Lettera al risparmiatore

Iren, non solo bitcoin: l’Intelligenza artificiale è la nuova scommessa

La società valida le transazioni della criptovaluta e vuole diversificare. Il titolo ha multipli molto alti e resta sensibile alla volatilità dell’asset digitale

di Vittorio Carlini

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La diversificazione è una strategia nota in finanza, finalizzata innanzitutto a ridurre il rischio. Con riferimento invece ai modelli di business è spesso sfruttata per trovare nuove fonti di ricavo e, quindi, di redditività. È il caso di IREN Limited. Il gruppo statunitense, quotato al Nasdaq, ha avviato - da un po’ di tempo - una maggiore articolazione dell’attività. Di cosa si tratta? Per rispondere alla domanda è dapprima necessario ricordare l’oggetto sociale del gruppo.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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L’azienda è principalmente attiva nella cosiddetta “minatura” dei bitcoin. Questa consiste nel gestire centri computazionali in cui vengono utilizzati hardware specializzati (ASIC o GPU) per risolvere complessi calcoli crittografici che consentono di convalidare blocchi nella blockchain del Bitcoin, ricevendo in cambio la ricompensa in token della criptoregina. In particolare, la società ha raggiunto nella prima metà del 2025 una capacità di mining installata di circa 50 EH/s (exahash al secondo) di potenza di calcolo, cifra che la colloca fra i più grandi miner pubblici al mondo. L’efficienza dichiarata è di circa 15 J/TH, grazie all’uso di elettricità a basso costo da fonti rinnovabili e all’integrazione verticale delle infrastrutture.

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STORIA DEI RICAVI

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L’halving

Ciò detto, deve ricordarsi che il business del mining è soggetto a volatilità: prezzo del bitcoin, regolamentazione, costi energetici e competitività sono tutti fattori di rischio. Non solo. Un’ulteriore alea (che spinge alla diversificazione) è - a detta di vari esperti - il cosiddetto halving. Vale a dire: l’evento programmato ogni quattro anni nella rete di Bitcoin. Quando si concretizza, la ricompensa che i miner - compresa IREN - ricevono per aver validato un blocco viene ridotta della metà. L’obiettivo? Quello di limitare la quantità di nuovi token immessi in circolazione, mantenendo la criptovaluta scarsa nel tempo. Con meno bitcoin prodotti, l’offerta cresce più lentamente. L’halving è quindi un meccanismo che contribuisce a preservare - effetto deflattivo - il valore dell’asset digitale nel lungo periodo. L’ultimo halving si è avuto il 19 aprile 2024 e ha comportato la riduzione da 6,25 a 3,125 bitcoin per ogni blocco validato. Ciò detto è chiaro che, quale effetto collaterale, c’è l’impatto sulla redditività dei miners.

Certo! I validatori degli scambi sulla blockchain efficientano l’operatività al fine di sostenere i margini. Ad esempio, sul fronte infrastrutturale, IREN ha firmato un accordo per un collegamento alla rete (grid connection) da 600 MW in Texas, portando il suo hub “Sweetwater” verso una capacità complessiva di 2,75 GW in West Texas. Questo consente di accedere a energia a basso costo e di alta qualità, in un ambiente ideale per la minatura ad elevati volumi e costi contenuti. Ancora. Il gruppo ha puntato su macchinari più efficienti i quali - unitamente alle maggiori economie di scala - hanno l’obiettivo di contenere il costo unitario di estrazione del bitcoin. Sennonché, evidentemente, simili impostazioni non paiono sufficienti alla azienda.

STORIA DELLA REDDITIVITÀ

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La diversificazione

Ecco quindi che il gruppo sta - per l’appunto - sviluppando la strategia di una più ampia diversificazione: accanto al mining tradizionale, è stato attivato il piano per fornire servizi di cloud Artificial intelligence (Ai), infrastruttura per computing ad alte prestazioni (HPC), GPU-cluster e data center di nuova generazione. Già negli ultimi due esercizi il progetto ha iniziato ad avere effetti sul conto economico. Secondo il terminale Bloomberg, nell’anno fiscale 2022 2023 i ricavi rettificati generati dal mondo della nuvola informatica legata all’Intelligenza artificiale erano l’1,6%. Nell’esercizio successivo il peso dell’area in oggetto è salito al 3,3%. Si dirà: percentuali ancora limitate. Vero! E però, da un lato, la velocità d’incremento non è da poco; e, dall’altro, bisogna guardare al costo del venduto (sempre rettificato). Quello riferito al core business della validazione è - nel 2024 - il 99,17% del totale mentre per il cloud AI ci si ferma solamente allo 0,83%. Nel primo quarter del 2025- 2026, poi, il “Cost of revenue” del bitcoin mining è stato di 79,9 milioni a fronte dei 0,7 legati alla nuvola informatica. Detto diversamente: la marginalità che può presumersi sul nuovo business è prevedibilmente maggiore di quella della validazione tradizionale. Così non stupisce la scommessa fatta da IREN sull’AI.

LA LIQUIDITÀ

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L’intesa con Microsoft

Una puntata la quale è confermata dalla recente intesa tra i “minatori” e Microsoft. L’accordo è articolato. In primis, viene previsto che IREN fornisca - nei prossimi 5 anni - al gruppo di Redmond l’accesso a GPU NVIDIA GB300, per un valore complessivo di circa 9,7 miliardi di dollari (comprensivo di un anticipo del 20%). Inoltre, la cripto società si è obbligata ad acquistare - per 5,8 miliardi - da Dell Technologies le GPU e le attrezzature accessorie all’intera operazione. Insomma: se gli anticipi e i flussi di cassa attesi saranno quelli previsti, la partnership dovrebbe sostenere l’attività di IREN. Il mercato, a ben vedere, ha reagito in maniera articolata alla pubblicazione dell’accordo. Dapprima, in scia all’intesa, l’entusiamo - nella seduta del 3 novembre - l’ha fatta da padrone (+11,5%). Il movimento è proseguito e si è rafforzato il 5 novembre, quando il titolo è salito di un ulteriore 14,6%, sostenuto da ricoperture di posizioni corte e attesa di ricavi pluriennali più stabili.

Sennonché - nei due giorni successivi - IREN si è “mangiato” gran parte del descritetto incremento al Nasdaq. Il motivo? Perché gli analisti hanno cominciato a ragionare sul peso degli investimenti necessari per attuare l’accordo e la necessità di ulteriori finanziamenti. In altre parole: all’entusiasmo iniziale per la notizia strategica è seguito un più attento esame degli oneri operativi e del profilo di rischio finanziario.

Gli stessi numeri della trimestrale hanno confermato la necessità di procedere con cautela. IREN ha sì presentato ricavi oltre le stime, ma è stata contraddistinta da una redditività double face. Il gruppo, da una parte, ha postato una perdita operativa; e, dall’altra, ha raggiunto l’utile netto di 384,6 milioni. L’andamento può spiegarsi nel seguente modo: a livello di Operating income hanno pesato -soprattutto - gli ammortamenti dei grandi investimenti per le infrastrutture legate all’AI. Il risultato netto, dal canto suo, è stato invece sostenuto dalla rivalutazione degli strumenti finanziari connessi ai contratti pluriennali di fornitura di GPU e servizi cloud, che hanno generato un provento non realizzato di 665 milioni di dollari. Tale effetto ha più che compensato il peso dei costi operativi, mantenendo l’utile netto in positivo. Insomma: è un esempio di conto economico rappresentativo di un’azienda che va - per l’appunto - mutando pelle. E, di fronte alla quale, il risparmiatore fai-da-te ha l’obbligo di porre molta, molta cautela.

I multipli in Borsa

Anche perché - oltre ad essere un titolo erratico - le azioni di IREN sono contraddistinte da multipli estremamente elevati. Un esempio? Secondo Seeking Alpha il P/e non GAAP sull’esercizio fiscale in corso è di 67,8 volte. Non solo. L’Ev to Sales ratio e l’Ev to Ebitda ratio sono anch’essi superiori a quelli del comparto di riferimento. Vero! In questo periodo diverse società hi tech vantano multipli “non sense” e, nonostante ciò, proseguono al rialzo. E tuttavia, al di là dei tanti allarmi sulla possibile bolla dei titoli legati all’Intelligenza artificiale - è chiaro che un’azienda come IREN non può considerarsi un titolo da cassettista. Dapprima perché i multipli elevati sono - inevitabilmente - anche l’effetto di una corsa non da poco dell’azione medesima: da inizio anno il titolo è salito del 581,8%. E, poi, perché proprio l’avviata trasformazione implica l’alea sull’esito finale.

Il settore

Ciò considerato, deve comunque rimarcarsi che un po’ tutto il settore dei minatori del bitcoin punta al medesima obiettivo. Cipher Mining, ad esempio, ha stretto un accordo decennale da circa 3 miliardi di dollari con Fluidstack - società specializzata in infrastrutture per l’Ai sostenuta anche da Google - per affittare parte della capacità di calcolo proprio a clienti nell’Artificial intelligence. In un simile contesto l’Etf di settore, nel 2025, è cresciuto ben più del bitcoin. Un andamento che - rifacendosi a diverse aziende di validazione - potrebbe attirare l’attenzione. Sempre, però, mantenendo salde due considerazioni. La prima è che - mai come in questi casi - il capitale di rischio deve indurre - prima di sperare nella plusvalenza - a domandarsi: quanto si è disposti a perdere? E la seconda è quella di valutare la propria propensione al rischio.

Il gruppo statunitense IREN non è da confondere con la società italiana multiutility Iren.

Per approfondire

L’andamento del titolo

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