Lettera al risparmiatore

Hera, il “climate change” dà problemi. La contromossa? Più servizi nel mercato libero

Il focus sulle attività regolate consente di avere più sicurezza sul ritorno degli investimenti. L’aumento globale della temperatura riduce la domanda di energia, ma il gruppo ribatte che ciò crea opportunità nei servizi

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Per tentare di capire le strategie di un’azienda è utile rifarsi al business plan. Si tratta di un documento, normalmente caratterizzato da moltissimi grafici, dove alcune tabelle sono più significative di altre. Così è anche per Hera.

Gli investimenti

Nel piano d’impresa 2020-2024 è presente un grafico che descrive l’allocazione degli investimenti capitalizzati sull’arco di piano.

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Questi, oltre ad essere complessivamente aumentati (3,2 miliardi contro la precedente previsione di 2,86 tra il 2019 e il 2023), sono per la maggior parte indirizzati (2,097 miliardi) sulle reti.

Certo: i Capex appannaggio del network non sono una novità. Da un lato il business regolato garantisce, soprattutto in periodi di crisi come l’attuale, visibilità sul ritorno degli investimenti; dall’altro la multiutility da tempo è focalizzata, oltre che su ambiente ed energy, sull’attività delle reti. Ciò detto, tuttavia, l’impegno resta importante. Non solo riguardo all’entità degli investimenti in sè, ma anche per l’incremento degli stessi rispetto al periodo 2019-2023.

NOVE MESI A CONFRONTO

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LA DINAMICA DELL’EBITDA

Dati in milioni

LA DINAMICA DELL’EBITDA

Il mondo dell’acqua

Al di là di ciò l’esborso maggiore nei network è previsto sul ciclo idrico. I Capex stimati sull’arco piano sono 1,07 miliardi. Qui, tra le altre cose, una priorità è la distrettualizzazione. Cioè: la strategia che, attraverso ad esempio la ridondanza di tubi o sistemi di valvole, consente di ovviare all’eventuale guasto, garantendo la fornitura. Il progetto peraltro, esistendo una regolamentazione premiale per chi assicura la maggiore continuità nell’erogazione, potrà dare il suo contributo al rialzo della redditività. Non solo. L’utility, sempre all’interno dell’efficientamento della rete, punta a ridurre la quota di perdite fisiche dall’attuale 22% a circa il 18% nel 2024. Uno sforzo, agevolato dall’uso di tecnologie anche di analisi predittiva, che potrà aiutare a raggiungere l’obiettivo di 294,1 milioni di Mol nel 2024.

Il network del gas

Dall’acqua alle reti del gas. È la seconda area nell’ambito del network per investimenti (727 milioni di Capex). Qui, analogamente al ciclo idrico, Hera vuole sfruttare, unitamente all’espansione, la leva dell’efficientamento ed evoluzione tecnologica. Un esempio? L’installazione dei contatori digitali. Al 2024 si prevede di arrivare complessivamente a 1,6 milioni di smart meter, di cui 300.000 NexMeter. Quest’ultimi, oltre alle tradizionali funzioni, sono in grado di gestire (ad esempio chiudendo l’erogazione della commodity) situazioni d’emergenza: dalle fughe di gas fino agli impatti di scosse sismiche. Ad oggi ne sono stati posizionati 22.000. Considerando, invece, anche i tradizionali contatori digitali le nuove unità installate sono circa 900.000

Infine, oltre al network elettrico (214 milioni i Capex previsti), deve ricordarsi, sempre sul fronte delle reti, l’ “heating district”. Gli investimenti previsti appannaggio di quest’area sono 79 milioni. Esborsi che, da un lato, potranno servire anche a sfruttare la nuova disponibilità geotermica nei pressi di Ferrara; e, dall’altro, dovranno permettere di raggiungere nel 2024 le 100.000 unità abitative equivalenti (dalle attuali 88.000).

Il nodo del “climate change”

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore ricorda il fenomeno del “climate change”. Il cambiamento climatico, tra i suoi effetti, ha quello del riscaldamento globale. Una dinamica che, da una parte, implica sempre più spesso inverni miti; e dall’altra, proprio per le maggiori temperature, induce minori consumi di energia. Il che impatta negativamente lo sviluppo di realtà come Hera. La società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, smorza la preoccupazione.

In primis viene sottolineato che l’utility, a fronte del fatto che il “climate ghange” comporta anche il concretizzarsi di fenomeni atmosferici estremi, ha avviato per l’appunto investimenti a sostegno della resistenza delle reti.

Prova ne sia, dice sempre Hera, i Capex nel ciclo idrico a garanzia del network in periodi di siccità o di eccesso di precipitazioni. Una maggiore resilienza che giova all’attività.

La sfida sui servizi

Inoltre, aggiunge il gruppo, il “climate change”, se da una parte può indurre un’alea sui consumi, dall’altra però crea ulteriori spazi di business. Opportunità conclude Hera, che possono più che controbilanciare l’eventuale calo dei volumi.

In tal senso la società punta, tra le altre cose, sull’efficienza energetica e sui servizi a valore aggiunto. Qualche esempio? Il co-sviluppo, con il cliente industriale, di soluzioni di cogenerazione per il caldo e il freddo. Oppure la coibentazione degli edifici. O, ancora, l’offerta di pannelli fotovoltaci. Insomma: un mix di “ value added services”, in particolare nel libero mercato, da cui Hera si attende, al 2024, un contributo di circa 13 milioni a livello di Mol.

La vendita di energia e gas

Già, i servizi a valore aggiunto. Questi a ben vedere non sono solamente un’opportunità di business che scaturisce dal “climate change”. Bensì costituiscono, ampliando l’offerta al consumatore, anche una leva importante da sfruttare per incrementare la base utenti. Ad oggi i clienti Energy del gruppo si assestano intono a 3,4 milioni. Il dato, ovviamente, è la conseguenza dell’operazione realizzata con Ascopiave che ha consentito un salto dimensionale. Ora il target, al 2024, è stato fissato a circa 4 milioni di utenti. Sennonché il risparmiatore esprime un dubbio. La concorrenza, anche perchè altre utility sfruttano il digitale per espandersi in zone non contigue alla loro area storica, cresce sempre più. Con il che l’obiettivo indicato viene considerato elevato.

Hera rigetta la considerazione. In primis il gruppo ricorda che, nel passato, i target indicati sono stati raggiunti. Inoltre la società sottolinea che: da una parte i servizi a valore aggiunto consentiranno di attirare maggiore la clientela; e che, dall’altra, verrà sfruttato il cosiddetto cross selling (ad esempio nel Triveneto dove la società ha molti utenti solo nel gas). A fronte di ciò, ricordando anche l’attività di M&A, l’utility conferma l’obiettivo indicato.

Il business del waste

Infine l’ambiente. Qui i Capex previsti sono 694 milioni tra il 2020 e il 2024. Il Mol, a fine piano, dovrebbe assestarsi a 320,1 milioni. Il gruppo, su questo fronte, sottolinea tre strategie: proseguire l’incremento dei servizi di igiene urbana negli ambiti dell’Emilia Romagna (anche grazie alla tecnologia); spingere, attraverso Aliplast, il business del riciclo della plastica; continuare a crescere nel ciclo integrato dei rifiuti anche grazie a nuovi progetti quali due impianti per il biometano.

Già, nuovi impianti. Rispetto a questo tema può ricordarsi che esiste il rischio di esecuzione legato al fenomeno “N.I.M.B.Y” (Not in my back yard). Cioè: l’opposizione delle comunità locali (alla realizzazione delle strutture) che può impattare lo sviluppo aziendale. Hera non condivide il timore. La società ricorda che i due impianti per il biometano, analogamente alla nuova struttura per il riciclo delle plastiche rigide, sono di media dimensione e non immettono fumi nell’atmosfera. Quindi il loro impatto è minimo. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che l’utility dovrà realizzare nuove discariche per i rifiuti. Vero, dice la società. La quale, tuttavia, aggiunge: da un lato il numero delle discariche presenti sul territorio dove la società è attiva è ben al di sotto dei livelli massimi indicati dall’Ue; dall’altro, si tratta spesso solo di ampliamenti o adeguamenti tecnici. Quindi il gruppo non vede particolari problemi sul tema in questione.

Prospettive

Più in generale, e al di là del business plan, quali allora le prospettive sul 2020? Il gruppo conferma: il Mol atteso a circa 1,118 miliardi e il rapporto tra Debito netto ed Ebitda a 2,9 volte. I Capex, dal canto loro, saranno intorno a 540 milioni.

LA GENERAZIONE DI CASSA

Dati in milioni ai primi nove mesi del 2020

LA GENERAZIONE DI CASSA

LA STORIA DI REDDITIVITÀ E DEBITO NETTO

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DOMANDE & RISPOSTE

D: Nei primi nove mesi del 2020 l’utility ha visto la redditività salire. Il risparmiatore però, a fronte nel 2021 del venire meno del blocco dei licenziamenti e delle moratorie alle imprese, teme possa esserci il peggioramento della qualità del credito della società...

R: Hera non condivide il dubbio . In primis, viene ricordato, nel 2020, quando il contesto è diventato comunque problematico, il gruppo ha realizzato una gestione pro-attiva delle posizioni eventualmente problematiche. Un’amministrazione del rischio di credito che ha dato i suoi frutti in quanto, ricorda Hera, il capitale commerciale circolante netto è diminuito. Inoltre, rammenta sempre l’utility, al 30/9/2020 la disponibilità corrente è di circa 600 milioni. Il che, a fronte anche del fatto che il “Net debt to ebitda” è anno su anno in calo, consente di avere una struttura finanziaria forte. dal che Hera, la quale al momento non vede alcun peggioramento della qualità del credito, si dice pronta a gestire ogni evenienza.

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