raggiungere quota 2,5 miliardi (sempre a partire dal 2021) nel 2030. La grande parte degli esborsi stimati è indirizzata al mondo delle rinnovabili, considerando anche l’idroelettrico e l’attività di storage. In altre parole: i numeri mostrano l’impegno, anche a fronte del disinvestimento (dal 2026 in poi) degli asset termoelettrici non funzionali al teleriscaldamento, rispetto alle Fer (soprattutto il solare). Energie rinnovabili le quali verranno realizzate prevalentemente in un’ottica “greenfield” (cioè l’M&A finisce un po’ sullo sfondo), essenzialmente in co-sviluppo con partner industriali, prevedendo però anche il supporto di soggetti finanziari che conferiranno equity (seppure di minoranza).

Transizione energetica e costi

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea un aspetto: la cosiddetta transizione energetica, nonostante l’Unione Europea sia molto focalizzata sulla medesima, non sarà assolutamente così lineare. Anzi, l’elettrificazione dei consumi potrebbe concretizzarsi (a causa degli eccessivi costi) molto più lentamente di quanto ipotizzato. Il che può mettere in discussione i target nella BU Energia e, quindi, del gruppo. Iren, pure conscia del tema, non condivide la valutazione. In primis perché, è l’indicazione, l’impegno dell’Ue e dell’Italia, anche finanziario, su questo fronte è concreto. Inoltre perché, aggiunge sempre la società, il recente rialzo dei costi energetici mostra, da un lato, che le fonti rinnovabili, con prezzi inferiori a quelli delle tradizionali, sono ormai efficienti; e, dall’altro, che la maggiore indipendenza energetica dell’Italia passa inevitabilmente dalle stesse renewables. Certo: è necessaria, afferma Iren, la maggiore diffusione di soluzioni per, ad esempio, gestire la loro non programmabilità. E tuttavia la strada è segnata e non si torna indietro. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi: la lentezza burocratica è d’ostacolo, soprattutto in Italia, alla realizzazione di impianti. Vero, ammette la multiutility che tuttavia ribatte: le difficoltà sul fronte autorizzativo sono in realtà un’opportunità. L’azienda ricorda il suo positivo track record nel realizzare nuove strutture. In un contesto di più limitate opportunità, sottolinea Iren, l’offerta di qualità ha dei vantaggi sulla concorrenza. Quindi, è la conclusione, non è visto alcun particolare problema sul tema in oggetto.

Reti e Ambiente

Fin qui alcune considerazioni rispetto alla produzione di energia nelle rinnovabili. Altro focus, tuttavia, riguarda le reti. Anche in questo caso la transizione energetica, unitamente all’evoluzione tecnologica, recita il suo ruolo. Il processo di elettrificazione richiede un network elettrico più articolato e potente. Con il che: da una parte sono necessari rilevanti investimenti (il 17% dei 4,9 miliardi appannaggio della BU Reti e nella distribuzione di MW); e, dall’altra, non stupisce come la Rab organica elettrica, al 2030, sia prevista maggiore rispetto a quella del gas. Ciò considerato, il fronte della distribuzione della commodity azzurra resta importante. Tanto che circa il 18% degli investimenti capitalizzati, sempre nelle reti, è riservato al mondo del gas. Per fare cosa? Ad esempio: migliorare la pipeline, introducendo nuove tubature in grado di accogliere miscele all’idrogeno.

Infine, al di là della continua crescita nel teleriscaldamento, c’è il servizio idrico integrato. Qui, a ben vedere, è previsto il maggiore esborso riguardo al network. Il 50% dei Capex complessivi è, infatti, appannaggio del mondo dell’acqua. Uno sforzo a sostegno sia dello sviluppo organico che della crescita inorganica. Un’espansione quest’ultima la quale, guidata dal focus sulla territorialità, si articola in due piani: il consolidamento di partecipazioni di minoranza e il prendere parte alle gare per le concessioni.

Già, le gare. Il risparmiatore, tornando al gas, rileva che è prevista una crescita della Rab di circa 400 milioni proprio tramite le aste. Certo: il target (tattico) è di lungo periodo. Tuttavia, visti i forti ritardi dell’Italia sul questo fronte, la previsione rischia di essere troppo ottimistica. Iren rigetta l’obiezione. Dapprima, viene sottolineato, il numero di aste cui la società punta è limitato e di queste una è già in corso. Inoltre la multiutility aggiunge che, da una parte, nel recente passato c’è stata comunque un’accelerazione nell’avvio delle gare; e che, dall’altra, il gruppo è attivo su territori dove la burocrazia è in media più efficiente rispetto al resto del Paese. A fronte di ciò Iren, che nei primi nove mesi del 2021 è stata contraddistinta da ricavi (+18,1% rispetto allo stesso periodo del 2020) e redditività (+16% per l’utile operativo) in aumento, dice di non essere preoccupata della questione indicata.

Dalle reti all’ambiente. In quet’area al 2026 sono stimati circa 1,4 miliardi d’investimenti (2,5 miliardi nel 2030). Il focus, oltre che sulla raccolta, riguarda lo sviluppo di filere e infrastrutture. Così un obiettivo è realizzare 2 impianti: uno “Waste to energy” e l’altro “Waste to chemical”. Rispetto all’ultimo, previsto in Liguria, l’avvio dell’iter autorizzativo è stimato nel 2022, con l’entrata in funzione attesa nel 2026. Riguardo, invece, al primo (atteso in Piemonte) la partenza del procedimento autorizzativo è prevista nel 2023 e l’entrata in funzione nel 2026-2027.

Il nodo della salita dei tassi

Sennonché, al di là della BU mercato dove Iren punta sulla qualità dei servizi valorizzando la clientela storica e rimarcando il focus sulla prossimità territoriale, il risparmiatore volge lo sguardo alle dinamiche dei tassi di mercato. Questi, in scia all’inflazione, vanno risalendo. Il che per il settore delle utility, tradizionalmente caratterizzato da più alte leve debitorie, può costituire un problema rispetto alla struttura finanziaria. La multiutility si dice non preoccupata. Iren ricorda che il 97% del suo debito è a tasso fisso. Inoltre, viene aggiunto, l’attuale durata media dell’indebitamento lordo è di 5,7 anni. Quindi, dice il gruppo, non c’è nel breve periodo un tema di rifinanziamento e di rialzo del costo del debito stesso (oggi all’1,7%). Non solo. La società sottolinea che sfrutterà, tra le altre cose, sempre di più le emissioni di green bond. Obbligazioni che, essendo contraddistinte da tassi più bassi di quelli tradizionali, contribuiranno a ridurre il costo dell’indebitamento.

Infine il caro materie prime. Il risparmiatore ricorda il recente rialzo dei prezzi delle commodity. Un trend che, seppure di massima è favorevole nell’attività di vendita dell’energia, può incidere negativamente, ad esempio, sulla produzione della medesima. Iren, anche sul tema in oggetto, professa fiducia. In primis perché, è l’indicazione, la sua politica è di coprire l’80% dei contratti di vendita e acquisto dell’energia stessa. Quindi il trend dei prezzi non crea oscillazioni sulla marginalità coinvolta. Inoltre perché, aggiunge sempre la società, la diversificazione del business compensa le variazioni dei prezzi non coperti. Così è infatti accaduto, ad esempio, con i minori costi dell’idroelettrico rispetto ai più recenti alti oneri che sono stati pagati rispetto al gas. A fronte di ciò quali allora le prospettive della redditività sul 2021? Iren, su questo fronte, conferma 990 milioni di Ebitda e 300 milioni di utile netto.

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L'analisi di Finlabo research

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