Intercontinental Exchange: più ricavi da Wall Street,ma la spinta è sui mutui
Focus. La società, che controlla la Borsa di New York, diversifica il business. La volatilità aiuta le entrate dagli scambi. Il nodo della recessione sui prestiti
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Un singolo dato racconta sempre parte della storia. Così è anche per Intercontinental Exchange (Ice) che, tra le altre cose, controlla la Borsa di New York (Nyse). A fronte di ciò - per meglio capire l’andamento economico del gruppo - è dapprima utile guardare ad un gruppo maggiore di numeri. Ad esempio, al trend storico del conto economico. Questo, rispetto ai ricavi e nell’ultimo quinquennio, è stato contraddistinto dall’incremento, anno dopo anno.
La dinamica dei conti
Secondo il terminale Bloomberg, dal giro d’affari rettificato di 6,036 miliardi di dollari (2020) si è passati ai 9,28 miliardi dello scorso anno. In rialzo la stessa redditività netta rettificata, la quale valeva 2,14 miliardi nel 2020 ed è arrivata a 2,98 miliardi nel 2024. Sennonché, la prima lettura dei numeri non sempre è esaustiva. Per cogliere ancora meglio la dinamica del business è corretto “affidarsi” ad ulteriori indicatori. Un esempio? La marginalità che può essere rappresentata dal rapporto tra Mol adjusted e fatturato. Ebbene: sul fronte in oggetto si nota che l’Ebitda margin era - sempre a detta del terminale Bloomberg - del 65% nel 2020. Successivamente è salito all’84% nel 2022 per, poi, frenare. Nel 2024 è valso il 66,8%.
I margini
Detto diversamente: negli ultimi esercizi una minore quota di “incassi” è stata trasformata in profittabilità operativa lorda. Il fatto non stupisce troppo. Ice - tradizionalmente molto attiva nell’M&A - nel 2023 ha portato a termine lo shopping di Black Night. L’acquisizione - evidentemente - può avere contribuito alla diluizione dei margini. Vero! Il colosso dei listini già nel 2020 aveva fatto sua -ad esempio - Ellie Mae. E, tuttavia, la considerazione di fondo resta valida. La crescita per linee esterne, da un lato, permette di accelerare i ricavi; ma, dall’altro, può ridurre - nel medio periodo - la marginalità. Una possibilità, quest’ultima, che il risparmiatore fai-da-te deve monitorare con attenzione. Già, l’attenzione. Il trend di espansione del conto economico è proseguito nel primo trimestre del 2025? La risposta è positiva. Il fatturato è salito dell’8% mentre l’Utile per azione (Eps) diluito rettificato è risultato di 1,72 dollari (+16%). Non solo. La stessa marginalità rettificata - a livello di Operating income -tra inizio gennaio e fine marzo si è assestata al 61% a fronte del 59% dello stesso periodo del 2024. Cioè: i margini paiono essere in ripresa.
Le divisioni
Ma non è solamente questione di redditività e margini. Altro fronte da analizzare, per comprendere i modi in cui evolve il business, è il cambiamento della ripartizione dei ricavi tra i vari settori aziendali. Ice divide l’attività in tre comparti. Il primo è costituito dagli “Exchanges” (1,36 miliardi di fatturato nel primo trimestre del 2025). Qui è ricondotta la gestione di mercati regolamentati (ma anche Otc) per la quotazione, negoziazione e compensazione di molti titoli: dai derivati (su commodity e non) alle azioni fino ai fondi e gli Etf. Le sedi di negoziazione - tra cui oltre 10 Borse regolamentate e 6 “clearing houses”- sono situate in varie regioni del mondo. Tra le altre: Usa, Gran Bretagna, Ue, Canada, Asia e Medio Oriente. Una seconda area, invece, è rappresentata dal cosiddetto “Fixed income & Data Services” (596 milioni il giro d’affari). Ad esso sono ricondotte varie attività: dall’esecuzione di obbligazioni ai servizi per dati fino ai Credit default swap. Infine: il settore chiamato “Mortgage technology” (510 milioni di fatturato). Appannaggio della divisione è l’offerta di software e servizi digitali dove potere realizzare il processo di concessione, gestione e chiusura dei mutui immobiliari negli Stati Uniti.Ciò detto, nell’ultimo quinquennio proprio l’area “Mortgage technology” ha acquisito - anche grazie all’M&A - maggiore peso. Secondo il terminale Bloomberg, nel 2020 il settore in oggetto valeva il 9,86% del giro d’affari. Via via, il mondo dei muti ha incrementato il valore, raggiungendo a fine dello scorso esercizio il 21,8% del totale. Contestualmente, l’incidenza dei ricavi generati dagli “Exchanges” è calata con il “Fixed income & Data Services” che - anch’esso - ha mostrato debolezza. Il trend descritto, a ben vedere, rappresenta piuttosto fedelmente la volontà del gruppo. Cioè: grazie alle operazioni straordinarie l’obiettivo è espandere - e maggiormente articolare - l’attività. Una diversificazione la quale è vitale per garantire la crescita. Anche perché, a livello mondiale, la tendenza di lungo periodo è la contrazione complessiva dei volumi di trading e dei margini associati. Di conseguenza, la diversificazione delle entrate è essenziale.
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