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Il caro pausa pranzo spinge il mercato di monoporzioni e piatti freschi pronti

Il ritorno, anche se spesso parziale, al lavoro in ufficio ha portato alla riscoperta della «schiscetta» da casa o all’acquisto di piatti pronti al supermercato: paste al forno, zuppe, insalate e verdure al vapore

di Manuela Soressi

 Zuppe e piatti pronti a base  di pasta e riso sono i preferiti nelle regioni del Nord ovest, mentre al Sud i prodotti per cui

3' di lettura

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Cronaca di un boom annunciato: quello della «schiscetta», il termine lombardo che indica il portavivande in alluminio dotato di chiusura ermetica inventato da Renato Caimi nel 1952 e che è ormai diventato sinonimo in tutta Italia di pasto pronto portato al lavoro. Con l’inizio di aprile è terminato il diritto legale al lavoro agile per oltre 3,7 milioni di smartworker, che devono ora rinegoziarlo con le loro aziende.

Il ritorno in ufficio obbliga a confrontarsi con i rincari del pranzo al bar o in mensa, aumentato dell’8% rispetto al pre-Covid secondo le stime dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori. La soluzione? Portarsi la schiscetta preparata a casa con le soluzioni-pasto proposte in Gdo, che permettono, a parità di piatto, di risparmiare il 32% a ogni pasto. Oltretutto non c’è rischio di annoiarsi, visto che la scelta è sempre più ampia: dai piatti pronti monoporzione ai panini farciti alle insalatone con condimenti annessi.

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Retailer e produttori stanno investendo soprattutto sull’area del fresco, dove, nell’anno finito a febbraio 2024, i ready meal hanno incassato oltre 672 milioni di euro contro i 545 milioni di due anni fa. «L’aumento delle promozioni e l’espansione dell’offerta a scaffale hanno sostenuto il mercato, controbilanciando l’ostacolo all’acquisto rappresentato dal rincaro del prezzo medio, arrivato a 8,58 euro al kg – spiega Elena Pezzotti di NielsenIQ – E così, nonostante i volumi di vendita siano rimasti stabili, il numero delle confezioni di ready meal acquistate nell’ultimo anno è aumentato dell’1%”.

Negli ultimi 12 mesi gli italiani hanno messo nei loro carrelli della spesa oltre 264 milioni di piatti pronti freschi, per il 60% rappresentati da tre tipologie di prodotti, tutte in crescita: zuppe (+1%), tramezzini/toast (+1,5%) e pasta al forno, come lasagne e cannelloni (+4,1,%). Il trend espansivo ha riguardato anche altri prodotti, come le insalatone (+3,4%) e i contorni, come le verdure al vapore (+5,4%).

«Dopo la fine della pandemia eravamo indecisi se continuare a insistere sull’area del lunch ma i fatti ci hanno dato ragione perché abbiamo recuperato i volumi pre Covid – dichiara Laura Bettazzoli, direttrice marketing di Bonduelle Italia –. Le insalate di cereali e verdure Cereallegre e le insalate verdi arricchite da ingredienti tipici locali della linea Regionali continuano a crescere a doppia cifra anche grazie a una gamma in continuo divenire e ai plus che offrono. Sono ricette facili e semplici, buone e sane, sazianti ma con un apporto calorico contenuto, e anche molto comode».

Ora l’azienda è pronta a presentare nuove referenze di pasti pronti, anche per cavalcare il momento felice delle insalate di pasta e riso. In crescita da un biennio, negli ultimi dodici mesi hanno messo a segno un ulteriore +8,1% a volume e un +15% a valore, arrivando a 39 milioni di euro di giro d’affari in Gdo, a cui si aggiungono i 26 milioni di euro di risi e risotti (+4,6% a volume). Una boccata di ossigeno per i produttori di riso, alle prese con un mercato difficile e sostanzialmente stabile.

Chi ha puntato su proposte più innovative, che coniugano salutismo e praticità, è andato controcorrente. «Da un triennio la gamma a base di riso Venere cresce ogni anno tra il 10 e il 15% – racconta ad esempio Umberto Rovati, marketing manager divisione riso e primi piatti Riso Scotti – Si tratta di un progetto gastronomico che propone un healthy food con un alto contenuto di servizio, declinato anche nelle versione poké, in quella rapida (pronta in due minuti) e nell’insalata ready-to-eat».

Zuppe e piatti pronti a base di pasta e riso sono preferiti nelle regioni del nord-ovest, dove si concentra il 44% delle vendite di ready meal freschi. Invece al sud, che copre il 5% del mercato nazionale, i prodotti per cui si spende di più sono i tramezzini/toast, che assorbono un terzo della cifra destinata all’acquisto di piatti pronti freschi. Dove continuano ad andare forte: nell’ultimo anno sono cresciuti 18,4% a valore e del 16,9% in quantità, superando i 9,8 milioni di confezioni e i 16 milioni di euro.

Invece, nell’Italia nord-occidentale toast e tramezzini se la passano decisamente peggio. Non solamente incidono meno sul mercato dei piatti pronti, con il 16,7% di quota a valore, ma registrano un trend negativo per numero di confezioni vendute (-2,9%) e una sostanziale stabilità nel giro d’affari regsitrato (+0,6 per cento).

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