Tech

Intel, la Borsa scommette sulla mossa di Trump e vuole la svolta nei conti

Il gruppo è impegnato nella ristrutturazione e il possibile intervento del governo Usa spinge la speculazione. Il mercato chiede risultati concreti

di Vittorio Carlini

4' di lettura

4' di lettura

Un mercato in attesa. Così, può riassumersi l’atteggiamento degli investitori riguardo ad Intel. La riprova è offerta dalla dinamica del titolo in Borsa. «Dapprima deve sottolinearsi - spiegano alcuni graficisti al Sole 24 ore - che le azioni stano realizzando, nel lungo periodo, un trend ribassista. La resistenza dinamica - passante dal doppio massimo in area 69 dollari del 2021 e il top più in basso di fine dicembre del 2023 (circa 51 dollari) - attualmente sarebbe intorno al livello di 41 dollari». Sennonché, oggi il titolo danza a circa 20 dollari. Cioè: un valore ben inferiore il quale, per l’appunto, «segnala l’impostazione al ribasso».

TRIMESTRI A CONFRONTO

Dati in miliardi di dollari al 30/2024 e 2025

Loading...

Il movimento laterale

Ciò detto, però, «da poco più di un anno le azioni sono inserite in un andamento laterale. Un rettangolo che ha quale tetto la quota di 27 dollari, mentre il pavimento è situato nella zona dei 18 dollari». Di solito, in simili situazioni, la statistica dice che l’uscita «dal momento di congestione è all’ingiù. Se ciò accadesse - spiegano sempre gli analisti indipendenti - il livello da monitorare sarebbe quello dei 12-13 dollari». Al di là, tuttavia, della statistica - e del fatto che in un simile contesto il risparmiatore fai-da-te è obbligato alla massima cautela, valutando la propria propensione al rischio - è chiaro come il mercato sia in “stand by”. Una condizione la quale è ben comprensibile. Gli investitori v0gliono capire se, dopo la falsa partenza legata al precedente ceo Pat Gelsinger - la storia di ristrutturazione dell’ex regina dei chip statunitense si vada realmente concretizzando. Oppure no.

Loading...

Oggetto sociale e false partenze

A fronte di ciò, e per meglio comprendere il contesto, è utile ricordare l’oggetto sociale dell’azienda. La multinazionale è un produttore integrato di chip. Vale a dire, realizza larga parte delle tre principali fasi di costruzione del semiconduttore: il disegno dell’architettura del microprocessore; la produzione del medesimo sul wafer; l’assemblaggio (in contenitori di plastica o ceramica) e il test. Tutti i passaggi descritti, storicamente, erano condotti su soluzioni di proprietà di Intel stessa. Ebbene: tra i focus del precedente Ceo - chiamato anch’esso al rilancio della società, e licenziato a fine del 2024 perché non ritenuto all’altezza - era che, da un lato, le foundry (fabbriche) del gruppo dovessero aprirsi sempre di più alla produzione per conto di terzi; e che dall’altro -anche al fine di perseguire l’obiettivo indicato - il gruppo dovesse effettuare importanti investimenti nella base produttiva. Proprio quest’ultimi mega esborsi si sono dimostrati - almeno agli occhi di esperti e mercato - non corretti. In particolare: è stato considerato insufficiente ritorno sull’investimento. Di qui, le reazioni negative della Borsa che - unitamente a conti trimestrali non soddisfacenti -hanno portato all’uscita di Gelsinger e all’arrivo, nel marzo scorso, di un latro amministratore delegato: Li-Bu Tan.

RICAVI E DIVISIONI

Dati in miliardi di dollari al 30/2024 e 2025

Loading...

Investimenti solo se c’è domanda

La nuova partenza è stata contraddistinta di diversi elementi. In primis c’è la rivisitazione del programma sulla divisione Foundry. Tan ha una visione precisa: ampliare la capacità produttiva solo se e quando serve. Così Intel ha congelato i nuovi stabilimenti pianificati a Magdeburgo (Germania) e Polonia, rallentando il passo anche nell’espansione del mega-sito in Ohio. Detto diversamente: il gruppo riallinea gli investimenti alla domanda reale. Non solo. Le attività di assemblaggio e test in Costa Rica saranno consolidate nelle fabbriche più grandi in Malesya e Vietnam. Il tutto al fine di ridurre costi e duplicazioni.

La razionalizzazione, però, non riguarda solamente l’ampliamento delle fabbriche. Il nuovo corso - al fine di non disperdere energie su troppi fronti - mantiene il focus sul progetto Intel 18a e punta ad approcciare con maggiore circospezione il 14A. Di cosa si tratta? In generale l’industria dei semiconduttori è concentrata sulla continua miniaturizzazione dei chip. Un contesto in cui, quali unità di misura, si utilizza il nanometro (un miliardesimo di metro), riferendolo tipicamente alla dimensione del gate del transistor. Più questo diventa piccolo e più transistor possono essere inseriti nel chip, aumentandone la potenza di calcolo.

TRIMESTRI E REDDITIVITÀ

In % il Gross margin non GAAP

Loading...

Il focus su Intel 18A

Ebbene: il gruppo - nel progetto Intel 18A - vuole avviare nel 2025 la produzione su larga scala del microchip a 1,8 nanometri (la A è l’iniziale di Anstrong che equivale ad un decimo di nanometro) per far sì che sia alla base dei nuovi prodotti. Parallelamente l’azienda ha sviluppato varianti, quali ad esempio il 18A-P, in grado di garantire prestazioni superiori ma compatibili con il 18A. Riguardo, invece, all’ulteriore miniaturizzazione (Intel 14A) la parola d’ordine è diventata pragmatismo. Si procederà solo in presenza di impegni concreti da parte dei clienti. Nel momento in cui quest’ultimi non si materializzassero il programma in oggetto potrebbe essere annullato o posticipato. Si tratta di una linea “dura”, un tempo impensabile per una realtà che da sempre è il simbolo di ricerca ed evoluzione produttiva interna. Ma l’obiettivo di Tan è chiaro: contenere gli investimenti non redditizi e focalizzarsi solo su tecnologie con ritorni certi.

FLUSSI DI CASSA

In miliardi di dollari al 30/2024 e 2025

Loading...

L’architettura x86

Già, ritorni certi. Un ulteriore focus è certamente il rilancio dell’architettura x86. Questa è un po’ come l’alfabeto e la grammatica con cui il processore “parla” ai programmi. Intel la sviluppa dagli anni ’70 e di fatto i pc Windows e la maggior parte dei server al mondo usano il linguaggio in oggetto. Sennonché, negli ultimi anni x86 ha perso di “fascino” perché i chip basati su un’altra architettura (ARM per, ad esempio, smartphone) sono cresciuti molto, soprattutto grazie a consumi ridotti e buone prestazioni. A fronte di ciò Intel punta, da una parte, ad aggiornare l’architettura per renderla più efficiente e potente, specialmente per l’Ai e il calcolo pesante; e, dall’altra, vuole spingere nuovi prodotti che la usino e competere con ARM.

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L’analisi di Finlabo research

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti