Lettera al risparmiatore

Intelligenza artificiale: Alphabet spinge Google nella sfida dei chatbot

La società è leader nella ricerca via web ma ChatCPT e start up come Perplexity crescono. Focus sulle possibili sanzioni nel processo Usa antitrust

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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Da una parte, i recenti dati trimestrali. Dall’altra, la sfida che i chat bot addizionati con l’Intelligenza artificiale portano al core business aziendale. Anche così può approcciarsi ad Alphabet, la conglomerata che controlla Google.

Il conto economico

La società, quotata al Nasdaq, alcuni giorni fa ha riportato i numeri del secondo trimestre del 2025. I ricavi e la redditività sono risultati in rialzo. Il giro d’affari è arrivato a 96,428 miliardi di dollari, con una crescita rispetto allo stesso periodo del 2024 del 14% (+13% a cambi costanti). Il profitto netto, dal canto suo, è stato di 28,196 miliardi (23,619 un anno prima). L’ utile per azione (Eps) diluito, infine, si è assestato a quota 2,31 dollari. Si tratta di numeri che, in generale, hanno battuto le stime di consenso. Riguardo all’Eps diluito, ad esempio, il mercato attendeva - secondo Seeking Alpha - il valore di 2,2o dollari. A frontedi un simile contesto il titolo, in Borsa, ha reagito positivamente.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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I driver del business

Già, positivamente. Ma quali i driveri principali di un simile trend di conto economico? In primis c’è stato l’incremento della divisione Google Cloud. La nuvola informatica di Alphabet ha generato un fatturato di 13,6 miliardi. Il dato implica la crescita del 32% anno su anno. Vale a dire: da una parte, c’è stata l’accelerazione rispetto alla salita del 28% registrata nel primo trimestre dell’anno; dall’altra, il gruppo ha dato una dimostrazione di forza sul fronte del cloud che - ogni momento - viene monitorato con la lente di ingrandimento da parte degli analisti. In particolare, la dinamica riflette la forte domanda di capacità computazionale per addestramento e uso di modelli d’Intelligenza artificiale (Ia) in capo alle aziende clienti. Uno scenario il quale rafforza il ruolo del cloud come infrastruttura della medesima Artificial Intelligence (Ai).

Inoltre, altro motore dei conti di Alphabet, i ricavi pubblicitari - i quali peraltro rappresentano la componente più significativa del giro d’affari - hanno raggiunto 71,3 miliardi. Cioè: l’espansione è del 10,4% rispetto al secondo trimestre del 2024. Qui una buona spinta è arrivata da YouTube. Senza dimenticare, peralto, la ricerca tradizionale che da sola ha generato 54,2 miliardi di fatturato (+12%), battendo le aspettative degli analisti che se ne aspettavano 52,9 miliardi.

RICAVI E DIVISIONI

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Infine -terzo motore dei conti della controllante della grande «G» e intimamente legato al secondo driver - c’è stata l’adozione massiva delle funzionalità di Artificial intelligence nella ricerca, soprattutto in Ai Overview (la cosiddetta Panoramica). Questa ha superato 2 miliardi di utenti mensili (a fronte dei 1,5 miliardi registrati nel primo quarter del 2025), contribuendo ad aumentare volume ed intensità delle ricerche. L’adozione dell’Intelligenza artificiale ha stimolato un maggiore engagement e sostenuto la monetizzazione del medesimo searching.

I numeri della sfida

Insomma, tutto rose e fiori? La situazione è più difficile. Uno dei temi su cui gli esperti si interrogano è proprio quello dell’impatto dell’Ai sul modello di business dei motori di ricerca per Internet. Google rimane il leader quasi incontrastato del web-search globale. Nel 2025 la grande «G» detiene circa l’89–90% delle quote di mercato mondiali. Il numero è impressionante e - allo stato attuale - non induce preoccupazioni nel management di Alphabet. Sennonché, a detta di recenti analisi di mercato, i chatbot conversazionali stanno conquistando un numero crescente di utenti. Circa il 5,6% del traffico di ricerca su browser desktop negli Stati Uniti è ormai intercettato da strumenti quali ChatGPT e Perplexity. Una crescita della ricerca conversazionale via Ai che è esponenziale: era al 2,5% appena un anno fa, e addirittura sotto l’1,3% a inizio 2024.

Non solo. Tra gli utenti considerati “early adopters” – quelli che hanno iniziato a usare chatbot già nel 2023 – la tendenza è ancora più evidente: il 40% del traffico desktop di questa fascia ora passa da strumenti di Ia, mentre la quota dei motori di ricerca tradizionali è scesa dal 76% al 61% in soli dodici mesi. Insomma: la sfida esiste e -se non nel brevissimo periodo - produrra i suoi effetti nel mondo della ricerca via web.

LA REDDITIVITÀ DELLE DIVISIONI

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I competitor

Al di là delle singole dinamiche quali, più nel dettaglio, gli sfidanti di Google? Tra i colossi c’è, per l’appunto, ChatGPT. L’applicazione vanta oltre 5,2 miliardi di visite mensili a inizio 2025 e la versione con browsing attivo e citazioni in tempo reale, lo rende un’alternativa credibile alla grande «G». In particolare - è l’indicazione di diversi analisti- ChatGPT ha cambiato le aspettative degli utenti, i quali iniziano a preferire interazioni conversazionali ai classici elenchi di link. Ciò detto però, non deve scordarsi, che ci sono molte frizioni tra OpenAI (da cui è nata ChatGPT) e il suo grande finanziatore Microsoft. Diversi sono i punti di contrasto: dal fatto che la stessa OpenAi è diventata concorrente del gruppo di Redmond sull’Ia per le imprese fino all’eplorazione da parte della “start up” di Sam Altam di partnership con altri fornitori cloud (Google Cloud, Oracle, CoreWeave), per ridurre la dipendenza da Microsoft Azure. Chiaro che simili situazioni possono creare delle turbolenze all’Ia made in OpenAi.

LA DINAMICA DELL’UTILE

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Ma non è solamente questione di ChatGPT. Ci sono anche - unitamente al Bing di Microsoft “drogato” con l’Ia di Copilot - altri competitor che emergono. Uno tra gli altri: Perplexity Ai. E’ una start up - fondata nel 2022 da ex ingegneri di OpenAI e Google - dove il motore di risposta fornisce risposte articolate con citazioni delle fonti per verificarne l’attendibilitày. In meno di due anni, Perplexity ha visto una crescita esplosiva: nel marzo 2025 il sito ha superato i 160 milioni di visite mensili, con un incremento annuo di oltre il 200% A maggio 2025, l’azienda ha rivelato di processare circa 780 milioni di query mensili, equivalenti a 30 milioni al giorno. Un volume ancora piccolo rispetto ai grandi motori, ma in rapidissima ascesa.

Le contromosse

Alphabet - ovviamente - ha reagito all’assalto di ChatGPT e degli altri chatbot. In che modo? Dapprima, ha potenziato l’ecosistema della ricerca, introducendo strumenti conversazionali nativi quali AI Overviews e Ai Mode. Questi sono integrati in Google Search e offrono risposte sintetiche generate da Gemini 2.5 sopra i link tradizionali. Vero! Uno dei grandi punti di domanda di una simile strategia è che - non inducendo l’utente a cliccare sul link - la monetizzazione della ricerca può subire dei colpi. Ciò detto però - al fine di evitare l’effetto indesiderato - Alphabet ha iniziato a inserire annunci sponsorizzati direttamente nei contenuti generati dall’Ia. Di più: ha scelto di limitare l’utilizzo dell’Ai ad una parte delle “query”, proprio per non cannibalizzare il traffico commerciale. Inoltre, sono state potenziate funzionalità visive come Lens e Circle to Search, che, integrate con l’Intelligenza artificiale, migliorano l’interazione e la fidelizzazione. In scia a simili mosse, il gruppo ha ribadito - ricordando gli ultimi dati trimestrali - che l’Ai non sostituisce la ricerca ma la espande. Il risparmiatore fai-da-te -ovviamente- deve fare la tara a simili considerazioni, monitorando i ricavi da advertising legati al search e l’andamento stesso di quest’ultimo.

Procedimento anti trust

Fin qua alcune suggestioni in merito ai dati economici e alla fondamentale sfida sulla ricerca via web. L’investitore, tuttavia, deve ricordare anche un altro aspetto. Il processo antitrust che vede coinvolta Alphabet negli Usa. Com’è noto, nell’agosto del 2024, un giudice federale ha stabilito che Google ha agito illegalmente per mantenere la propria posizione di mercato. Dopo diversi passaggi, il procedimento in merito ai “rimedi” da porsi da parte di Google stessa è arrivato nella fase conclusiva. Una decisione è attesa entro la prima parte di agosto. Secondo alcuni analisti, - nonostante la natura esatta del rimedio rimanga incerta - l’esito più probabile potrebbe essere il divieto di pratiche escludenti e del pre-caricamento esclusivo di Google Search sui principali punti di accesso negli Stati Uniti, come i dispositivi Apple, gli smartphone Android, i browser di terze parti e Chrome.

Misure più punitive- quali ad esempio l’obbligo di vendere Chrome o la limitazione dei programmi di intelligenza artificiale- vengono considerate meno probabili. E, però, restano possibili. Di conseguenza, la cautela deve essere massima. Anche con riferimento alle reazioni del titolo in Borsa.

Quell’azione, la quale - a detta di Seeking Alpha - ha un P/e non GAAP sul 2025 di 19,5 volte e un PEG non GAAP a 3-5 anni di 1,3. Si tratta di valori un po’ più alti del settore di riferimento, ma certamente non così elevati. Tanto che -lo stesso Seeking Alpha - definisce la valutazione «sfidante». Il Momentun è considerato «moderato» mentre la marginalità viene valutata «forte».

Per approfondire

L’andamento del titolo

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