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Intel e STM, doppio crollo in Borsa e class action sul gruppo Usa

In un mese titolo americano quasi dimezzato, -31,5% per quello franco-italiano. Due studi legali aprono il dossier anche sulla multinazionale europea 

di Antonella Olivieri

4' di lettura

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Dal 25 luglio, quando ha annunciato i risultati del semestre, ma soprattutto ha rivisto le stime per l’intero anno, STM ha perso più di 10 euro ad azione, scendendo dai 37 euro, che non ha più recuperato, anche sotto i 27 euro attuali. Previsioni, rivelatesi errate, sulla ripresa della domanda di microchip alla base della brusca correzione della guidance, la seconda di fila quest’anno, di ricavi per l’intero 2024 che dai quasi 17 miliardi di dollari di cui si parlava a inizio anno (comunque inferiori ai 17,29 miliardi del 2023), e dalle indicazioni di 14-15 miliardi ribassate ad aprile, sono visti ora planare nel range di 13,2-13,7 miliardi. La Borsa si è fatta prendere in contropiede e nella seduta dell’annuncio il titolo ha ceduto di botto quasi il 14%.

Non è la prima volta che succede. In questo settore, molto particolare, le quotazioni si adeguano rapidamente alle indicazioni che arrivano dalle aziende. Tanto più quando, come è successo negli ultimi tempi, le sorprese non sono positive.

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Il caso Intel

L’ultimo clamoroso caso è quello di Intel che a inizio mese ha dichiarato 17.500 licenziamenti (pari al 15% della forza lavoro), la sospensione del dividendo e tagli di costi operativi e spese in conto capitale per oltre 10 miliardi di dollari. Pollice verso dal mercato che il 2 agosto ha buttato giù il titolo del 26%, mandando in fumo in una sola seduta 32 miliardi di capitalizzazione.

Intel ha problemi specifici. Ha sollevato polemiche la notizia che sette anni fa l’azienda americana avesse rinunciato a entrare nel capitale di Open Ai perché non credeva nelle potenzialità dell’intelligenza artificiale, terreno sul quale è scivolata anche oggi attirandosi le critiche di non avere prodotti adatti all’applicazione in questo settore. E visto che i guai non arrivano mai soli, mercoledì scorso il fondo Construction Laborers Pension Trust of Greater St. Louis ha promosso una class action contro il colosso Usa dei microchip, accusandolo di aver contribuito a gonfiare le quotazioni del titolo con indicazioni in precedenza fuorvianti. Inutile dire che l’investimento miliardario per costruire uno stabilimento in Europa, di cui si è parlato e si è letto per mesi, è sparito dai radar.

La specificità di STMicroelectronics

STM non opera nello stesso segmento. Intel ha prodotti differenti (in particolare per il calcolo, microprocessori per i pc) e mercati di sbocco differenti. La multinazionale italo-francese invece sforna sensori, microcontrollori e dispositivi di potenza che servono a interagire col mondo esterno: per il 40% il fatturato è nell’auto, per il 30% nel comparto industriale, per il 20% nella telefonia. Però anche su STM pende la minaccia di una class action. Almeno due studi legali americani (STM è quotata anche a New York) hanno messo nel mirino il gruppo per lo stesso motivo – indicazioni fuorvianti - dopo il crollo del titolo in Borsa.

A sentire quello che raccontano analisti ed esperti del settore il contesto in cui è maturato l’abbaglio della crescita che ha portato al brusco ridimensionamento delle aspettative è quello di un’inversione del ciclo tra le più severe dal 2009, in una situazione dove la pandemia e poi l’uscita dal Covid hanno alterato le dinamiche di mercato offuscandone la visibilità.

Mentre una crescita “normale” per il settore è del 7%-8%-9% all’anno, STM ha sperimentato tra il 2021 e il 2022 una crescita eccezionale dei ricavi del 25% e poi del 26%, seguita da un +7% nel 2023. Quest’anno lo stop, con una marcia indietro dell’ordine del 22%, dai 17,29 miliardi di dollari del 2023 a 13,5 miliardi a metà del range indicato.

La domanda e offerta di chip

È successo che tra la fine del 2020 e la metà del 2022 la domanda di chip è stata molto elevata, così elevata che nemmeno il conseguente aumento dei prezzi è riuscito a scoraggiarla. La paura di restare senza chip e di dover rallentare o fermare la produzione, come è successo nel settore dell’auto, ha spinto i clienti a ricostituire le scorte in misura eccedente a quelle che si sono rivelate poi le reali esigenze. Ma i produttori di microchip, impossibilitati a evadere la valanga di ordini senza accumulare ritardi, hanno chiesto ai clienti – in via eccezionale - di impegnarsi all’acquisto in modo irrevocabile prenotando la “merce” anche in anticipo di un anno o più. Il risultato è che mentre le aziende come STM viaggiavano a pieni giri, il canale distributivo si è intasato per eccesso di scorte. I produttori non hanno avuto segnali di preallarme perché gli ordini non potevano essere cancellati e quando si sono accorti della situazione era già troppo tardi. Chi si appoggia alle foundries (produttori in conto terzi come il gigante taiwanese Tsmc) ha maggiore flessibilità, chi tende a far quasi tutto in casa come STM, che è un gruppo verticalmente integrato, in questi casi paga dazio.

Meno ricavi vuol dire più oneri di sottoutilizzo degli impianti e meno guadagni: rispetto a 3,8 miliardi di dollari di ricavi in meno previsti per quest’anno l’utile operativo scenderà di 2,9 miliardi.

Investimenti confermati

STM però non ha cancellato gli investimenti strategici, finanziati coi fondi pubblici ai sensi del chips act Ue a Catania e a Crolles, perché convinta che i trend di lungo periodo nell’elettrificazione dell’auto, nella digitalizzazione e nella spinta al risparmio energetico siano ancora attuali. Nè ha denunciato esuberi, limitandosi a un temporaneo blocco delle assunzioni.

Il titolo, che in un mese (dal 10 luglio al 9 agosto) ha perso il 31,5%, ha ora un p/e di 20 volte sul 2024 e 13 volte sul 2025, a sconto sui titoli più strettamente comparabili che per il 2024 segnano una media di 28 volte. Intel – che ha chiuso in rosso i primi due semestri dell’anno e ha quasi dimezzato (-43,47%) il suo valore di Borsa nel giro di un mese – ha un p/e 2024 di 58 volte e un rapporto prezzo/utili sul 2025 di 17 volte.

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