Lettera al risparmiatore

Intelligenza artificiale: così Broadcom scommette sui chip personalizzati

 Il colosso Usa punta anche sui software utilizzati nell’infrastruttura It. Il titolo, in Borsa, dal lancio di ChatGpt è in rialzo di oltre il 450% ed è caro

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Da un lato, la volontà di presentarsi sempre di più quale unico fornitore di hardware e software su diverse tecnologie. Dall’altra, la spinta verso soluzioni personalizzate per la clientela. Il tutto - unitamente al pressing sul contenimento dei costi- legato dal fil rouge dell’Intelligenza artificiale (Ia). Così possono riassumersi - in linea di massima - alcuni dei focus di Broadcom a sostegno del business.

L’oggetto sociale

Già, il business. Per meglio cogliere i perché delle priorità aziendali è dapprima corretto ricordare l’oggetto sociale del gruppo. Il colosso Usa - che secondo companiesmarketcap.com è l’ottava azienda al mondo per capitalizzazione - divide l’attività in due aree: l’Infrastructure Software e le Semiconductor Solutions. Il primo segmento -business storico dell’azienda - comprende la progettazione e realizzazione di microchip per diverse finalità: dalla gestione dei flussi di dati nei data center alla connessione wireless fino ai set-top-box e i sistemi di archiviazione. Appannaggio della seconda, invece, ci sono i software -ad esempio -per gestire App in ambienti differenziati (dalle piattaforme edge al cloud) oppure automatizzare i processi informatici. Senza dimenticare, poi, le soluzioni utili a gestire le reti, in fibra ottica, che collegano server e dispositivi di archiviazione.

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Ebbene: la prima area - fino a qualche anno fa- era la più rilevante. Nell’esercizio 2022 -2023, ad esempio, valeva circa il 79% dell’intero giro d’affari. Sennonché, in scia all’acquisizione di VMware la situazione è mutata. Nel 2023-2024 il peso dell’Infrastructure Software è salito al 42%. L’obiettivo- in tal senso -è chiaro: Broadcom, contestualmente alla diversificazione dell’offerta e quindi alla riduzione del rischio - vuole presentarsi come un soggetto che propone soluzioni hi tech su vari fronti. Un modo, da un lato, per aumentare l’engagement col cliente/utente; e, dall’altro, per conseguire sinergie tra il prodotto software e quello hardware.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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M&A e marginalità

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Tra le leve attraverso cui Broadcom persegue il target descritto c’è l’M&A. Una strategia la quale comporta in sé diversi rischi. Tra questi, quello dell’esecuzione dello shopping con la conseguente possibile diluizione della marginalità. Riguardo al fronte in oggetto la società, alla fine dell’esercizio 2022-2023, vantava un Gross Margin (rapporto tra margine industriale e ricavi) GAAP del 69% mentre l’Operating margin (rapporto tra Ebit e fatturato) era, sempre al livello GAAP, del 45%. Successivamente, nell’anno fiscale 2023-2024, i suddetti indicatori sono calati, scendendo rispettivamente al 63 e 23%. Si tratta di una dinamica che è l’effetto -per l’appunto - dell’acquisizione da parte del gruppo di VMware. In particolare hanno inciso gli ammortamenti di asset intangibili legati all’operazione straordinaria: sia a livello di Gross Margin che di Operating margin. Inoltre, sempre in scia all’integrazione di VMware, hanno pesato i maggiori oneri operativi legati all’integrazione. Chiaro come, in un simile contesto, la marginalità abbia battuto in testa.

Sennonché, la società aveva indicato che già dall’esercizio fiscale in corso la situazione sarebbe migliorata. L’affermazione è stata confermata dalla realtà dei numeri? Nel primo e secondo trimestre del 2025, con riferimento al confronto con l’anno precedente, la risposta è positiva. Nel secondo quarter dell’attuale anno fiscale, ad esempio, l’Operating margin è stato del 39% mentre quello del corrispettivo periodo del 2023-2204 si era fermato al 32%. La dinamica pare un po’ più contrastata, invece, nel momento in cui si confronta l’andamento sequenziale. Detto diversamente: il Gross margin GAAP (68%) del secondo trimestre del 2024-2025 è uguale a quello dei primo quarter, ma l’Operating margin è inferiore. Nel terzo trimestre appena concluso, infine, il Gross margin GAAP è di 67,3% mentre l’Operating margin è stato del 36,9%. Insomma: dai dati salta fuori come la ripresa della marginalità sia in corso, seppure il percorso della risalita non è lineare.

Le prospettive sull’Ai

Ma non è solo questione di margini ed M&A. Altro focus è quello dell’Artificial intelligence (Ai). Nel terzo quarter del 2024-2025 il ceo della socieà Hoch Tan ha detto che il «fatturato legato all’Ai è salito del 63% su base annua, raggiungendo i 5,2 miliardi di dollari». Il dato è parso non così forte, tanto che nell’immediato after hours il titolo è rimasto fermo. Successivamente però, durante la conference call, lo stesso Tan ha dichiarato che le prospettive del gruppo nell’ Ia miglioreranno «in modo significativo» nel 2026. Il manager ha spiegato che l’azienda sta collaborando con potenziali clienti per sviluppare acceleratori nella nuova tecnologia. «Lo scorso trimestre uno di questi potenziali utenti ha rilasciato ordini di produzione a Broadcom», ha affermato Tan. «Ora ci aspettiamo - è stata la conclusione del ceo - che le prospettive per i ricavi dall’Ai del 2026 migliorino» rispetto a quanto indicato nel trimestre precedente. A fronte di ciò, le azioni - sempre nell’afert hours di giovedì scorso -hanno iniziato a salire.

LA STORIA DEI RICAVI

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Già, salire. Va rimarcato che Broadcom - nella corsa all’oro dell’Intelligenza artificiale- è tra quelli che di più sono stati premiato dal mercato. Da lancio di ChatGpt (30/11/2022), al di là della superstar Nvidia (oltre 960% di rialzo) , la seconda migliore performance ad oggi è proprio quella della multinazionale di Palo Alto (+460%). Tra i motivi della performance ce ne è uno che non tutti sempre ricordano: Broadcom è una realtà cosiddetta “fabless”. Cioè: senza fabbriche o, come si dice nel mondo dei semiconduttori, senza “fonderie”. L’azienda a stelle e strisce disegna e progetta il prototipo di chip e, poi, fa concretamente realizzare quest’ultimo da un terzo (essenzialmente la taiwanese Tsmc). Si tratta di un’impostazione la quale - per l’appunto - è apprezzata. Il non avere il “problema” di gestire la fabbricazione del chip è un atotut non da poco. In altre parole: non dovere rendere di conto rispetto ad un ritorno sull’investimento molto elevato e complesso piace al mercato.

Tanto che, al contrario, le società le quali gestiscono internamente l’intera catena produttiva dei semiconduttori – dalla progettazione alla fabbricazione vera e propria – attraversando una fase complessa. Un caso emblematico è Intel. Vero! Qui qui incide la singola anche la storia societaria. Il gruppo statunitense, che aveva puntato a rafforzarsi nel business delle fonderie per conto terzi, si trova oggi in gravi difficoltà. Nonostante l’intervento del governo americano, che ha acquistato una quota del capitale pari al 10% a sostegno del gruppo, il percorso di rilancio appare ancora lontano. Questa considerazione, però, non cancella la validità del ragionamento di fondo: il modello verticale completamente integrato sembra - ad oggi - non incontrare il favore degli operatori, seppure in un contesto di rialzo della domanda a causa dell’intelligenza artificiale. Ne è un esempio la stessa Samsung - tra i leader globali in questo approccio- che dalla nascita di ChatGpt ha messo a segno un rialzo in Borsa inferiore al 20%.

LA STORIA DELLA REDDITIVITÀ

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Dalla fabbricazione del chip per l’Ia alle soluzioni ad hoc per i clienti. E’ un’altra priorità su cui Broadcom scommette. La società, a ben vedere, non vuole tanto sviluppare prodotti standard disponibili a scaffale, quanto pittosto chip e componenti pensati su misura per gestire i carichi di lavoro specifici - ad esempio - della stessa Ai. Un esempio? Lo offrono gli Asic Ai personalizzati che il gruppo ha progettato per Google. Questi circuiti integrati, realizzati in collaborazione diretta con la grande «G», sono destinati a gestire algoritmi di ricerca e training di modelli linguistici su scala massiva, con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici e aumentare l’efficienza rispetto alle Gpu generaliste. In definitiva, quindi, Broadcom non vuole vendere componenti standard, bensì costruire insieme al cliente un’infrastruttura capace di sostenere i carichi di calcolo più gravosi, rendendo l’azienda un fornitore indispensabile nel cuore dell’ecosistema dell’Intelligenza artificiale.

I MULTIPLI

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L’andamento del titolo

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