Interpump, dall’M&A la spinta in più ai ricavi. Focus sull’innovazione
Con le acquisizioni incremento aggiuntivo medio annuo del 6,5%. Investimenti sulla base produttiva. L’incognita della frenata dell’economia
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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Da una parte il focus, unitamente alla crescita organica, sulle acquisizioni. Dall’altra la continua spinta sul fronte della ricerca e sviluppo. Il tutto con l’impegno per l’espansione della base produttiva. Sono tra le priorità di Interpump Group a sostegno dell’attività.
Già, l’attività. Il gruppo, di cui La lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, tradizionalmente divide il business in due grandi segmenti. Il primo è il settore cosiddetto dell’Olio. Questo, storicamente il più rilevante per giro d’affari (74,6% dei ricavi al 30/6/2022), comprende la progettazione e realizzazione di vari prodotti: dalle prese di forza alle pompe oleodinamiche fino ai riduttori di potenza e le valvole. Il secondo, invece, è il settore Acqua. Appannaggio di quest’ultimo, contraddistinto da un Ebitda margin maggiore (28,4% contro il 21,8% dell’Olio a fine giugno scorso), ci sono le pompe ad alta e altissimo pressione utilizzate in diverse situazioni: dal lavaggio nei cantieri navali fino al taglio a freddo dei materiali per l’industria. Senza dimenticare, peraltro, la componentistica. Ad esempio, nell’alimentare.
L’innovazione
Ebbene: una priorità, per l’appunto, è l’innovazione di prodotto. Il gruppo, mediamente, investe intorno al 2% del fatturato in Ricerca e sviluppo. Un valore che, peraltro, non comprende l’innovazione realizzata nei progetti co-sviluppati con il cliente. In generale la società, sul fronte in oggetto, punta alla realizzazione di soluzioni che, da una parte, consentano una più alta efficienza energetica; e che, dall’altra, siano più eco-sostenibili. Così può ricordarsi il progetto, nel settore Olio e completato nel 2021, dell’ALS. Questo è un sistema - per macchinari quali le ruspe - di valvole, pompe,unità di controllo elettroniche e software che consente di ridurre almeno del 5-6% l’uso del carburante. Un minore consumo, il quale, corrisponde ad un calo delle emissioni di ogni veicolo di oltre 1.300 kg di CO2 l’anno. Non solo. Ci sono anche gli sforzi, sempre nel comparto Olio, sulle trasmissioni di potenza. Qui il progetto è in corso nel 2022 è l’obiettivo è creare soluzioni a supporto di veicoli elettrici per l’industria 4.0. Insomma: la ricerca, anche per mantenere il posizionamento del prodotto nell’alto di gamma, è un’attività essenziale di Interpump.
Operazioni straordinarie
Quell’Interpump che, poi, prosegue sul fronte dell’M&A. L’azienda, vera acquisitrice seriale, nell’aprile scorso ha concretizzato l’ultimo shopping con Draintech. Una realtà, attiva essenzialmente nel settore dei riduttori e componenti per la trasmissione meccanica di precisione, che contribuisce all’espansione di quel polo nelle stesse trasmissioni di potenza avviato nel 2019. Al di là dell’operazione specifica, la multinazionale italiana sfrutta l’M&A in maniera strutturale. Tra il 2011 e il 2021 la crescita media annua del fatturato consolidato è stata del 13%. Di questo circa il 50%, vale a dire il 6,5%, è da attribuirsi proprio alle acquisizioni. A ben vedere, confermando il carattere opportunistico della strategia (l’occasione viene colta dove, e se, si presenta), Interpump non guarda con maggiore interesse al settore dell’Acqua, piuttosto che a quello dell’Olio. Ciò detto tuttavia, per le maggiori dimensioni di quest’ultimo, le opportunità dovrebbero essere più numerose proprio nel mondo dell’ “Hydraulics”. Rispetto, poi, al fronte geografico nel radar del gruppo non ci sono particolari Paesi. Anche qui però, essendo il Nord America e l’Europa i principali mercati di riferimento, non è fantafinanza indicare che i potenziali dossier spesso appartengono a queste aree. Ciò considerato la strategia, che ha sempre una valenza industriale, è finalizzata soprattutto: o ad acquisire nuovi prodotti (per integrare e ampliare l’offerta); oppure ad incrementare (consolidare) le quote di mercato. In tal senso, tra le altre cose, Interpump analizza le opportunità, ad esempio, nella componentistica per la gestione dei flussi, nei riduttori per la trasmissione di potenza e anche, in ipotesi, nel nuovo comparto dei filtri.
I costi energetici
Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è più complicata. Il risparmiatore esprime una preoccupazione: la terribile guerra in Ucraina, unitamente alle sanzioni contro la Russia, ha spinto alle stelle i costi energetici. Il che, inevitabilmente, ha un impatto sulla redditività aziendale. Interpump, pure consapevole del tema, non condivide il timore. In primis, viene ricordato, il gruppo non è energivoro e, quindi, il caro-bolletta ha un peso limitato. Inoltre, dice sempre la società, i maggiori costi inflazionistici -peraltro non legati solamente all’energia -vengono in larga parte trasferiti sul listino finale. Di conseguenza, indica la società, l’impatto della dinamica in oggetto è limitato a qualche decimale di punto percentuale. Al di là di ciò, però, può ulteriormente obiettarsi che nel primo semestre del 2022, contraddistinto da ricavi (+31,4%) e redditività (utile netto salito a 139,5 milioni) consolidati in aumento, l’Ebitda margin è risultato del 23,6% a fronte del 24,7% di un anno prima. Vero, afferma Interpump, che tuttavia ribatte: il calo di circa 100 punti base, per metà è conseguenza dell’impatto diluitivo e temporaneo dell’acquisizione di White Drive; per metà delle dinamiche organiche (comprese quelle legate all’inflazione, ndr). Quindi, conclude la multinazionale, il trend, per l’appunto, incide per qualche decimale di punto percentuale.



