Lettera al risparmiatore

Intelligenza artificiale: Equinix alla battaglia dei data center globali

Lo storico gruppo delle infrastrutture informatiche è ben posizionato per cavalcare la nuova tecnologia ma il titolo in Borsa è caro

di Vittorio Carlini

(Alamy Stock Photo)

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Il data center. Cioè, detto in parole semplici, il luogo fisico che ospita l’infrastruttura It per creare, eseguire e fornire applicazioni e servizi informatici, archiviandone e gestendone i dati. Si tratta di realtà che, sempre di più, risultano al centro dell’attenzione. Soprattutto in scia alla digitalizzazione dell’economia e al boom dell’Intelligenza artificiale (Ia).

Il mondo dei data center

Così, da un lato, non stupisce come – ad esempio – Microsoft abbia annunciato circa 80 miliardi d’investimenti nel 2025 proprio nel comparto in oggetto; e che, dall’altro, diversi studi prevedano la forte e continua espansione del settore. In tal senso JP Morgan stima che nello scorso anno ci sia stato un incremento di 9,9 Gigawatt (+30% rispetto al 2023) della capacità globale dei data center. La dinamica, a ben vedere, proseguirà: la banca d’affari prevede – al netto della recente comunicazione dell’azienda fondata da Bill Gates – che nell’anno in corso l’offerta di potenza mondiale dei centri dati salga a 55 Gigawatt per, poi, arrivare a 106 Gigawatt nel 2028. Il tutto con una domanda – da parte degli utenti dei data center – che è costantemente maggiore rispetto alla disponibilità. Nel 2025, ad esempio, la richiesta di potenza dovrebbe assestarsi a 76,8 Gigawatt. In un simile contesto – giocoforza – gli investimenti capitalizzati fanno il botto. I Capex per la costruzione (edifici e hardware) dei centri dati nel 2025 – a detta di JP Morgan e sempre senza considerare l’impegno di Microsoft – potrebbero salire di oltre il 27% rispetto al 2024. Un balzo che, secondo Statista, contribuisce a fare arrivare il giro d’affari del settore intorno ai 452 miliardi di dollari. Insomma: il mondo dei data center è considerato una miniera d’oro. Ovvio quindi che in molti si siano – peraltro non da oggi – dotati di piccone e pala tecnologici per sfruttare il momento. Tra gli altri c’è Equinix.

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NOVE MESI A CONFRONTO

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Oggetto sociale

Già, Equinix. Il gruppo, quotato al Nasdaq e diventato nel 2015 un Real estate investment trust (Reit), è tra le realtà storiche nel settore. Il core business, in linea di massima, si articola nei servizi di Data center e nelle soluzioni di interconnessione. Oltre, poi, all’offerta di soluzioni digitali (ad esempio virtualizzazione di funzioni di rete).

La prima divisione comprende la fornitura di ambienti fisici, neutrali rispetto ai clienti, dove possono essere posizionate (in “cabinet” più piccoli o aree – “cages” – di maggiori dimensioni) le infrastrutture It sia delle Pmi che dei cosiddetti hyperscaler (cioè aziende hi tech che fornisco servizi cloud e strutture informatiche su larga scala). Appannaggio della seconda area, molto importante, ci sono invece attività quali i collegamenti tra clienti diversi all’interno del data center oppure gli strumenti per l’interconnessione senza soluzione di continuità. O, ancora, la messa a disposizione di una piattaforma per i collegamenti (Equinix Fabric) che non passi per la rete pubblica (Internet).

Articolazione geografica

Il business così descritto (al 30/9/2024 il network di Equinix conta 268 data center in 70 aree metropolitane in 34 Stati) è articolato a livello globale. Nel terzo trimestre dello scorso esercizio la multinazionale californiana – che punta sui centri dati per gli hyeprscaler (veder box sotto i grafici) – ha realizzato 958 e 743 milioni di ricavi rispettivamente nelle Americhe e in Emea. Altro mezzo miliardo di giro d’affari, invece, è stato generato in Asia/Pacifico. Quell’Asia/Pacifico la quale, in termini di Ebitda rettificato, è valsa – sempre nel terzo quarter – 249 milioni di dollari. Un valore in termini assoluti inferiore sia all’Europa, Medio Oriente e Africa (372 milioni) che alle Americhe (427 milioni di dollari).

RICAVI E GEOGRAFIE

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Il bilancio

Al di là dei singoli numeri ciò che appare chiaro è – per l’appunto – l’articolazione globale dell’attività di Equinex che, evidentemente, sostiene il conto economico. In tal senso, nel terzo trimestre del 2024 la società ha riportato ricavi e redditività in espansione. Il fatturato è stato di 2,2 miliardi, in rialzo del 7% rispetto allo stesso periodo del 2023. L’utile netto, dal canto suo, si è assestato a quota 296 milioni a fronte del 276 realizzati un anno prima. Il film è simile se si considerano gli stessi primi nove mesi dell’esercizio in corso. Il giro d’affari è di 6,48 miliardi (erano stati 6,08 nel 2023) mentre i profitti netti sono saliti a 828 milioni (742 milioni l’utile netto al 30/9/2023). La dinamica d’incremento, poi, è confermata sull’outlook per l’ultimo quarter del 2024. Il gruppo da un lato prevede ricavi tra 2,262 e 2,302 miliardi; dall’altro, invece, l’Ebitda rettificato dovrebbe rientrare nella forchetta di 1,01-1,05 miliardi.

TIPOLOGIE DI RICAVI

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Si tratta di numeri i quali contribuiscono al rialzo della guidance sull’intero esercizio. Le revenues, precedentemente stimate nella forchetta di 8,692-8,772 miliardi, potrebbero collocarsi nel range di 8,748-8,788 miliardi. L’Ebitda adjusted, da parte sua, è previsto nell’intervallo di 4,086-4,126 miliardi (4,066-4,126 miliardi l’outlook antecedente). L’Affo infine – cioè i flussi di cassa rettificati generati dall’attività operativa – è stimato nel range di 3,338-3,378 miliardi di dollari.

La dinamica di Borsa

A fronte di un simile contesto, il risparmiatore domanda: quale la dinamica del titolo in Borsa? Per rispondere al quesito bisogna, dapprima, ribadire che Equinix è un Reit. Vale a dire: una forma societaria che – per mantenere le agevolazioni fiscali – deve, tra le altre cose, distribuire grande parte del reddito imponibile agli azionisti sotto forma di dividendi e investire una quota importante del patrimonio in beni immobili (i data center). Ciò detto, il titolo – nell’ultimo anno e secondo il terminale Bloomberg – ha realizzato al 9/1/2025 una performance lineare del 18,4% (21,5% il total return). La dinamica è inferiore a quella del Nasdaq (31,2%). Vero! Equinix non è un’azienda esclusivamente hi tech. La componente immobiliare del business induce – secondo diversi esperti – a considerarla una realtà “ibrida”. Inoltre: l’indice dei Reit nel comparto dei data center in Nord America negli ultimi 12 mesi è andato meglio del paniere dei Reit in generale. Ciononostante, da una parte la considerazione di fondo sulla debolezza di fronte al Nasdaq resta valida; e dall’altra – secondo quanto indicato da Seeking Alpha – il titolo pare addirittura caro. Il rapporto prospettico sul 2024 tra prezzo e utile è – sempre al 9/1/2025 – di 83,1 volte, mentre la mediana di settore è 32,3.

I DIVIDENDI

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A ben vedere però, considerata la natura del business, il P/e non è il migliore indicatore per l’analisi. Più utile guardare al “Price to Affo ratio” e al Dividend yield. Ebbene: nel primo caso il multiplo – calcolato da Seeking Alpha – conferma la suggestione offerta dal P/e. Cioè: il rapporto sul 2024 (26,99) è situato più in alto rispetto al valore di 15,5 della mediana del settore di riferimento.

Riguardo, invece, al secondo fronte il discorso che può farsi è il seguente. Il dividend yield è il rapporto tra la cedola annuale offerta dalla società e il prezzo dell’azione. In altre parole: segnala il rendimento in percentuale del dividendo in rapporto al prezzo della società in Borsa. Un dividend yield alto può essere attraente, ma bisogna vedere se la cedola è sostenibile nel tempo in funzione del business. Diversamente, un dividend yield che può sembrare scarsamente attraente non è necessariamente negativo. Nel caso dei Reit – tenuti per statuto a distribuire parte importante dei profitti agli azionisti – il dividend yield è normalmente alto. In un simile scenario l’indicatore di Equinix – secondo Seeking Alpha e sempre al 9/1/2025 – è dell’1,79% (4,7% quello del comparto di riferimento). La società, da parte sua, prevede sull’intero 2024 circa 1,624 miliardi di cedole cash per un Payout Ratio intorno al 48%. La dinamica, indica sempre il gruppo, è di un costante rialzo della cedola negli ultimi 5 anni. A fronte di ciò – è intuitivo – il dividend yield più contenuto rispetto al settore di riferimento potrebbe essere conseguenza tra le altre cose delle più elevate quotazioni in Borsa della multinazionale californiana.

La struttura finanziaria

Insomma: il risparmiatore fai-da-te – nonostante il mondo dei data center sia valutato dagli esperti interessante – deve fare molta attenzione e tenere in considerazione molteplici aspetti e fattori prima di approcciare un simile settore. Non ultima, vista la stessa centralità della distribuzione delle cedole, la struttura finanziaria aziendale e la sua solidità.

Qui l’azienda indica che – al terzo trimestre del 2024 – il rapporto tra debito netto ed Ebitda annualizzato è di 3,5 volte. Un dato che nel settore in oggetto non sembra elevato.

Alla fine quindi il messaggio rimane quello: senza alcun suggerimento per gli acquisti, deve aversi molta prudenza, tenendo in considerazione la propria propensione al rischio.

L’andamento del titolo

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