Prodotti a base vegetale

In Francia si potranno ancora vendere «burger veg»: stop al divieto di meat sounding

Pronuncia del Conseil d’Etat contro la misura che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1° maggio e che prevedeva il divieto dell’uso di termini mutuati dal mondo animale per la denominazione di prodotti a base vegetale

di Silvia Marzialetti

(AdobeStock)

2' di lettura

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Il Conseil d’Etat (l’equivalente francese del nostro Consiglio di Stato) ha bloccato l’entrata in vigore del decreto che – in Francia – avrebbe dovuto vietare l’uso di termini mutuati dal mondo animale, per la denominazione di prodotti a base vegetale (il cosiddetto meat sounding) a partire dal 1° maggio prossimo.

Secondo i magistrati, la legge causerebbe un grave danno alle aziende plant-based francesi, incidendo pesantemente sui fatturati e collocandole in una posizione di svantaggio rispetto ai produttori concorrenti che esportano gli stessi prodotti in Francia, senza incorrere in alcuna restrizione.

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I dubbi di legittimità su questo provvedimento (adottato anche in Italia attraverso la legge sulla carne da coltura cellulare, ma non ancora operativo in quanto sprovvisto del decreto attuativo), avevano già indotto il Consiglio di Stato francese nel 2023 ad appellarsi alla Corte di giustizia Ue sulla possibilità - per uno Stato membro - di adottare autonomamente restrizioni di siffatta portata. In assenza di pronunciamento da parte della Cgue, i magistrati hanno preferito sospenderlo.

Lo stesso divieto di meat sounding rischia di diventare operativo in Italia, nel caso in cui venisse varato il decreto attuativo previsto dalla legge sulla carne sintetica. Sul banco degli imputati ci sono termini ormai sdoganati nel lessico commerciale come “polpetta di ceci”, “burger di pesce”, “bistecca di soia” e con un indice di gradimento progressivamente in crescita tra i consumatori.

Come in Francia, le aziende di proteine vegetali - chiamate, nel caso, a un restyling massiccio su packaging, marketing e posizionamento sugli scaffali - temono un effetto disaffezione sul consumatore.
«I rilievi del Consiglio di Stato francese rispetto alla possibile incompatibilità del divieto di meat-sounding con il diritto europeo – dichiara Francesca Gallelli, consulente per le relazioni istituzionali del Good Food Institute Europe – rendono ancora più urgente la necessità di abrogare la norma italiana e ripristinare la certezza del diritto: è cruciale che le aziende possano tornare a svolgere le loro attività di marketing con serenità».

Un rallentamento, in realtà, c’è stato anche qui. Solo poco più di un mese fa il ministro Lollobrigida ha annunciato di aver avviato un percorso con Unionfood che consenta di arrivare, tra qualche mese, a una programmazione condivisa su questo divieto. Nel frattempo la norma (frutto di un emendamento presentato dal leghista Centinaio e provvedimento bandiera del dicastero Lollobrigida) è – di fatto – sospesa.


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