Panzani (Valsoia): il divieto al meat sounding un danno per le imprese italiane
La legge sulla carne coltivata introduce un freno all’utilizzo di nomi tradizionalmente legati alle proteine animali per prodotti vegetali
di Silvia Marzialetti
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«Il cambio di denominazione dei prodotti rappresenta un danno per i consumatori e per l’intero settore. Non è escluso, inoltre, che da questo obbligo siano esentati i brand esteri, con il paradosso di una penalizzazione per le aziende italiane rispetto ai concorrenti europei e internazionali: la conseguenza potrebbe essere una spinta a valutare lo spostamento delle produzioni oggi in Italia oltreconfine, anche se siamo fiduciosi che la Commissione Ue convinca il Parlamento italiano a rivedere le norme».
Andrea Panzani, ad e direttore generale di Valsoia, accetta per la prima volta di commentare il divieto di meat sounding applicato ai trasformati vegetali, introdotto in Italia con la legge sulla carne coltivata. Spenti i riflettori sulla bagarre politica, la norma che vieta la produzione e il commercio di carne sintetica, rischia di trasformarsi in una spina nel fianco per grossi player del mercato come Valsoia, Findus e tutti i produttori di alternative vegetali, chiamati a rivedere le denominazioni che richiamino termini mutuati dal mondo della carne, del pesce, dei salumi.
Legge sospesa fino al 4 marzo in attesa dell’Ue
Pubblicata in Gazzetta il 1° dicembre, entrerà in vigore il prossimo 16 dicembre, ma risulta sospesa almeno fino al 4 marzo, in virtù della notifica alla Commissione Ue, che ha tre mesi per esprimersi (più altri eventuali tre mesi). Nel momento in cui dovessero diventare operative, le nuove disposizioni non impatterebbero sul commercio della carne sintetica - la cui liberalizzazione non è mai stata autorizzata dall’Autorità per la sicurezza alimentare - ma avrebbe effetti dirompenti su un comparto in fortissima crescita, che rappresenta una quota di mercato da 680 milioni.
Burger vegetale e le altre denominazioni proibite
La “black list” delle denominazioni fuorilegge sarà pubblicata entro il 16 febbraio ed è facile prevedere che il restyling cui dovranno procedere le aziende per far piazza pulita di termini come “burger vegetale” o “polpetta di ceci”, piuttosto che “hamburger di soia”, sarà massiccio e investirà diversi ambiti: dal packaging, al marketing, al posizionamento sugli scaffali. Senza contare l’effetto destabilizzante sui consumatori.







