Interpump, business in calo nel 2020. Il gruppo scommette M&A e ricerca
Focus sull’innovazione per sviluppare prodotti a più alta efficienza energetica e minore impatto ambientale. Il nodo del rialzo delle materie prime: il gruppo dice che le quotazioni più alte sono trasferite sul prezzo finale
di Vittorio Carlini
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Interpump Group, da tempo, ha affiancato l’espansione per linee esterne alla crescita organica. Nel 2020, oltre al closing per l’acquisizione del 60% di Trastecno, ha concretizzato lo shopping di tre altre realtà: Dz trasmissioni, Servizi industriali e la spagnola Sinistros Franquesa.
L’opzione delle acquisizioni
Ciò detto, da una parte è certamente vero che la pandemia ha di fatto reso più complicato, a causa dell’impossibilità degli spostamenti, realizzare l’M&A; ma, dall’altra, l’onda lunga della crisi crea maggiori opportunità per le operazioni straordinarie. Se non altro perché le difficoltà del mercato inducono diverse realtà imprenditoriali o a monetizzare oppure a cercare intese con società più grandi e solide. In un simile contesto Interpump punta a giocare un ruolo ancora più importante nel consolidamento del settore.
L’oggetto sociale...
Già, il consolidamento. Ma in quale area di business? Per rispondere alla domanda è opportuno dapprima ricordare l’oggetto sociale dell’azienda. Questa divide l’attività in due segmenti: quello cosiddetto dell’Olio e la divisione denominata dell’Acqua (o “water jetting”). Appannaggio di quest’ultima, con minore peso sulle vendite ma maggiore marginalità (il rapporto tra Mol e ricavi è, a fine 2020, al 26,7%), ci sono le pompe ad alta ed altissima pressione utilizzate in varie situazioni: dal lavaggio nei cantieri navali fino al taglio a freddo di materiali per l’industria. Senza dimenticare, poi, la componentistica (ad esempio per l’alimentare). La prima area (“Hydraulics”) invece, più importante come fatturato ma caratterizzata da Ebitda margin inferiore (20,8%), comprende la progettazione e realizzazione di vari prodotti: dalle prese di forza alle pompe oleodinamiche fino alle valvole e i riduttori di potenza.
...e la strategia
Ebbene Interpump, con riferimento all’M&A, non guarda ad un comparto con maggiore interesse rispetto all’altro. La strategia, in generale, è cogliere le opportunità dove si presentano.Al di là di ciò, però, è indubitabile che le occasioni, da un lato, dovrebbero essere più numerose nel settore dell’Olio; e che, dall’altro, un particolare interesse è su fronti quali, ad esempio, la componentistica per la gestione dei flussi. Più difficile, invece, l’interesse riguardo alle pompe ad alta o altissima potenza dove il gruppo ha già una posizione importante. Non solo. Al netto che l’interesse è anche all’estero, lo sguardo nelle acquisizioni è indirizzato soprattutto sul mercato domestico. Un focus il quale, va ricordato, è utile sia ad aumentare le quote di mercato che a portarsi in casa nuove tecnologie. Ciò detto, quale la disponibilità finanziaria per lo shopping? Il gruppo, in linea di massima, indica che il rapporto tra debito netto finanziario ed Ebitda non deve andare sopra la soglia delle 2 volte (al 30/12/2020 si è assestato a quota 0,92). Il tetto indicato, però, potrebbe essere temporaneamente sforato per cogliere occasioni strategiche.In generale Interpump ricorda comunque che, da un lato, il cda ha il mandato per eventualmente proporre l’aumento di capitale fino al 10% proprio in funzione dell’M&A; e che, dall’altro, i flussi di cassa generati consentono ulteriori spazi di manovra.
Il rischio d’esecuzione
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore sottolinea che la frequenza con cui viene realizzato lo shopping aumenta l’alea sull’efficiente integrazione tra la realtà acquisenda e la stessa Interpump. Il gruppo non condivide il timore. In primis, viene ricordato, il track record mostra che l’M&A è accrescitivo. Dal 1996 sono state acquisite più di 40 società che hanno costituito, in media, circa i due terzi della crescita annua. Certo: nell’immediato post operazione può esserci una diluzione della redditività, ma l’Ebitda margin nel medio periodo è stabile o in crescita. Detto ciò la società sottolinea la sua politica d’integrazione soft. Cioè: il management esistente, ad esempio, viene spesso confermato, analogamente ai marchi e ai sistemi informatici. Non solo. L’approccio sul prezzo è sempre prudente, evitando di pagare multipli fuori mercato. L’azienda, quindi, non vede alcun particolare problema sul tema in oggetto.


