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Intercontinental Exchange: più ricavi da Wall Street,ma la spinta è sui mutui

Focus. La società, che controlla la Borsa di New York, diversifica il business. La volatilità aiuta le entrate dagli scambi. Il nodo della recessione sui prestiti

di Vittorio Carlini

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Un singolo dato racconta sempre parte della storia. Così è anche per Intercontinental Exchange (Ice) che, tra le altre cose, controlla la Borsa di New York (Nyse). A fronte di ciò - per meglio capire l’andamento economico del gruppo - è dapprima utile guardare ad un gruppo maggiore di numeri. Ad esempio, al trend storico del conto economico. Questo, rispetto ai ricavi e nell’ultimo quinquennio, è stato contraddistinto dall’incremento, anno dopo anno.

La dinamica dei conti

Secondo il terminale Bloomberg, dal giro d’affari rettificato di 6,036 miliardi di dollari (2020) si è passati ai 9,28 miliardi dello scorso anno. In rialzo la stessa redditività netta rettificata, la quale valeva 2,14 miliardi nel 2020 ed è arrivata a 2,98 miliardi nel 2024. Sennonché, la prima lettura dei numeri non sempre è esaustiva. Per cogliere ancora meglio la dinamica del business è corretto “affidarsi” ad ulteriori indicatori. Un esempio? La marginalità che può essere rappresentata dal rapporto tra Mol adjusted e fatturato. Ebbene: sul fronte in oggetto si nota che l’Ebitda margin era - sempre a detta del terminale Bloomberg - del 65% nel 2020. Successivamente è salito all’84% nel 2022 per, poi, frenare. Nel 2024 è valso il 66,8%.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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I margini

Detto diversamente: negli ultimi esercizi una minore quota di “incassi” è stata trasformata in profittabilità operativa lorda. Il fatto non stupisce troppo. Ice - tradizionalmente molto attiva nell’M&A - nel 2023 ha portato a termine lo shopping di Black Night. L’acquisizione - evidentemente - può avere contribuito alla diluizione dei margini. Vero! Il colosso dei listini già nel 2020 aveva fatto sua -ad esempio - Ellie Mae. E, tuttavia, la considerazione di fondo resta valida. La crescita per linee esterne, da un lato, permette di accelerare i ricavi; ma, dall’altro, può ridurre - nel medio periodo - la marginalità. Una possibilità, quest’ultima, che il risparmiatore fai-da-te deve monitorare con attenzione. Già, l’attenzione. Il trend di espansione del conto economico è proseguito nel primo trimestre del 2025? La risposta è positiva. Il fatturato è salito dell’8% mentre l’Utile per azione (Eps) diluito rettificato è risultato di 1,72 dollari (+16%). Non solo. La stessa marginalità rettificata - a livello di Operating income -tra inizio gennaio e fine marzo si è assestata al 61% a fronte del 59% dello stesso periodo del 2024. Cioè: i margini paiono essere in ripresa.

SEGMENTI E MARGINALITÀ

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Le divisioni

Ma non è solamente questione di redditività e margini. Altro fronte da analizzare, per comprendere i modi in cui evolve il business, è il cambiamento della ripartizione dei ricavi tra i vari settori aziendali. Ice divide l’attività in tre comparti. Il primo è costituito dagli “Exchanges” (1,36 miliardi di fatturato nel primo trimestre del 2025). Qui è ricondotta la gestione di mercati regolamentati (ma anche Otc) per la quotazione, negoziazione e compensazione di molti titoli: dai derivati (su commodity e non) alle azioni fino ai fondi e gli Etf. Le sedi di negoziazione - tra cui oltre 10 Borse regolamentate e 6 “clearing houses”- sono situate in varie regioni del mondo. Tra le altre: Usa, Gran Bretagna, Ue, Canada, Asia e Medio Oriente. Una seconda area, invece, è rappresentata dal cosiddetto “Fixed income & Data Services” (596 milioni il giro d’affari). Ad esso sono ricondotte varie attività: dall’esecuzione di obbligazioni ai servizi per dati fino ai Credit default swap. Infine: il settore chiamato “Mortgage technology” (510 milioni di fatturato). Appannaggio della divisione è l’offerta di software e servizi digitali dove potere realizzare il processo di concessione, gestione e chiusura dei mutui immobiliari negli Stati Uniti.Ciò detto, nell’ultimo quinquennio proprio l’area “Mortgage technology” ha acquisito - anche grazie all’M&A - maggiore peso. Secondo il terminale Bloomberg, nel 2020 il settore in oggetto valeva il 9,86% del giro d’affari. Via via, il mondo dei muti ha incrementato il valore, raggiungendo a fine dello scorso esercizio il 21,8% del totale. Contestualmente, l’incidenza dei ricavi generati dagli “Exchanges” è calata con il “Fixed income & Data Services” che - anch’esso - ha mostrato debolezza. Il trend descritto, a ben vedere, rappresenta piuttosto fedelmente la volontà del gruppo. Cioè: grazie alle operazioni straordinarie l’obiettivo è espandere - e maggiormente articolare - l’attività. Una diversificazione la quale è vitale per garantire la crescita. Anche perché, a livello mondiale, la tendenza di lungo periodo è la contrazione complessiva dei volumi di trading e dei margini associati. Di conseguenza, la diversificazione delle entrate è essenziale.

 M&A e concorrenza

Al di là di ciò tuttavia - rimanendo sul fronte della piattaforma tecnologica per i mutui - bisogna sottolineare che il settore è oggetto di consolidamento. Proprio nel marzo scorso, Rocket Companies ha annunciato l’acquisizione di Mr. Cooper Group per 9,4 miliardi di dollari. La fusione crea un colosso nel settore dei mutui, con un portafoglio di prestiti in gestione superiore a 2 trilioni di dollari. Ebbene: durante la conference call sulla trimestrale, gli analisti hanno posto il dubbio secondo cui Rocket - che si avvale dei servizi di Ice - potrebbe entrare in concorrenza con quest’ultima. Il che crea il rischio di un impatto negativo sullo sviluppo del business di Intercontinental Exchange. Ice, facendo professione di ottimismo, ha dal canto suo rivendicato la natura di fornitore di «tecnologia indipendente e neutrale». In altre parole, è stato sottolineato come la società «non sarebbe in competizione con i clienti». Non solo. Il gruppo ha detto che l’integrazione della sua offerta in un unico ecosistema (“front-to-back”) - addizionato dall’Intelligenza artificiale - permette di presentarsi quale player in grado di attirare clienti importanti. Un esempio? La recente partnership con United Wholesale Mortgage (il più grande erogatore di mutui all’ingrosso in America) la quale - dice sempre Ice - permette alla società di dirsi «ottimista riguardo al suo posizionamento». Ma non è solo questione di concorrenza. Esistono anche le dinamiche del comparto immobiliare. Charlie Bilello spiega che «il real estate statunitense resta congelato». Le vendite di case esistenti «rimangono vicine ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni, con il calo del 6% nelle vendite di marzo che è la più grande discesa mensile dal 2022». Nonostante un simile contesto Ice conferma - sull’intero 2025 - la crescita del settore “Mortgage Technology” tra la bassa e media singola cifra percentuale. Si tratta di un outolook superiore a quello dei ricavi ricorrenti nel settore degli “Exchanges” (bassa singola cifra percentuale). Quest’ultimo comparto, nel primo trimestre dell’anno, è salito del 12% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il balzo è stato spinto dalle transazioni (cioè entrate non ricorrenti) in scia alla crescita nel cash azionario (e opzioni) al Nyse ma, soprattutto, nei derivati energetici. Proprio rispetto a quest’ultimo fronte, Ice ha indicato che il contesto volatile (a causa, ad esempio, di dazi e incertezza sull’economia) crea i presupposti per l’incremento dei volumi. Ciò considerato, però, il risparmiatore fai-da-te è necessario abbia sempre a mente che per realtà quali Ice sono i ricavi ricorrenti a dare maggiore stabilità al business. Quel business il quale - sempre a livello di attività ricorrente e nell’ambito del “Fixed income & Data Services” - dovrebbe incrementare -nell’anno in corso - ad una media singola cifra percentuale.

Il mondo della Borsa

A fronte di un simile contesto quale, allora, lo stato dell’arte di Intercontinental Exchange a Wall Street? Secondo Seeking Alpha, i multipli della società sono alti rispetto alla mediana del comparto di riferimento. Il rapporto tra prezzo e utile prospettico non GAAP è di 25,6 volte (10,4 volte la mediana). Il PEG, sempre su dati contabili non GAAP, è di 1,9 volte (1,15 il valore di confronto). In tal senso - sebbene il cosiddetto momentum (cioè la forza e velocità del movimento di prezzo di un titolo in un determinato momento) sia definito, sempre da Seeking Alpha, positivo - bisogna maneggiare la situazione con molta cautela. Guardando, peraltro, allo stesso andamento del “Net debt to Ebitda”. Questo - in seguito alle acquisizioni - era salito non poco (dopo lo shopping di Ellie Mae valeva 4,25 volte). A fine dello scorso trimestre è sceso sotto le 3,2 volte. La contrazione è considerata positivamente dagli operatori, ma l’attenzione nuovamente non è mai abbastanza.

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

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