Food

Panzani (Valsoia): il divieto al meat sounding un danno per le imprese italiane

La legge sulla carne coltivata introduce un freno all’utilizzo di nomi tradizionalmente legati alle proteine animali per prodotti vegetali

di Silvia Marzialetti

Carne sintetica, ok della Camera al divieto con 159 sì e 53 no. È legge

3' di lettura

3' di lettura

«Il cambio di denominazione dei prodotti rappresenta un danno per i consumatori e per l’intero settore. Non è escluso, inoltre, che da questo obbligo siano esentati i brand esteri, con il paradosso di una penalizzazione per le aziende italiane rispetto ai concorrenti europei e internazionali: la conseguenza potrebbe essere una spinta a valutare lo spostamento delle produzioni oggi in Italia oltreconfine, anche se siamo fiduciosi che la Commissione Ue convinca il Parlamento italiano a rivedere le norme».

Loading...

Andrea Panzani, ad e direttore generale di Valsoia, accetta per la prima volta di commentare il divieto di meat sounding applicato ai trasformati vegetali, introdotto in Italia con la legge sulla carne coltivata. Spenti i riflettori sulla bagarre politica, la norma che vieta la produzione e il commercio di carne sintetica, rischia di trasformarsi in una spina nel fianco per grossi player del mercato come Valsoia, Findus e tutti i produttori di alternative vegetali, chiamati a rivedere le denominazioni che richiamino termini mutuati dal mondo della carne, del pesce, dei salumi.

Legge sospesa fino al 4 marzo in attesa dell’Ue

Pubblicata in Gazzetta il 1° dicembre, entrerà in vigore il prossimo 16 dicembre, ma risulta sospesa almeno fino al 4 marzo, in virtù della notifica alla Commissione Ue, che ha tre mesi per esprimersi (più altri eventuali tre mesi). Nel momento in cui dovessero diventare operative, le nuove disposizioni non impatterebbero sul commercio della carne sintetica - la cui liberalizzazione non è mai stata autorizzata dall’Autorità per la sicurezza alimentare - ma avrebbe effetti dirompenti su un comparto in fortissima crescita, che rappresenta una quota di mercato da 680 milioni.

Carne sintetica, quasi rissa tra Coldiretti e Magi-Della Vedova

Burger vegetale e le altre denominazioni proibite

La “black list” delle denominazioni fuorilegge sarà pubblicata entro il 16 febbraio ed è facile prevedere che il restyling cui dovranno procedere le aziende per far piazza pulita di termini come “burger vegetale” o “polpetta di ceci”, piuttosto che “hamburger di soia”, sarà massiccio e investirà diversi ambiti: dal packaging, al marketing, al posizionamento sugli scaffali. Senza contare l’effetto destabilizzante sui consumatori.

Panzani: da noi sempre etichette auto-esplicative e chiare

Il senso lo rende bene Panzani, la cui azienda, nata nel 1990, è stata pioniera sul mercato italiano dei prodotti alternativi vegetali e che oggi rappresenta un punto di riferimento nel mercato dell’alimentazione salutistica in Italia (nei primi nove mesi del 2023 la società ha registrato ricavi di vendita per 86 milioni di euro, erano stati 77,7 milioni del 2022). «Da sempre - dice l’ad - rispettiamo la legge in materia di denominazioni con etichette auto-esplicative e chiare: non abbiamo mai cercato scorciatoie. Dalla chiarezza del nostro essere passa il successo del nostro business, proprio perché orientati ad un target molto attento consapevole e critico».

Malaspina (Unione italiana food): rischio confusione

Sulla stessa linea la presidente del Gruppo prodotti a base vegetale di Unione italiana food, Sonia Malaspina.«Inserire una norma sui prodotti a base vegetale in un veicolo normativo sulla carne coltivata è stato un errore sin dall’inizio: i due mondi non hanno nulla in comune e si rischia di confondere i consumatori», commenta.

Nel merito della norma Malaspina esprime - a nome di tutto il comparto - grande fiducia nella Ue, chiamata a pronunciarsi sul provvedimento, in base alla procedura Tris. «Siamo in fase di attesa - dice - dopo che il Presidente della Repubblica ha vincolato la promulgazione della legge all’impegno del Governo di conformarsi a eventuali osservazioni che dovessero essere formulate dalla Commissione Ue, nell’ambito della procedura di notifica». Malaspina chiude con un auspicio: «Negli ultimi anni anche alcuni produttori di carne hanno debuttato con prodotti a base vegetale», dice. «Il mondo della carne e quello dei trasformati vegetali non sono in conflitto: sul mercato c’è posto per tutti».


Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti