Agroindustria

Carne coltivata, la Ue: l’Italia ha violato le procedure europee

Chiusa in anticipo rispetto ai tempi previsti la procedura Tris: richiesta di una rendicontazione degli sviluppi dati al disegno di legge

di Silvia Marzialetti

Asse nell'Ue contro la carne coltivata, Italia capofila

2' di lettura

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Violazione del diritto europeo e richiesta di una rendicontazione degli sviluppi dati al disegno di legge. Sono il cuore della motivazione (la n.2023/675/IT) con cui la Commissione europea ha chiuso in anticipo rispetto ai tempi previsti la procedura Tris relativa alla legge italiana, che vieta la produzione e la commercializzazione della carne coltivata e impedisce di usare termini meat sounding per prodotti a base di proteine vegetali.

La norma violata cui fa riferimento la Commissione è l’articolo 6 della direttiva Ue 2015/1535, che impone di sottoporre un disegno di legge considerato non in linea con il mercato unico europeo, agli Stati membri, attraverso la procedura Tris, prima della sua approvazione.

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Nel caso del ddl sulla carne coltivata, il Governo ha ritirato il provvedimento dalla procedura prima che il Parlamento italiano lo approvasse, per cui la Commissione ha invitato lo Stato membro «a informarla del seguito dato, anche alla luce della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia», aggiungendo che «in questa fase non vi sono ulteriori osservazioni della Commissione» (in passato la Corte di Giustizia Ue ha deliberato che le leggi adottate in violazione della procedura possono essere dichiarate inapplicabili dai tribunali nazionali).

Pubblicata in Gazzetta il 1° dicembre, la legge sulla carne sintetica – che sanziona con multe da 10mila fino a 60mila euro il commercio di alimenti e mangimi prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati – risultava sospesa almeno fino all’inizio di marzo, in virtù della notifica alla Commissione Ue, che si sarebbe dovuta appunto esprimere entro il 4 marzo.

«Il Governo dovrebbe ora utilizzare questa finestra concessa dalla Commissione Ue per un cambio di rotta – dichiara Francesca Gallelli, consulente per le relazioni istituzionali del Good Food Institute Europe –. In Europa, la scorsa settimana, l’Italia ha chiesto alla Commissione europea di svolgere delle consultazioni trasparenti e basate sulle evidenze scientifiche sulla carne coltivata. Lo stesso deve avvenire in Italia, prima di adottare un divieto non proporzionale e ingiustificato», conclude.
«egge morta ancora prima di nascere», hanno sostenuto alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle, definendo la norma inapplicabile.

Ma secondo il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, «non ci sarà nessuna procedura di infrazione, né richiesta all’Italia di abrogare la legge. La Commissione chiede solo di essere informata sull’applicazione della legge da parte dei giudici nazionali. Come per tutti i provvedimenti che entrano in vigore in Italia, spetta ai giudici nazionali, in sede di applicazione, l’ulteriore vaglio di compatibilità con il diritto unionale».


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