Inflazione a doppio regime: spinge le azioni e mette pressione ai bond
Reazione contrastante al balzo registrato dai prezzi Usa (+3,3% annuale a marzo). Le Borse europee e Wall Street estendono il recupero post-tregua, ma il timore di conseguenze permanenti dallo shock petrolifero avvicina di nuovo verso i massimi i rendimenti dei titoli di Stato, soprattutto in Europa
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Prosegue la tregua sui mercati, in attesa di quella che potrebbe materializzarsi di fatto per il conflitto nel Medio Oriente sul tavolo delle trattative. Anche ieri i listini azionari hanno infatti continuato sulla strada del recupero avviato all’indomani dell’annuncio del pur fragile «cessate il fuoco». Più complessa la situazione nel mondo obbligazionario, con i rendimenti dei titoli di Stato che sono tornati a livelli vicini ai massimi raggiunti all’apice della tensione sullo scacchiere geopolitico, e quindi tenuti sotto stretta osservazione da parte degli investitori.
Via libera in Borsa
In tema di Borse, l’Europa ha terminato la giornata con rialzi dello 0,59% a Piazza Affari e comunque compresi entro il punto percentuale sugli altri listini continentali. Il bilancio settimanale parla così di un maxi-rimbalzo superiore al 4% per la Borsa italiana e soltanto di qualche centesimo più ridotto sia per gli altri indici europei, sia per quelli di New York. La diffusione del dato sull’inflazione negli Stati Uniti, evento clou della giornata dal punto di vista macroeconomico, non ha sotto questo aspetto orientato più di tanto l’andamento dell’azionario.
L’incremento dello 0,9% registrato su base mensile a marzo dall’indice dei prezzi al consumo (il massimo da marzo 2022) e il 3,3% annuale, pur in linea con le previsioni degli analisti, pare invece condizionare non poco la dinamica dei bond. Qui la risalita è apparsa evidente, in primo luogo, per i Treasury statunitensi, i cui rendimenti decennali si sono riportati al 4,31%, ma si è diffusa anche in quell’Europa che in fondo viene unanimemente ritenuta più vulnerabile agli shock dei prezzi energetici. Il Bund, in particolare, ha di nuovo infranto la soglia del 3%, attestandosi ben sette centesimi al di sopra di essa e vicino quindi ai massimi dal 2011 raggiunti proprio nei giorni precedenti l’accordo, mentre il BTp si è mosso di conseguenza finendo al 3,85% e a distanza di 78 punti base dal benchmark tedesco.
Frenata sui Bond
Evidente quindi la dicotomia in atto fra i comportamenti delle diverse asset class. Gli investitori «appaiono ancora desiderosi di comprare su ogni ribasso» sull’azionario come sottolinea Mark Dowding, responsabile degli investimenti sul reddito fisso di Rbc Bluebay, nonostante il fatto che «qualsiasi via d’uscita sarà più accidentata rispetto ad altri episodi geopolitici» e soprattutto che «dal punto di vista dei fondamentali, i prezzi più alti di petrolio e gas stanno già influenzando l’economia globale». Al tempo stesso la prudenza si mantiene estrema sull’obbligazionario: «Attualmente il mercato ritiene che la Fed continui a tenere un tono duro sull’inflazione, ma con azioni molto limitate e sconta lo status quo sui tassi Usa per almeno le prossime dieci riunioni» segnala John Kerschner di Janus Henderson Investors.
Il nodo delle conseguenze dello shock petrolifero
In quest’ultimo caso il gestore della casa di investimenti britannica avverte in particolare come gli operatori di mercato stiano sostanzialmente ignorando il dato statistico riscontrato in passato, sulla base del quale «a un aumento del 10% delle quotazioni del petrolio corrisponde un incremento complessivo di 25-30 punti base dei prezzi al consumo». Anche ieri il barile greggio si è mantenuto poco sotto i 100 dollari, livelli superiori del 40-50% rispetto a quelli pre-Iran che, se confermati per un periodo di tempo considerevole, «potrebbero portare a un’inflazione Usa superiore al 4% per il dato complessivo e intorno al 3% per l’indice core che renderebbe vana - ancora secondo Kerschner - gran parte dei progressi compiuti dalla Fed negli ultimi quattro anni». Un quadro ancora estremamente fluido e incerto, quindi, almeno per i bond.



