Su e giù per i vulcani italiani in compagnia di reminiscenze letterarie
I laghi eruttivi del Vulture tra Federico II e i briganti
Sopra il Lago Piccolo e il Lago Grande continuano a volteggiare le aquile, quasi a voler “rivendicare” la proprietà dei coni del Vulture. Nel territorio di Monticchio, tra i Comuni di Atella e Rionero in Vulture, in provincia di Potenza. I due crateri sono colmi delle acque del Vulture non lontano da quella Melfi sorta anch’essa su di una colata lavica. Qui è come trovarsi nel bel mezzo di un mosaico nervoso composto da affioramenti rocciosi culminanti nel Monte Pizzuto alto 1326 metri, la cui caldera di collasso si identifica proprio nei Laghi di Monticchio con le bocche riconoscibili nei due bacini e nel Piano Comune. Tutto intorno, foreste di castagno, faggio e rovere avvolgono il paesaggio sotto una coperta verde dando vita a uno scenario davvero romantico. Negli specchi lacustri si dondolano le ninfee. Si può così raggiungere prima l’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo eretta nell’VIII secolo nei pressi di una grotta scavata nel tufo, poi occupata dai frati cappuccini alacremente devoti alle glosse dei volumi, mentre l’edificio attuale risale al’ 700. Giuseppe Ungaretti paragonò i coni del Vulture a “dentacci. Acqua, fuoco, eruzioni ed alluvioni hanno dato l’impronta ai pietroni d’intorno”. Roberto il Guiscardo e Federico II di Svevia amavano cacciare qui, mentre oggi gli appassionati di fossili vengono a cercarvi pezzi pregiati: il Museo archeologico nazionale del Melfese conserva testimonianze preziose dei popoli che hanno vissuto anticamente nella zona dei vulcani, scelta anche dai briganti che riparavano nel Vulture fino ai primi decenni del XX secolo per darsi alla macchia. Decisamente più confortevole è... soggiornare al Relais la Fattoria nei pressi di Menfi.

