Lettera al risparmiatore

Illimity, il motore è il business dei crediti dubbi. Spinta in più dalla banca digitale

Focus. Restano essenziali acquisto e gestione dei crediti problematici, insieme all'erogazione di prestiti a Pmi ad alto potenziale. Il nodo della crisi economica

di Vittorio Carlini

(Nicola Marfisi)

6' di lettura

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La divisione Distressed credit è, e continuerà ad essere, il maggiore contributore dei risultati economici di Illimity Bank. Seguita, poi, dall’area del Growth credit. Ciò detto, però, un’accelerazione importante dovrà arrivare, anche e soprattutto rispetto alla redditività, dalla divisione del Direct banking. In altre parole: dalla banca digitale. Certo: la digitalizzazione, ed informatizzazione, del business caratterizza dalla nascita il gruppo. E tuttavia l’istituto, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, punta sulla spinta del Direct banking. La riprova? La offre il business plan 2021-2025. Un piano d’impresa rispetto al quale Illimity indica, ad oggi e al netto di eventi attualmente non prevedibili, di essere in linea. Ebbene: riguardo ad esso, lo sguardo può volgersi ai target legati alle singole divisioni. Su questo fronte, a livello di ricavi e redditività, c’è l’incremento di tutte le divisioni . Al di là di ciò, però, è interessante il trend del peso relativo, sull’utile lordo, delle diverse aree. Qui, secondo il calcoli della Lettera al risparmiatore, l’incidenza prevista al 2023 e 2025, della divisione Distressed credit è stimata a rispettivamente a circa il 77,5 e 62,84%. Quella del Growth credit, dal canto suo, dovrebbe assestarsi al 32,7% (2023) e 31,7% (2025). Riguardo invece alla Direct banking, al 30/6/2022 ancora con la perdita operativa, il peso relativo è stimato passare dall’intorno del 9,3% (2023) a circa il 15,6% a fine arco di piano. Insomma: è evidente l’accelerazione attesa sul fronte della banca diretta.

SEMESTRI A CONFRONTO

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Il mondo di B-ilty

Già, l’accelerazione. Ma quali, al di là dell’investimento in Hype e al continuo sviluppo di illimitybank.com (essenziale nel funding), i focus per raggiungere gli obiettivi? Il principale progetto industriale riguarda B-ilty. Questa è la piattaforma digitale, presentata al mercato il febbraio scorso, per le Pmi con un fatturato, essenzialmente, tra 2 e 10 milioni. L’ecosistema, fortemente informatizzato e automatizzato (soprattutto per i piccoli ticket), ha un’offerta articolata: dal credito a breve e medio-lungo termine alle coperture assicurative fino ai servizi transazionali e il factoring. Non solo. B-ilty, sfruttando la Psd2, permette all’imprenditore, ad esempio, di visualizzare i movimenti dei conti correnti detenuti presso altri intermediari. I canali distributivi, dal canto loro, sono articolati in: rete diretta (ad oggi 13 relationship manager) e indiretta (con l’appoggio di oltre 40 società di mediazione creditizia). Cui si aggiungono alcune importanti partnership. Al 30 agosto i clienti attivi di B-ilty sono 217 e i finanziamenti deliberati pari a 51 milioni. Gli obiettivi? Oltre a raggiungere il break even nel 2023, il valore cumulato, nel 2021-2025, dei prestiti erogati è stimato a 3,7 miliardi.

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AREE DI BUSINESS

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Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. La frenata economica in Italia, unitamente al balzo della bolletta energetica, mette in difficoltà le piccole imprese nel radar di B-Ilty. Il dubbio è che i tassi di crescita indicati possano essere resi vani dal contesto congiunturale. Illimity, rimarcando il suo approccio prudente, non condivide il timore. In primis, viene spiegato, la platea di Pmi cui potenzialmente è proposta l’offerta di B-ilty è vasta: circa 1 milione. Il numero d’imprese, invece, che l’istituto stima di avere quali clienti al 2025, e su cui si basano i risultati attesi, è di circa 30.000. Vale a dire: un dato, dice il gruppo, molto limitato rispetto al totale e che, peraltro, sarà probabilmente superato. A fronte di ciò l’istituto si dice fiducioso rispetto ai tassi crescita. Anche perché, conclude Illimity, si tratta di un segmento di potenziali utenti i quali, in scia alla stessa riduzione delle filiali fisiche, sono sempre meno serviti dalle banche tradizionali.

IL PORTAFOGLIO TITOLI

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Fin qui alcune considerazioni sulla banca diretta ed eventuali problemi congiunturali. Illimity, tuttavia, resta ovviamente concentrata sulle altre divisioni. In primis su quella del Distressed credit. Appannaggio di essa sono: l’acquisto di crediti deteriorati, il finanziamento - prevalentemente con senior financing - ad investitori in crediti distressed e la gestione (servicing) dei crediti problematici, anche per conto terzi. Nel primo semestre del 2022 (per i risultati consolidati vedere box in alto) l’area in oggetto è stata contraddistinta, rispetto allo stesso periodo del 2021, da ricavi in aumento e utile operativo in linea.

Al di là di ciò un focus resta soprattutto sull’acquisto di crediti problematici. Rispetto a quest’attività - caratterizzata da un alto ritorno sul capitale - l’istituto, da un lato, fa leva sulla diversificazione di portafoglio e (anche) specializzazione rispetto a nicchie di mercato profittevoli a bassa competizione (ad esempio l’immobiliare); e, dall’altro, punta a sfruttare il key driver costituito da circa 270 miliardi di crediti stage 2 delle banche italiane, parte dei quali è atteso deteriorarsi nei prossimi anni. Anni in cui, poi, Illimity, oltre che sul senior financing, spingerà nell’ambito della gestione, anche per conto terzi, dei prestiti dubbi. Il servicing, che ha importanti sinergie con l’attività d’investment, è stato rafforzato grazie all’acquisizione di Arec. Una realtà quest’ultima la quale, integrata in Neprix (società di gestione di Illimity), ha contribuito a dare vita ad un operatore nel servicing dei deteriorati (oltre 10 miliardi il Gross book value) , focalizzato su Utp e asset management di immobili. Già, gli immobili. Qui Illimity, in aprile, ha lanciato la piattaforma digitale Quimmo. Questa, evoluzione di neprix Sales (già attiva nella ri-vendita di immobili oggetto di procedura giudiziale), ha consentito ad Illimity di entrare nel mercato libero del real estate. Una mossa (ad oggi la piattaforma ha circa un milione di utenti registrati e oltre 1.250 immobili venduti al 30/6/2022) che dovrà contribuire ai risultati della Distressed credit division.

Prestiti alle Pmi

Dai portafogli problematici al Growth credit. Quest’ultima divisione è articolata in tre aree. Il Cross-over & Acquisition finance, cui si riconducono impieghi alle imprese ad alto potenziale ma con una struttura finanziaria non ottimale. Poi: da una parte il Turnaoround che ricomprende l’acquisto di Utp di aziende, con l’obiettivo di riportali in bonis; e, dall’altra, l’attività di factoring. Ebbene, al di là della continua crescita nel Cross-over & Acquisition finance, una spinta importante alla divisione arriva dal Turnaround (+337% il nuovo business nel primo semestre del 2022 rispetto al 2021). Si tratta di un andamento, analogamente a quello del mondo dei prestiti alla imprese ad alto potenziale, che è stato agevolato dalla presenza di garanzie pubbliche. E che, similmente a quanto accade nella Distressed credit division, troverà ulteriore spinta nel probabile passaggio a crediti problematici di parte dei prestiti in stage 2 presso il sistema bancario italiano.

Crisi energetica

Sennonché il risparmiatore rimarca che il balzo del costo dell’elettricità, unitamente alla frenata del Pil, impatta le imprese. Tra queste quelle oggetto dell’erogazione di credito, ad esempio, nel Cross-Over. Il timore è che il contesto molto difficile possa rendere più rischioso il credito stesso e, quindi, pesare sull’attività di Illimity. L’istituto, consapevole della situazione, professa fiducia. Il modello di erogazione, viene ricordato, prevede la presenza di un tutor. Un esperto del settore, e dell’azienda, che affianca la medesima nella definizione, o modifica, dei piani sviluppo. Così, dice sempre Illimity, non solo c’è la possibilità di monitorare in tempo reale l’evolversi della situazione ma, anche, di prevedere eventuali peggioramenti, ad esempio, della struttura finanziaria. Oltre a ciò poi, spiega l’istituto, più della metà dei crediti erogati nel Growth credit sono garantiti. A fronte di un simile contesto Illimity, da una parte, dice di essere in grado di gestire la situazione; e, dall’altro, ricorda che l’Npe ratio organico lordo del gruppo al 30/6/2022 è dello 0,9%. Cioè: un valore basso ed inferiore a quello previsto dal piano d’impresa.

Infine, la raccolta. Qui il risparmiatore ricorda il rialzo dei tassi. Un evento che, aumentando il costo del funding, può limitare la redditività. Illimity rigetta il timore. Certo: la stretta sui tassi fa salire l’onerosità dei finanziamenti. E tuttavia, viene spiegato, a livello consolidato l’istituto ne avrà un beneficio. Sulla base di attivi e passivi al 30/6/2022, è l’indicazione, l’incremento di 100 punti base della curva dei tassi produrrebbe, nel 12 mesi successivi, una salita del margine d’interesse di circa il 7%. Ciò detto, quali allora le prospettive sul 2022? Illimity dice di essere in linea con il budget e si attende l’accelerazione dei ricavi nel secondo semestre. Questo grazie alla messa a terra delle nuove iniziative e alla forte generazione di business nella prima metà dell’anno.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L’analisi di Finlabo research

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