Illimity, il motore è il business dei crediti dubbi. Spinta in più dalla banca digitale
Focus. Restano essenziali acquisto e gestione dei crediti problematici, insieme all'erogazione di prestiti a Pmi ad alto potenziale. Il nodo della crisi economica
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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La divisione Distressed credit è, e continuerà ad essere, il maggiore contributore dei risultati economici di Illimity Bank. Seguita, poi, dall’area del Growth credit. Ciò detto, però, un’accelerazione importante dovrà arrivare, anche e soprattutto rispetto alla redditività, dalla divisione del Direct banking. In altre parole: dalla banca digitale. Certo: la digitalizzazione, ed informatizzazione, del business caratterizza dalla nascita il gruppo. E tuttavia l’istituto, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, punta sulla spinta del Direct banking. La riprova? La offre il business plan 2021-2025. Un piano d’impresa rispetto al quale Illimity indica, ad oggi e al netto di eventi attualmente non prevedibili, di essere in linea. Ebbene: riguardo ad esso, lo sguardo può volgersi ai target legati alle singole divisioni. Su questo fronte, a livello di ricavi e redditività, c’è l’incremento di tutte le divisioni . Al di là di ciò, però, è interessante il trend del peso relativo, sull’utile lordo, delle diverse aree. Qui, secondo il calcoli della Lettera al risparmiatore, l’incidenza prevista al 2023 e 2025, della divisione Distressed credit è stimata a rispettivamente a circa il 77,5 e 62,84%. Quella del Growth credit, dal canto suo, dovrebbe assestarsi al 32,7% (2023) e 31,7% (2025). Riguardo invece alla Direct banking, al 30/6/2022 ancora con la perdita operativa, il peso relativo è stimato passare dall’intorno del 9,3% (2023) a circa il 15,6% a fine arco di piano. Insomma: è evidente l’accelerazione attesa sul fronte della banca diretta.
Il mondo di B-ilty
Già, l’accelerazione. Ma quali, al di là dell’investimento in Hype e al continuo sviluppo di illimitybank.com (essenziale nel funding), i focus per raggiungere gli obiettivi? Il principale progetto industriale riguarda B-ilty. Questa è la piattaforma digitale, presentata al mercato il febbraio scorso, per le Pmi con un fatturato, essenzialmente, tra 2 e 10 milioni. L’ecosistema, fortemente informatizzato e automatizzato (soprattutto per i piccoli ticket), ha un’offerta articolata: dal credito a breve e medio-lungo termine alle coperture assicurative fino ai servizi transazionali e il factoring. Non solo. B-ilty, sfruttando la Psd2, permette all’imprenditore, ad esempio, di visualizzare i movimenti dei conti correnti detenuti presso altri intermediari. I canali distributivi, dal canto loro, sono articolati in: rete diretta (ad oggi 13 relationship manager) e indiretta (con l’appoggio di oltre 40 società di mediazione creditizia). Cui si aggiungono alcune importanti partnership. Al 30 agosto i clienti attivi di B-ilty sono 217 e i finanziamenti deliberati pari a 51 milioni. Gli obiettivi? Oltre a raggiungere il break even nel 2023, il valore cumulato, nel 2021-2025, dei prestiti erogati è stimato a 3,7 miliardi.
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. La frenata economica in Italia, unitamente al balzo della bolletta energetica, mette in difficoltà le piccole imprese nel radar di B-Ilty. Il dubbio è che i tassi di crescita indicati possano essere resi vani dal contesto congiunturale. Illimity, rimarcando il suo approccio prudente, non condivide il timore. In primis, viene spiegato, la platea di Pmi cui potenzialmente è proposta l’offerta di B-ilty è vasta: circa 1 milione. Il numero d’imprese, invece, che l’istituto stima di avere quali clienti al 2025, e su cui si basano i risultati attesi, è di circa 30.000. Vale a dire: un dato, dice il gruppo, molto limitato rispetto al totale e che, peraltro, sarà probabilmente superato. A fronte di ciò l’istituto si dice fiducioso rispetto ai tassi crescita. Anche perché, conclude Illimity, si tratta di un segmento di potenziali utenti i quali, in scia alla stessa riduzione delle filiali fisiche, sono sempre meno serviti dalle banche tradizionali.
Fin qui alcune considerazioni sulla banca diretta ed eventuali problemi congiunturali. Illimity, tuttavia, resta ovviamente concentrata sulle altre divisioni. In primis su quella del Distressed credit. Appannaggio di essa sono: l’acquisto di crediti deteriorati, il finanziamento - prevalentemente con senior financing - ad investitori in crediti distressed e la gestione (servicing) dei crediti problematici, anche per conto terzi. Nel primo semestre del 2022 (per i risultati consolidati vedere box in alto) l’area in oggetto è stata contraddistinta, rispetto allo stesso periodo del 2021, da ricavi in aumento e utile operativo in linea.
Al di là di ciò un focus resta soprattutto sull’acquisto di crediti problematici. Rispetto a quest’attività - caratterizzata da un alto ritorno sul capitale - l’istituto, da un lato, fa leva sulla diversificazione di portafoglio e (anche) specializzazione rispetto a nicchie di mercato profittevoli a bassa competizione (ad esempio l’immobiliare); e, dall’altro, punta a sfruttare il key driver costituito da circa 270 miliardi di crediti stage 2 delle banche italiane, parte dei quali è atteso deteriorarsi nei prossimi anni. Anni in cui, poi, Illimity, oltre che sul senior financing, spingerà nell’ambito della gestione, anche per conto terzi, dei prestiti dubbi. Il servicing, che ha importanti sinergie con l’attività d’investment, è stato rafforzato grazie all’acquisizione di Arec. Una realtà quest’ultima la quale, integrata in Neprix (società di gestione di Illimity), ha contribuito a dare vita ad un operatore nel servicing dei deteriorati (oltre 10 miliardi il Gross book value) , focalizzato su Utp e asset management di immobili. Già, gli immobili. Qui Illimity, in aprile, ha lanciato la piattaforma digitale Quimmo. Questa, evoluzione di neprix Sales (già attiva nella ri-vendita di immobili oggetto di procedura giudiziale), ha consentito ad Illimity di entrare nel mercato libero del real estate. Una mossa (ad oggi la piattaforma ha circa un milione di utenti registrati e oltre 1.250 immobili venduti al 30/6/2022) che dovrà contribuire ai risultati della Distressed credit division.



