Alibaba e Intelligenza artificiale: pro e contro della corsa in Borsa
Il colosso cinese, anche in scia ai nuovi chatbot, è salito molto sul listino. Gli investimenti elevati mettono pressione ai flussi di cassa
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Da una parte il rialzo del 56,7% (chiusura al 6/3/2025) dal lancio dell’Intelligenza artificiale (Ia) a basso costo e open source di DeepSeek. Dall’altra gli ingenti investimenti capitalizzati (Capex) che mettono pressione ai margini. Il tutto con il ritorno sulle scene di Jack Ma. Così può riassumersi il contesto che di recente ha caratterizzato il colosso cinese della tecnologia Alibaba.
Oggetto sociale
È uno scenario che – pure ricordando il tonfo nella singola seduta del 24 febbraio (-10,2%) – induce la domanda: perché questa accelerazione verso l’alto? Per rispondere è dapprima necessario ricordare l’oggetto sociale del gruppo dell’ex Regno di Mezzo. La società – una conglomerata hi tech che è quotata al Nyse tramite Adr – divide l’attività in diverse aree. Al fine di cogliere l’articolazione del business può, tuttavia, ricondursi quest’ultimo a quattro grandi settori, seppure non perfettamente corrispondenti ai segmenti operativi indicati in bilancio. In particolare si tratta di: Taobao and Tmall Group, Cloud Intelligent Group, Alibaba International Digital Commerce Group e le attività residuali (Altro).
Nel primo segmento (18,6 miliardi di dollari di ricavi nel terzo trimestre dell’esercizio 2024-2025) viene, in linea di massima, ricompreso il commercio elettronico in Cina. Qui la maggior parte dei ricavi proviene da commissioni pubblicitarie e di marketing sui market place Taobao e Tmall. Appannaggio della seconda unità – la nuvola informatica che nel quarter chiuso il 31 dicembre scorso ha generato 4,34 miliardi di fatturato – ci sono invece i servizi in cloud e, soprattutto, quelli legati all’Intelligenza artificiale. Il terzo fronte (5,2 miliardi di giro d’affari) è dal canto suo focalizzato sull’e-commerce all’estero, sfruttando piattaforme quali AliExpress o Lazada. Infine, il settore residuale che può definirsi Altro. Ad esso sono ricondotte varie attività: dalla logistica per Alibaba e terze parti (3,9 miliardi di vendite) ai servizi locali (consegne cibo, navigazione e trasporti) fino al settore dei media digitali ed intrattenimento. Insomma: il gruppo è, per l’appunto, molto articolato.
La sfida dell’AI
La diversificazione è stata, di recente, caratterizzata da un’accelerazione sul fronte dell’Artificial Intelligence. La società, sempre nell’ultimo quarter, da un lato ha visto la divisione del cloud – molto legata all’Ai – crescere del 13% e, dall’altro, è stata contraddistinta dall’espansione dei prodotti “addizionati” con la nuova tecnologia, i quali – indica lo stesso gruppo – per il sesto trimestre consecutivo sono saliti a tripla cifra percentuale. Non solo. Alibaba negli ultimi due mesi ha messo a segno un duplice colpo sul fronte dell’Ia generativa. Dapprima ha lanciato il nuovo chatbot soprannominato Qwen 2,5-VL. Si tratta di un Large Language Model con capacità multimodali avanzate (cioè in grado di elaborare non solo testo ma anche dati visivi). A detta di Alibaba Qwen 2,5-VL avrebbe prestazioni superiori rispetto a modelli concorrenti come ChatGPT (OpenAi) o LLama (Meta). Un’efficienza la quale, sempre secondo il gruppo, ha contributo alla sua diffusione: il modello è stato adottato da oltre 290mila sviluppatori e aziende, con le soluzioni derivate che sono già oltre 90mila unità.
La seconda mossa – avvenuta la settimana scorsa – riguarda invece un’altra soluzione (chiamata QwQ-32B) che potrebbe fare direttamente concorrenza al chatbot di DeepSeek. In tal modo Alibaba si troverebbe in prima fila anche sui sistemi di Ai a basso costo. Vero! Simili affermazioni – in particolare quelle sulle più elevate prestazioni – dovrebbero essere confermate da soggetti terzi indipendenti. Ciò detto, però, è innegabile come gli investitori abbiano rivalutato le potenzialità tecnologiche di Alibaba – e complessivamente dell’intera Cina – nella corsa all’oro dell’Artificial intelligence. Da qui (anche) il flusso di “buy” sul titolo dell’ultimo mese e mezzo.



