Il piano Mps punta a 3,7 miliardi di utili al 2030, ai soci 16 miliardi
Mps prevede di incorporare Mediobanca «con l’obiettivo di creare un unico gruppo bancario integrato, preservando al contempo le identità distintive, i brand e le aree di eccellenza»
di L.D.
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Mps ha approvato il piano industriale 2026-2030, dal quale emerge, grazie all’integrazione con Mediobanca, come il «terzo player italiano» nel settore bancario, con oltre 7 milioni di clienti. Il gruppo, si legge in una nota, prevede di raggiungere un utile netto adjusted di 3,3 miliardi nel 2028 e 3,7 miliardi al 2030 e di distribuire nell’arco di piano circa 16 miliardi agli azionisti.
Il progetto industriale: integrazione con Mediobanca
Il nuovo piano industriale di Banca Monte dei Paschi di Siena segna un passaggio storico per il gruppo senese, che dopo il risanamento degli ultimi anni punta ora a un salto dimensionale e strategico. Tutto ruota attorno all’integrazione con Mediobanca, operazione destinata a trasformare il Monte in un gruppo bancario più grande e diversificato, con un modello meno dipendente dal margine d’interesse e più orientato alle commissioni.
Nel nuovo assetto, come da previsioni, le attività più retail dell’istituto milanese confluiranno nel Monte, mentre quelle più distintive - corporate & investment banking e private banking - saranno concentrate in una nuova Mediobanca non quotata, interamente controllata da Mps.
La quota in Generali
All’interno di questo perimetro resterà anche la partecipazione di circa il 13% in Assicurazioni Generali, considerata un asset strategico sia in termini di redditività sia negli equilibri del Leone di Trieste. La quota nel Leone «garantisce diversificazione e stabilità negli utili del gruppo», ha detto l’ad di Mps Luigi Lovaglio in conference call spiegando che «questa attività è indipendente dal nostro ciclo bancario principale e funge da riserva strategica di capitale, migliorando la visibilità degli utili e sostenendo la solidità a lungo termine del gruppo». I ricavi dal contributo della quota in Generali nel piano cresceranno con una crescita media annua aggregata (cagr) dell’8% fino a 0,8 miliardi a fine piano nel 2030.
Utile di 3,7 miliardi al 2030
Il piano fissa obiettivi di crescita significativi per ricavi e redditività lungo l’orizzonte 2026-2030. L’utile netto adjusted è atteso a circa 3,7 miliardi, mentre la redditività del capitale (Rote) dovrebbe raggiungere circa il 18%. Il miglioramento dell’efficienza operativa dovrebbe portare a una riduzione del rapporto costi/ricavi, previsto in discesa fino a circa il 38% entro fine piano. Il margine di intermediazione è visto progressivamente in crescita fino a circa 9,5 miliardi di euro nel 2030 (da 7,6 miliardi stimati per il 2025) grazie soprattutto alla crescita delle commissione e delle nuove linee di business.




