Lettera al risparmiatore

I nuovi target di Netflix: non solo nuovi abbonati ma margini più elevati

La società punta con maggiore forza sull’incremento della redditività. L’operating margin, nel 2025, dovrebbe arrivare al 28%. C’è il rischio della concorrenza dei social network

di Vittorio Carlini

(Reuters)

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L’incremento dei nuovi abbonati rimane importante. Tuttavia, la sfida è anche accelerare sulla marginalità. È questo uno dei modi per descriversi uno dei focus strategici di Netflix.

Il trimestre

Il gruppo statunitense, proprio di recente, ha pubblicato i dati del terzo trimestre del 2024. Un quarter in cui il giro d’affari aziendale è stato di 9,8 miliardi (+15% sullo stesso periodo del 2023). L’utile netto, dal canto suo, è salito a 2,4 miliardi (erano stati 1,7 un anno prima) con i profitti per azione diluiti a quota 5,4 dollari. In entrambi i casi (sia a livello di ricavi che di redditività netta) i numeri sono stati superiori alle aspettative del mercato. Così come appare maggiore del consensus degli analisti la previsione societaria sui ricavi dell’ultimo quarter: 10,13 miliardi di dollari a fronte dei 10,04 attesi dagli operatori. A fronte di un simile contesto, nella seduta successiva alla pubblicazione dei dati, il titolo di Netflix è cresciuto in Borsa (+11%).

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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Il conto economico

Come sempre accade, però, un singolo quarter racconta parte della storia. Qual’è, allora, l’andamento contabile del “re” dello streaming sul lungo periodo? Secondo il terminale Bloomberg, la società ha visto ricavi e redditività rettificati salire. Nel 2011 la prima riga di conto economico si era assestata a 3,2 miliardi di dollari. Poi, passando per i 6,8 miliardi del 2015, la medesima voce contabile è arrivata nel 2019 a poco più di 20 miliardi. Di lì, in scia al Covid - che con il confinamento casalingo ha dato una bella spinta al video on demand -, il giro d’affari (sempre rettificato da Bloomberg) ha fatto un bel balzo in alto, crescendo a 31,6 miliardi nel 2022. Lo scorso esercizio, infine, il fatturato è stato di 33,7 miliardi. La traiettoria positiva - seppure tra alti e bassi -è in linea di massima replicata dall’utile netto. L’ultima riga di conto economico, sempre nel 2011 e sempre secondo il calcolo rettificato del terminale Bloomberg, valeva 226 milioni. Sette anni dopo (2018) - dopo essere scesa, ad esempio, nel 2015 a 122,6 milioni - la voce contabile ha raggiunto il livello di 1,2 miliardi di dollari. Di nuovo, contestualmente al periodo della pandemia, i profitti rettificati accelerano e salgono a 4,9 miliardi (2021). Nello scorso anno l’utile netto adjusted è poco oltre 5,5 miliardi di dollari. Insomma: l’espansione del conto economico è nei numeri.

RICAVI E GEOGRAFIE

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La marginalità

È un incremento che si riflette nella crescita anche della marginalità, ad esempio dell’Ebidta margin rettificato? In linea generale - seppure con cali e rimbalzi - la risposta è positiva. A detta dei dati rettificati di Bloomberg -che consentono un raffronto sul lungo periodo - l’indicatore valeva il 13,1% nel 2011. Successivamente si è posizionato al 23,3% nel 2020. Nel 2023, infine, il rapporto rettificato tra Mol e ricavi è arrivato al 23%. Di nuovo, quindi, i dati mostrano una realtà in grado di trasformare il fatturato in ricchezza per l’azienda.

I flussi di cassa

Un po’ diversa, invece, la narrazione riguardo ad un altra voce contabile che - nelle società tecnologiche ad alta crescita -è monitorato con particolare dovizia dagli analisti: i flussi di cassa. Sul fronte in oggetto, va sottolineato, diversi esperti avevano nel passato rimarcato come Netflix non riuscisse - di fronte ai forti investimenti per la produzione di contenuti originali - a raggiungere free cash flow positivi. La situazione però - al netto del 2021 - è stabilmente cambiata (almeno finora) nell’ultimo biennio. I flussi di cassa liberi, nel 2022 e 2023 sono risultati rispettivamente di 1,6 e 6,9 miliardi. E, sul 2024, le stime del terninale Bloomberg prevedono i free cash flow a 6,55 miliardi. Vale a dire: in calo ma comunque saldamente positivi. In conclusione - quindi - alcuni dei parametri cui può guardarsi per avere una prima suggestione di come si muove un’azienda paiono -sul lungo periodo e attualmente - impostati nella giusta traiettoria.

IL DEBITO

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Gli abbonati

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Alcuni analisti hanno concentrato la loro attenzione, per l’appunto, sui nuovi abbonati netti. Questi, sempre nel terzo trimestre del 2024, si sono assestati a quota 5,07 milioni. Un dato che porta le “global streaming paid membership” a 282,72 milioni. Vero! Il numero conferma Netflix quale leader del settore. Inoltre la dinamica è sempre al rialzo (+14,4% rispetto al medesimo quarte del 2023). Ciò detto, però, gli esperti rimarcano il rischio che possa essersi arrivati al picco di crescita dei nuovi utenti. I quali, da una parte, viaggiano ad un tasso d’incremento trimestrale superiore a quello compreso tra il 2022 e il 2023; ma, dall’altra, hanno frenato se confrontati con i rialzi del 2024.

NUOVI ABBONATI

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Non solo. Viene fatto notare che, tra inizio giugno e fine settembre scorsi, il numero dei nuovi abbonati nell’area Usa/Canada è piuttosto debole (+690.000 unità) mentre in America Latina è calato (-70.000). Si tratterebbe di un contesto i cui - indicano sempre alcuni analisti - nel 2025 potrebbe esserci una normalizzazione degli aumenti delle nuove “membership” e, con essi, dei ricavi. In particolare Morningstar, in una nota riportata da Barron’s, sottolinea come il gruppo dovrà aumentare i prezzi per compensare proprio il rallentamento della crescita degli abbonati. «A ben vedere - precisa Augusto Preta, fondatore di It media consulting - il contesto non pare negativo. Potevano prevedersi difficoltà, dapprima in scia alla decisione di limitare gli abbonamenti multipli. E poi, unitamente all’inserimento della pubblicità in specifici piani di abbonamento, a causa dei recenti aumenti di prezzo in vari mercati». Invece l’andamento è rimasto «comunque positivo».

Le indicazioni dell’azienda

Non solo: l’azienda rimarca, da una parte, che il calo in America Latina è l’effetto temporaneo del rialzo dei costi per la “membership”; e, dall’altra, che - seppure l’aggiunta di nuovi clienti rimane essenziale - lo sguardo deve indirizzarsi (ecco il focus) anche su ricavi e redditività. In particolare, sul margine operativo. Qui il gruppo prevede, per l’intero esercizio in corso, un operating margin del 27% (prendendo come base i cambi valutari all’ 1/1/2024). Si tratterebbe di un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Con riferimento, invece, al 2025 Netflix dice di attendersi, in primis, solidi ricavi. La previsione, in base al cambio di fine settembre, è un fatturato compreso tra 43 e 44 miliardi di dollari. Riguardo, invece, alla marginalità (operating marging) le stime indicano un valore del 28%.

I nuovi obiettivi

In generale, sempre rispetto al prossimo anno, il gruppo - oltre che sui nuovi abbonati - scommette sull’incremento del ricavo medio per utente. Inoltre vuole continuare a fare leva - evidentemente -sulla qualità dei suoi programmi e sull’efficientamento operativo. Rispetto a quest’ultimo fronte molti esperti sottolineano che l’Intelligenza artificiale è uno strumento utile ad ottimizzare i processi (ad esempio di produzione), riducendo gli oneri operativi. Netflix, da parte sua, stressa - riguardo all’Artificial intelligence - le potenzialità per migliorare la qualità di film e programmi tv. Sembrerebbe questo, più che la contrazione dei costi, il campo di gioco della nuova tecnologia. Quell’AI che, peraltro, contribuisce a fare diventare realtà quali YouTube temibili concorrenti del video on demand a pagamento. Si tratta di piattaforme social, «in cui - riprende Preta - ci sono sia contenuti premium che quelli autoprodotti dagli utenti». Realtà «che rappresentano temibili sfidanti nella gara per la “conquista” del tempo libero delle persone». Tanto che - non pare illogico - sostenere che gli investimenti, ad esempio, nel gaming o nelle dirette sportive siano finalizzati- attraverso la diversificazione dell’offerta - a contrastare (anche) il fenomeno in oggetto.

Il mondo di Wal Street

Infine, ma non meno importante, il titolo in Borsa. Nell’ultimo anno (al 23/10/2024) la società ha guadagnato l’81,1%. Più sul lungo periodo, al netto del triennio (+12,7%), il gruppo è in aumento del 175,9% (5 anni). A fronte di un simile trend è piuttosto scontato che il titolo abbia dei multipli elevati. Il rapporto tra prezzo ed utile, secondo il terminale Bloomberg, è di 37,6 volte mentre l’Enterprise value è 29,9 volte l’Ebitda. Gli indicatori sono ben più in alto di un concorrente quale Walt Disney. Il “Magic kingdom” vanta un P/e di 19,3 mentre l’Ev/Ebitda si assesta a quota 12,3. Certo! Ci sono realtà, quali Spotify, che sono contraddistinti da indicato più elevati. Inoltre va sottolineato che molti dei servizi di streaming diretti competitor dell’azienda -quale ad esempio Amazon Prime -fanno parte di conglomerati più ampi il cui business è ben diverso (la società fondata da Jeff Bezos trae la sua redditività in grande parte dal cloud computing). Ciò detto, però, Seeking Alpha segnala il fatto che il titolo non è a sconto e il risparmiatore fai-da-te deve tenerne conto.

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

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