Intelligenza artificiale: Equinix alla battaglia dei data center globali
Lo storico gruppo delle infrastrutture informatiche è ben posizionato per cavalcare la nuova tecnologia ma il titolo in Borsa è caro
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Il data center. Cioè, detto in parole semplici, il luogo fisico che ospita l’infrastruttura It per creare, eseguire e fornire applicazioni e servizi informatici, archiviandone e gestendone i dati. Si tratta di realtà che, sempre di più, risultano al centro dell’attenzione. Soprattutto in scia alla digitalizzazione dell’economia e al boom dell’Intelligenza artificiale (Ia).
Il mondo dei data center
Così, da un lato, non stupisce come – ad esempio – Microsoft abbia annunciato circa 80 miliardi d’investimenti nel 2025 proprio nel comparto in oggetto; e che, dall’altro, diversi studi prevedano la forte e continua espansione del settore. In tal senso JP Morgan stima che nello scorso anno ci sia stato un incremento di 9,9 Gigawatt (+30% rispetto al 2023) della capacità globale dei data center. La dinamica, a ben vedere, proseguirà: la banca d’affari prevede – al netto della recente comunicazione dell’azienda fondata da Bill Gates – che nell’anno in corso l’offerta di potenza mondiale dei centri dati salga a 55 Gigawatt per, poi, arrivare a 106 Gigawatt nel 2028. Il tutto con una domanda – da parte degli utenti dei data center – che è costantemente maggiore rispetto alla disponibilità. Nel 2025, ad esempio, la richiesta di potenza dovrebbe assestarsi a 76,8 Gigawatt. In un simile contesto – giocoforza – gli investimenti capitalizzati fanno il botto. I Capex per la costruzione (edifici e hardware) dei centri dati nel 2025 – a detta di JP Morgan e sempre senza considerare l’impegno di Microsoft – potrebbero salire di oltre il 27% rispetto al 2024. Un balzo che, secondo Statista, contribuisce a fare arrivare il giro d’affari del settore intorno ai 452 miliardi di dollari. Insomma: il mondo dei data center è considerato una miniera d’oro. Ovvio quindi che in molti si siano – peraltro non da oggi – dotati di piccone e pala tecnologici per sfruttare il momento. Tra gli altri c’è Equinix.
Oggetto sociale
Già, Equinix. Il gruppo, quotato al Nasdaq e diventato nel 2015 un Real estate investment trust (Reit), è tra le realtà storiche nel settore. Il core business, in linea di massima, si articola nei servizi di Data center e nelle soluzioni di interconnessione. Oltre, poi, all’offerta di soluzioni digitali (ad esempio virtualizzazione di funzioni di rete).
La prima divisione comprende la fornitura di ambienti fisici, neutrali rispetto ai clienti, dove possono essere posizionate (in “cabinet” più piccoli o aree – “cages” – di maggiori dimensioni) le infrastrutture It sia delle Pmi che dei cosiddetti hyperscaler (cioè aziende hi tech che fornisco servizi cloud e strutture informatiche su larga scala). Appannaggio della seconda area, molto importante, ci sono invece attività quali i collegamenti tra clienti diversi all’interno del data center oppure gli strumenti per l’interconnessione senza soluzione di continuità. O, ancora, la messa a disposizione di una piattaforma per i collegamenti (Equinix Fabric) che non passi per la rete pubblica (Internet).
Articolazione geografica
Il business così descritto (al 30/9/2024 il network di Equinix conta 268 data center in 70 aree metropolitane in 34 Stati) è articolato a livello globale. Nel terzo trimestre dello scorso esercizio la multinazionale californiana – che punta sui centri dati per gli hyeprscaler (veder box sotto i grafici) – ha realizzato 958 e 743 milioni di ricavi rispettivamente nelle Americhe e in Emea. Altro mezzo miliardo di giro d’affari, invece, è stato generato in Asia/Pacifico. Quell’Asia/Pacifico la quale, in termini di Ebitda rettificato, è valsa – sempre nel terzo quarter – 249 milioni di dollari. Un valore in termini assoluti inferiore sia all’Europa, Medio Oriente e Africa (372 milioni) che alle Americhe (427 milioni di dollari).



