Il Bitcoin crolla del 24% in quattro giorni. Perché è sulle montagne russe
di Vito Lops
3' di lettura
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Da inizio anno il Bitcoin vale il 140% in più. Se però si osserva la quotazione della scorsa settimana - quando negli scambi intraday la criptovaluta più gettonata è arrivata a toccare quota 3.000 dollari - e la si confronta con quella di oggi (2.283) si scopre che in quattro sedute il Bitcoin ha perso il 23,9% del proprio valore.
Un’escursione al ribasso talmente violenta che a questo punto chi ha deciso recentemente di acquistare nelle varie piattaforme elettroniche che lo consentono la moneta digitale più famosa del web comincia a chiedersi se abbia commesso un grosso errore. Se, come avviene quando si è nel bel mezzo di una tipica bolla finanziaria, sia rimasto con il cerino acceso in mano.
È presto per dirlo, così come è al momento francamente complesso tacciare il Bitcoin e il fenomeno generale delle criptovalute come una moda passeggera o una bolla destinata certamente a implodere.
Di certo bisogna dire che non si tratta della prima volta che il Bitcoin subisce i contraccolpi della volatilità. A fine 2013 valeva già oltre 1.100 dollari. Meno di un anno dopo era scesa sotto i 400 dollari. Dopodiché, a partire dal 2015, è iniziato un forte trend rialzista sfociato con la clamorosa accelerazione partita lo scorso autunno che ha portato la valuta da 700 a 3.000 dollari.
Le ultime sedute però sono state particolarmente nefaste per la quotazione che, come detto, si è depressa in poche ore di quasi un quarto del valore. Non aiuta in tal senso un report di Morgan Stanley secondo cui il Bitcoin, e più in generale le criptovalute, non potranno affermarsi in futuro né come delle valide monete né come delle interessanti forme di investimento finanziario. Secondo la banca d’affari il Bitcoin è una modalità scomoda per i pagamenti di beni e servizi che non potrà reggere il confronto con la praticità e la solidità oggi garantita dalle carte di debito e credito.


