Hera, il “climate change” dà problemi. La contromossa? Più servizi nel mercato libero
Il focus sulle attività regolate consente di avere più sicurezza sul ritorno degli investimenti. L’aumento globale della temperatura riduce la domanda di energia, ma il gruppo ribatte che ciò crea opportunità nei servizi
di Vittorio Carlini
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Per tentare di capire le strategie di un’azienda è utile rifarsi al business plan. Si tratta di un documento, normalmente caratterizzato da moltissimi grafici, dove alcune tabelle sono più significative di altre. Così è anche per Hera.
Gli investimenti
Nel piano d’impresa 2020-2024 è presente un grafico che descrive l’allocazione degli investimenti capitalizzati sull’arco di piano.
Questi, oltre ad essere complessivamente aumentati (3,2 miliardi contro la precedente previsione di 2,86 tra il 2019 e il 2023), sono per la maggior parte indirizzati (2,097 miliardi) sulle reti.
Certo: i Capex appannaggio del network non sono una novità. Da un lato il business regolato garantisce, soprattutto in periodi di crisi come l’attuale, visibilità sul ritorno degli investimenti; dall’altro la multiutility da tempo è focalizzata, oltre che su ambiente ed energy, sull’attività delle reti. Ciò detto, tuttavia, l’impegno resta importante. Non solo riguardo all’entità degli investimenti in sè, ma anche per l’incremento degli stessi rispetto al periodo 2019-2023.
Il mondo dell’acqua
Al di là di ciò l’esborso maggiore nei network è previsto sul ciclo idrico. I Capex stimati sull’arco piano sono 1,07 miliardi. Qui, tra le altre cose, una priorità è la distrettualizzazione. Cioè: la strategia che, attraverso ad esempio la ridondanza di tubi o sistemi di valvole, consente di ovviare all’eventuale guasto, garantendo la fornitura. Il progetto peraltro, esistendo una regolamentazione premiale per chi assicura la maggiore continuità nell’erogazione, potrà dare il suo contributo al rialzo della redditività. Non solo. L’utility, sempre all’interno dell’efficientamento della rete, punta a ridurre la quota di perdite fisiche dall’attuale 22% a circa il 18% nel 2024. Uno sforzo, agevolato dall’uso di tecnologie anche di analisi predittiva, che potrà aiutare a raggiungere l’obiettivo di 294,1 milioni di Mol nel 2024.





