Intelligenza artificiale: Cadence disegna i chip e aumenta il fatturato
La società californiana realizza i software che definiscono l’architettura dei microprocessori. Il titolo in Borsa è caro e c’è l’incognita dei dazi su Pechino
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Digitalizzazione dell’economia. Boom dell’Intelligenza artificiale (Ia). Internet delle cose. Sono alcuni dei fenomeni dominanti nello sviluppo tecnologico, come lo conosciamo oggi. Un’evoluzione la quale sarebbe impossibile senza la cosiddetta “fabbrica del silicio”. Cioè: la filiera globale dei microchip.
La fabbrica dei chip
Si tratta di un mondo dove, al di là dei colossi integrati che fanno più o meno tutto in casa, l’architettura del semiconduttore - saltata fuori da un laboratorio in California - vola verso Taiwan. Qui - anche grazie a macchinari olandesi (la fotolitografia “made” in Asml) e alla materia prima offerta da aziende nipponiche - il microprocessore viene forgiato sul “silicio” dalla Tsmc di turno. Così individuato il chip è -infine - assemblato e testato con tecnologie di aziende non di rado diverse da loro. Insomma: il settore è complesso. Un comparto il quale - in linea di massima - può dividersi in tre grandi passaggi. La seconda e la terza fase (rispettivamente “wafer fabrication” e test di funzionamento ed assemblaggio) sono quelle più note. E, tuttavia, la prima costituisce un momento essenziale nella filiera dei microprocessori. Essa è rappresentata - essenzialmente - dal cosiddetto “design”. Vale a dire: la progettazione dell’architettura del microprocessore che - deve ricordarsi - può arrivare a contenere fino a un trilione di transistor. È un passaggio ad altissimo valore aggiunto. Un fronte dove c’è chi - tra le altre cose - fornisce la “matita informatica” (il software) per disegnare il microchip. È il caso della statunitense Cadence Design Systems.
Oggetto sociale
La multinazionale californiana ha quale mercato di riferimento - soprattutto - il cosiddetto Eda. Di cosa si tratta? È il disegno automatico dell’architettura di soluzioni hi tech. In generale la società realizza software e piattaforme per progettare, simulare, assemblare sistemi elettronici e semiconduttori. Più in particolare, Cadence divide i ricavi per categorie di prodotti. Ebbene: a fine del terzo trimestre del 2024, l’area che ha generato le maggiori vendite (27%) è la cosiddetta “Functional Verification, Including Emulation and Prototyping Hardware”. Appannaggio di questo settore ci sono diverse attività: dall’uso di hardware per simulare il comportamento della soluzione elettronica fino alla creazione, grazie a piattaforme hi tech, della versione fisica del design del circuito integrato. Il secondo e terzo segmento - per peso sul fatturato - sono invece il “Digital IC Design and Signoff” (24%) e il “Custom IC Design” (19%). Il primo segmento ha ad oggetto prodotti e servizi dedicati alla progettazione e verifica finale di circuiti integrali digitali (il Signoff è la fase dove il chip è convalidato a livello di requisiti tecnici e di produzione). Il secondo, invece, ricomprende i software per la progettazione di semiconduttori personalizzati. Infine - al di fuori del core business dell’Eda - ci sono, da un lato, il mondo dell’IP (blocchi di progetti pre-definiti) che è valso il 14% delle vendite; e, dall’altro, la progettazione di sistemi (non singoli microprocessori) che ha generato il 16% dei ricavi (sempre del terzo quarter del 2024).
Il conto economico
A fronte di un simile scenario ben si comprende uno degli atout di Cadence: la diversificazione del business. La caratteristica ha aiutato non poco i conti del gruppo. Nel terzo trimestre la società ha realizzato un giro d’affari di 1,2 miliardi di dollari, in crescita del 19% rispetto allo stesso periodo del 2023. L’Operating income del gruppo, invece, è stato di 350 milioni a fronte dei 292,9 di un anno prima. Infine: l’utile per azione (Eps) diluito. Questo è risultato di 0,87 dollari, in calo rispetto ai 0,93 dollari del terzo quarter dell’anno precedente. Si dirà: il conto economico, quindi, non è così positivo. Il mercato non condivide l’affermazione. La contrazione della redditività netta è stata l’effetto solamente della gestione finanziaria (maggiori oneri passivi). L’attività operativa - per l’appunto - è al contrario aumentata, tanto che la Borsa -in scia alla pubblicazione della trimestrale - ha premiato Cadence: il titolo ha guadagnato- in un’unica seduta - il 12,5%.
Posizionamento
Al di là delle percentuali quali, in concreto, i punti di forza della società? Gli analisti -secondo Seeking Alpha - ne individuano diversi. In primis -viene sottolineato - è importante l’ecosistema di piattaforme di progettazione e verifica. Un habitat informatico che - nell’eventualità del passaggio ad altri fornitori- richiede “costi di trasmigrazione” molto alti. Soprattutto, in termini di nuove competenze tecnologiche e di tempistica. Non solo. Cadence Deisgn ha un forte posizionamento nell’attività di verifica dell’hardware con la piattaforma Palladium. La capacità - è l’indicazione degli esperti - di testare alcuni dei sistemi su chip tra i più complessi attribuisce all’azienda un vantaggio competitivo importante, proprio perché i microprocessori stanno diventato sempre più complicati. In tal senso, il ceo di Nvidia - che è cliente di Cadence - ha definito Palladium l’unico «elettrodomestico più importante del suo frigo». Di più. Gli analisti rimarcano altri tre aspetti che rafforzano il “fossato” attorno all’attività del gruppo californiano. Il primo è l’utilizzo - da parte della stessa Cadence - dell’Ia nei suoi prodotti. Il che rende quest’ultimi maggiormente efficienti. Il secondo è costituito dalle partnership con diversi big dei semiconduttori (da Broadcom fino a Qualcomm e alla stessa Nvidia). Una condizione la quale, combinata con un modello di ricavi ricorrenti, permette all’azienda di avere visibilità sulle entrate e - quindi - sugli investimenti da effettuare. Il terzo aspetto -comune a tutte le aziende del settore - è infine il fatto che l’Eda richiede alte competenze. Quindi, il pericolo di affrontare nuovi concorrenti non è troppo elevato. Vero! C’è la necessità di rimanere sulla frontiera dell’innovazione con il rischio di perdere il treno dell’ultima invenzione. E, però, il discorso di fondo non cambia: l’elevata sofisticazione del settore riduce fortemente i potenziali concorrenti.



