Intercontinental Exchange: non solo Wall Street e Ipo, la scommessa è sui mutui
La società che gestisce vari mercati globali, tra cui il Nyse, diversifica nei prestiti ipotecari. Titolo in rialzo con multipli superiori a quelli del settore
class="dinomecognome_R21"> Vittorio Carlini
6' di lettura
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Nelle presentazioni dei dati, sia trimestrali che annuali, c’è sempre una tabella più significativa delle altre. Così è anche per Intercontinental Exchange (Ice), il gruppo globale che - tra le altre cose - controlla il New York Stock Exchange (Nyse). Ebbene: nelle slide riferite ai numeri del primo quarter del 2024, ce ne è una che riassume la dinamica dell’utile per azione dal 2006 al 2023. Certo! Simili rappresentazioni hanno - considerando gli stessi effetti dei buy back con l’eventuale cancellazione di titoli - anche una funzione di marketing. Eppure, dovendo essere i dati veritieri, offrono una fotografia dello sviluppo reddituale nel tempo. Così: nel lontano 2006 l’Eps (Earning per share) rettificato era di 0,48 dollari. Dieci anni dopo (2015) l’indicatore è arrivato a 2,42 dollari. Nello scorso esercizio, dopo che nel 2021 per la prima volta ha superato i 5 dollari, l’utile per azione si è assestato a 5,62 dollari. L’andamento al rialzo, nel suo insieme, implica una crescita media annua ponderata del 16%. Insomma: il trend descrive l’incremento della redditività netta per singolo titolo. Un’espansione che, peraltro, ha contraddistinto lo stesso ultimo quarter. Più in generale Ice, tra inizio Gennaio e fine Marzo scorsi, ha visto - in termini assoluti - aumentare sia i ricavi che la profittabilità. La prima riga di conto economico è risultata di 2,29 miliardi di dollari (+20% rispetto allo stesso periodo del 2023). L’Eps diluito e rettificato, dal canto suo, è stato di 1,48 dollari (1,41 un anno prima).
Spese operative
Sennonché, il diavolo è nei dettagli. Ice - che per gli analisti ha presentato risultato «robusti» - rispetto alla marginalità ha fatto qualche passo indietro. Certo: i numeri rimangono buoni. Tuttavia, l’Operating margin adjusted, sempre nel primo trimestre, è arrivato al 59%. Cioè: un valore inferiore a quello di un anno prima (61%). La frenata è conseguenza della crescita delle spese operative rettificate. Queste sono passate da 740 milioni (nel primo quarter del 2023) ai più recenti 930 milioni. L’andamento, a ben vedere, non è di oggi. La voce contabile, nel 2022, è valsa 2,9 miliardi di dollari. Nel 2023 è salita a 3,26 miliardi.
A fronte di una simile dinamica il risparmiatore - giocoforza - storce il naso. Il disappunto però - leggendo i resoconti delle conference call sui dati annuali e trimestrali - non è nel radar del gruppo. In primis Ice - rimarcando l’anticipo sulla tabella di marcia rispetto alle sinergie legate all’acquisizione di Black Night - indica di avere abbassato le stime delle spese operative rettificate per l’intero 2024. Dalla forchetta di 3,81-3,86 miliardi di dollari si è passati alla previsione di 3,79-3,82 miliardi. Inoltre, gli stessi esborsi sul primo trimestre sono risultati nella parte bassa della forchetta indicata (930-990 milioni). Insomma: la società - tra le altre cose - pone l’accento sulla gestione prudente nelle spese. Non solo. In generale il gruppo segnala come, da una parte, i maggiori impieghi siano l’effetto degli investimenti nella modernizzazione di piattaforme tecnologiche e data center (essenziali per sostenere la crescita); e che, dall’altra, si tratti anche della conseguenza dell’espansione per M&A che, da sempre, contraddistingue Ice.
Le operazioni straordinarie
Già, le acquisizioni. Il gruppo - all’interno della strategia di diversificazione del business - ha realizzato diversi shopping. Partito dal settore dell’energia, ha effettuato, ad esempio, l’acquisto nel 2008 di Creditex (intermediario sui Cds). Poi, nel 2013, ha fatto suo Nyse Euronext e, nel 2015, è entrato nel mondo del reddito fisso con l’M&A di Idc. Più di recente, infine, Ice ha fatto rotta sui mutui ipotecari Usa. Così, nel 2018, ha completato l’ acquisizione di Mers. Successivamente, ha effettuato l’M&A di Ellie Mae (2020) e di Black Night (2023).
Al di là delle singole operazioni, è chiara la volontà dell’azienda, grazie alle operazioni straordinarie, di espandere - e maggiormente articolare - l’attività. «Una diversificazione - spiega Anna Kunkl, senior partner di Be consulting - che è vitale per garantire la crescita». Anche perché «a livello mondiale si assiste alla contrazione complessiva dei volumi di trading e dei margini associati». Di conseguenza, la strada dell’M&A è fondamentale. Questa, ovviamente, richiede la capacità di gestire le nuove realtà ed evitare, ad esempio, l’eccesso di leva. In generale, gli esperti riconoscono ad Ice l’abilità nel velocemente integrare l’impresa acquisenda. Ciò considerato, però, non può non notarsi che il rapporto rettificato tra Debito ed Ebitda è nel tempo salito. Vero! Questo è l’effetto (anche) della crescita aziendale. Inoltre la società rimarca come, successivamente alle operazioni di M&A, la leva rientri. Così, ad esempio, dopo lo shopping di Ellie Mae (2020) l’indicatore - arrivato a 4,25 volte- è calato a quota tre al 31/12/ 2021 (in anticipo rispetto al piano iniziale che prevedeva l’adjusted Debt to ebitda a 3,25 per fine 2022). Cionostante, il risparmiatore fai-da-te deve tenere d’occhio la leva finanziaria (circa 3,9 volte l’Ebitda al 31/3/2024) a fronte delle tante operazioni straordinarie. A maggiore ragione, dopo il recente shopping del Cavaliere Nero (Black Night).



