Lettera al risparmiatore

Intelligenza artificiale: sulla corsa di Tsmc il pericolo della Cina

Il colosso della produzione di chip per conto di terzi sfrutta la domanda legata alle nuove tecnologie. Profitti in rialzo ma c’è l’incognita dei nuovi dazi

class="dinomecognome_R21"> Vittorio Carlini

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Da una parte l’espansione del business aziendale, anche in scia alla domanda di microchip per l’Artificial intelligence (Ai). Dall’altra il rischio rappresentato dalle mosse della Cina rispetto all’isola di Taiwan e la guerra dei dazi spinta da Washington. Il tutto con il focus sulla frontiera dell’innovazione, al fine di contrastare la concorrenza. Così puo fotografarsi – in linea di massima – il contesto dell’attività di Taiwan Semiconductor Company (Tsmc).

Già, Tsmc. Questa, va ricordato, opera come una cosiddetta “pure-play foundry”. In altre parole: il gruppo si concentra esclusivamente sulla realizzazione di chip per conto terzi. In tal modo il colosso tecnologico non entra in competizione con i clienti, garantendosi – a suo dire – una più efficace e trasparente collaborazione.

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L’evoluzione tecnologica

La multinazionale taiwanese, quale parte della sua strategia, punta molto – per l’appunto – sull’evoluzione tecnologica. Nel 2024 gli investimenti capitalizzati (Capex) sono previsti poco sopra 30 miliardi di dollari.

Ebbene: tra il 70 e l’80% degli impieghi in oggetto viene indirizzato verso le tecnologie di processo avanzate. Di cosa si tratta? Sono le metodologie e gli strumenti più sofisticati per produrre chip con transistor e circuiti integrati estremamente piccoli e complessi. Un approccio il quale permette di avere prodotti caratterizzati da prestazioni più elevate, minore consumo energetico e maggiore densità di transistor. Ogni tecnologia di processo è indicata nella misura dei nanometri (nm). Ad esempio: 7 nm, 5 nm o 3 nm. Questi, nel passato, rappresentavano la dimensione fisica reale del gate di un transistor. Cioè: la porta/interruttore che controlla se la corrente può passare o meno tra due parti del transistor stesso. Applicando una tensione al gate, si apre o si chiude il percorso per il flusso di corrente, permettendo al transistor di funzionare. Oggi, invece, l’uso del numero in nanometri ha una valenza più commerciale e serve a distinguere ogni generazione di tecnologia di processo.

Si tratta di un contesto dove – essendo serrata la corsa alla sempre maggiore miniaturizzazione – le società del settore, da un lato, tentano di avere tecnologie contraddistinte da meno nanometri; e, dall’altro, vogliono aumentare i ricavi generati da quest’ultime.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Così, nel terzo trimestre del 2024, Tsmc indica di avere realizzato il 69% del totale del fatturato da wafer (la base di silicio sui cui è costruito il chip) proprio con le tecnologie più avanzate. Cioè: da 7 nm in giù. In particolare: il 17% e il 32% delle vendite sono appannaggio rispettivamente di 7 e 5 nanometri. Il rimanente 20%, invece, è da ricondursi alla tecnologia dei 3 nm. Un’obiettivo per il futuro? Avviare il processo a 2 nanometri. Questo, secondo le indicazioni aziendali, dovrebbe essere lanciato nel 2025.

Sia chiaro, la strategia in generale non implica che la produzione con più nanometri sia messa da parte. La fabbrica inagurata in Germania (Dresda) nell’ambito delle attività specialistiche – automotive e industry – prevede tecnologia di processo anche con un numero più elevato di nanometri. Ciò detto, però, la considerazione di fondo riguardo alla maggiore miniaturizzazione resta valida. Un esempio? Il fatto che il nodo dei 3 nm è alla base della realizzazione di processori ad alta efficienza per data center e applicazioni di intelligenza artificiale. Quell’Ai che – va ricordato – è per grande parte alla base dell’attuale spinta ai conti di Tsmc.

Il rischio geopolitico

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Da tempo – quando si parla del colosso taiwanese dei chip – il tema geopolitico è centrale. Adesso però, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la questione dei rapporti tra l’isola di Formosa e la Cina diventa ancora più rilevante. La riprova? L’ha offerta una dinamica del titolo in Borsa.

RICAVI PER PIATTAFORMA E AREA GEOGRAFICA

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Il 17 luglio scorso Trump (allora ancora semplice candidato alle presidenziali Usa) ha affermato che Taiwan dovrebbe pagare gli Stati Uniti per l’ombrello difensivo garantito all’isola. In scia a quella dichiarazione Tsmc, in una singola seduta, è arrivata a perdere il 7,98%. Un bel tonfo che, peraltro, è l’indizio di come il mercato non sconti realmente il rischio dell’ escalation militare da parte di Pechino. Certo, diversi esperti considerano l’invasione dell’isola improbabile. Sarebbe una mossa senza vincitori, vista la stessa interconnessione tra le due potenze. La PboC – viene ricordato – ha una quota importante del debito pubblico statunitense. Non solo. L’operazione militare “romperebbe” le filiere globali di produzione e approvvigionamento dei microchip. Un evento il quale, da una parte, colpirebbe importanti aziende hi tech americane (e non solo); e che, dall’altra, impatterebbe la stessa economia dell’ ex Regno di Mezzo. Il tutto con un calo del Pil globale che, secondo stime di Bloomberg, arriverebbe fino al 10%. Ciò detto, però, il tema geopolitico –visto che la stessa Tsmc sta diversificando la presenza della base produttiva fuori dall’isola – deve essere preso in considerazione.

Il fronte dei dazi

Ma non si tratta solamente della questione legata al rischio di conflitto militare per Taiwan. Altro aspetto è la guerra commerciale tra Washington e Pechino. Trump, durante la campagna elettorale, ha indicato che potrebbe definire – sull’export dall’ex Regno di Mezzo verso l’America – nuove tariffe riguardanti specifici settori. Si tratterebbe di un’ulteriore inasprimento delle tensioni che già percorrono il settore hi tech. In tal senso basta ricordare cosa è accaduto il 18 ottobre 2024, quando è stata pubblicata la notizia di un’indagine Usa sulla possibile violazione – da parte di Tsmc – delle norme che vietano la vendita di chip per l’Ai alla cinese Huawei. In Borsa il titolo del gruppo ha subito solo una leggera sbandata. E, tuttavia, l’evento segnala come i nuovi dazi acuirebbero le già esistenti tensioni geopolitiche.

Fin qua alcune considerazioni in merito all’evoluzione tecnologica e alla guerra commerciale. Il risparmiatore, però, volge lo sguardo allo stesso conto economico. La multinazionale taiwanese nel terzo trimestre del 2024 ha riportato ricavi e redditività in aumento. Il fatturato è stato di 23,5 miliardi di dollari, in rialzo del 36% rispetto allo stesso periodo del 2023. L’utile per azione diluito, dal canto suo, è salito a 1,94 dollari (1,29 l’Eps di un anno prima). Si tratta di numeri in espansione che a detta dell’azienda sono dovuti – per l’appunto – soprattutto alla domanda di chip per smartphone e l’Ai. Proprio quest’ultima tecnologia costituisce il driver principale dell’incremento del business di Tsmc che, nell’ultimo anno, è assolutamente rilevante. Ciononostante, alcuni esperti inviano un “alert”: la velocità di crociera della società nell’ultimo quarter, rispetto al precedente, ha frenato (+12,9%).

INVESTIMENTI IN CONTO CAPITALE

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L’andamento in Borsa

La preoccupazione, a prima vista, potrebbe apparire eccessiva. Tuttavia il risparmiatore fai-da-te deve sempre monitorare i tassi di crescita di un’azienda e la sua redditività. Il motivo? Perché il titolo di Tsmc (+93,3% nel 2024) ha corso parecchio e le attuali quotazioni – al di là del rischio Cina – sono sostenibili se la velocità di marcia del gruppo rimane elevata. Secondo Seeking Alpha alcuni indicatori segnalano che le azioni non sono a sconto. Ad esempio: il rapporto tra l’Enterprise value e le vendite (sia sui 12 mesi rolling che stimate sull’anno) è superiore – oltre le 9 volte – alla mediana del settore, poco sopra 3 volte. Lo stesso P/e non GAAP forward del gruppo (cioè il rapporto tra prezzo e utili stimato sul 2024) è maggiore a quello del comparto di riferimento. Diversamente, però, il PEG non GAAP forward – che normalizza il P/e rispetto alle aspettative degli analisti sul trend degli utili futuri – è inferiore a quello di settore. In altre parole: la scommessa del mercato è che la continua crescita della profittabilità aziendale, da una parte, giustifichi gli attuali multipli; e, dall’altro, riporti i medesimi a livelli più consoni nei prossimi esercizi. Evidentemente sarà il tempo a dire se l’impostazione è corretta. Nel mentre, più sul breve periodo, l’azienda – che nel mese di novembre ha riportato vendite in rialzo del 34% sul 2023 e in calo del 12,2% rispetto ad ottobre – indica sul quarto trimestre del 2024 le seguenti stime: i ricavi sono previsti assestarsi tra 26,1 e 26,9 miliardi di dollari; il gross profit margin, calcolato con il cambio di un dollaro Usa verso 32 dollari taiwanesi, dovrebbe dal canto suo essere compreso tra il 57 e 59%. Infine: l’operating profit margin, sempre con il cambio indicato, è stimato nella forchetta tra 46,5 e 48,5%.

Per approfondire

L’andamento del titolo

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