Hera, focus su vendita di elettricità e gas. Più impianti per i rifiuti
La multy utility, confermando i target al 2028, investe anche sulle reti. Nel 2025 Capex per 1,06 miliardi. Il nodo della debole produzione industriale
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Nelle presentazioni aziendali al mercato è sempre presente qualche tabella più utile delle altre. O, se si vuole, che consente di cogliere meglio alcune delle principali strategie di sviluppo del business. Così è anche per il piano industriale 2024-2028 di Hera. Tra i molteplici grafici presentati dalla multi utility - di cui la Lettera al Risparmiatore ha sentito i vertici aziendali - è interessante quello in cui viene indicata la contribuzione delle diverse aree d’attività al previsto incremento della redditività. In particolare, all’obiettivo - che il gruppo conferma - di circa 1,7 miliardi di Ebitda a fine business plan. Ebbene: il maggiore “aiuto” a livello di crescita strutturale - cioè senza considerare gli impatti delle voci una tantum - lo fornisce il settore Energy (+177 milioni di Mol). A seguire, ci sono il mondo delle reti (+155 milioni di Ebitda) e dell’Ambiente (+136 milioni).
Vendita di gas e watt
A fronte di simili numeri appare chiaro come una priorità - per la multi utility - sia la vendita di gas ed elettricità. Qui tra i focus c’è la crescita dei clienti. Il target, sempre al 2028, è intorno a 4,5 milioni di utenti. Sennonché, alla fine del primo trimestre del 2025 i clienti si sono assestati a quota 4,63 milioni. In altre parole, l’obiettivo numerico è stato già raggiunto. Hera, quindi, può starsene con le mani in mano? La risposta è negativa. In primis, va ricordato, il balzo numerico è essenzialmente dovuto all’assunzione - in capo alla multi utility - di circa un milione di unità in scia alla fine, nel 2024, del mercato tutelato dei clienti domestici nell’elettricità. Si tratta di utenze che Hera si è aggiudicata anche grazie ad una contrattualizzazione scontata, la quale è prevista scadere il primo aprile del 2027. Chiaro che, in quel momento, da un lato la pressione all’eventuale abbandono da parte dei clienti sarà maggiore; e, dall’altro, il gruppo dovrà essere riuscito ad ulteriormente rafforzare il tasso di fedeltà dei clienti medesimi. È un processo - quest’ultimo - che l’azienda sottolinea essere in moto da tempo. Il gruppo, in tal senso, indica di avere un churn rate (tasso di abbandono) inferiore a quello medio del settore in Italia. Il risultato è l’effetto, tra le altre cose, dell’impegno sull’efficienza e sull’attività offerta alla clientela. Non solo il cross selling. Ma anche, ad esempio, la proposta di servizi diversificati: da forme di assicurazione alle soluzioni per l’efficientamento energetico (tramite le Esco aziendali) fino all’installazione di pannelli solari. Tanto che, proprio sull’ultimo tema citato, Hera prevede -sempre al 2028 - l’installazione, nel fotovoltaico, di circa 300 Mega Watt. Di cui, seppure una piccola parte, sono da ricondursi all’utenza retail.
Mol e frenate
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più difficile. Il risparmiatore rimarca che nel primo trimestre del 2025, la divisione Energy è stata contraddistinta dal calo del Mol. Un trend il quale induce a pensare ci sia il rischio per il raggiungimento del target a piano. Hera, pure conscia della situazione, invita ad un’analisi più articolata. Dapprima, viene sottolineato, il trend descritto è l’effetto di eventi una tantum che saranno - in larga parte- contabilizzati nel 2025. Senza considerare simili situazioni - dice sempre Hera - la dinamica nel primo trimestre corrisponde al rialzo strutturale del 6%. Cioè: una salita non troppo distante da quanto previsto a piano (Cagr dell’8%). Di più. La multi utility ricorda che - per l’appunto - ad aprile del 2027 verrà meno la contrattualistica scontata. A quel punto la marginalità dei clienti - contraddistinti da quel tipo di accordo - potrà migliorare. Vero! Fondamentale è l’attività di fidelizzazione. E però - confidando Hera - nella sua capacità di trattenere il cliente, l’Ebitda a quel tempo non potrà che averne un beneficio. Non solo. Il gruppo afferma che l’assunzione dei nuovi clienti è stata, comunque, realizzata a costi inferiori a quelli che si sarebbero affrontati in un normale shopping. A fronte di ciò l’azienda, se da una parte stima che a fine del 2025 il Mol nell’Energy sarà inferiore a quello del 2024, dall’altra conferma l’obiettivo di 576 milioni di Ebitda al 2028. Ciò detto, tuttavia, può farsi un’ulteriore obiezione. La sempre maggiore presenza di operatori low cost nell’elettrico è in grado - potenzialmente - di sottrarre utenze. Il che è un problema. Non è così, ribatte la multi utility. Quello dei newcomer è un fenomeno non di oggi. Hera, che ricorda come negli ultimi 15 anni la sua market share nel gas ed elettricità sia passata dal circa l’1% all’8%, dice di essere assolutamente in grado di prendere le misure all’evoluzione del mercato.
Fin qui alcune considerazioni riguardo l’Energy. C’è, però, anche il settore del Waste. Nella divisione in oggetto Hera ha varie strategie: dallo spingere sul settore delle bonifiche al focus sul ciclo della plastica fino a proseguire lo sfruttamento del business dei rifiuti industriali. In generale - unitamente a continuare il cammino lungo la strada dell’economia circolare - la multi utility ha un importante programma di investimenti per allargare la base impiantistica. In tal senso, ad esempio nell’esercizio in corso, è previsto l’ampliamento di una struttura per il trattamento di rifiuti speciali. Non solo. Sempre quest’anno c’è stato l’avvio, da un lato, dell’impianto per il riciclo della fibra di carbonio; e, dall’altro, è in corso quella della struttura per plastiche morbide a Novara. Altre operazioni sono, poi, previste nell’arco di piano. Un impegno non da poco, tanto che a favore della business unit i Capex stimati al 2028 sono circa 1,1 miliardi. Ciononostante, il risparmiatore sottolinea una problematica. Vale a dire: l’Italia è contraddistinta da una produzione industriale debole. Si tratta di un contesto in cui, creandosi meno rifiuti, l’attività specifica di Hera può risentirne. Il gruppo rigetta la preoccupazione. Dapprima, viene ricordato, la base impiantistica nel nostro Paese non è sufficiente ad evadere l’offerta di rifiuti industriali. Di conseguenza, nel momento in cui il calo fosse rilevante sarebbero le strutture all’estero a risentirne. Inoltre - dice sempre il gruppo, sottolineando di avere una quota di mercato nel più ampio settore dei rifiuti intorno al 10% - la multi utility offre servizi a 360° (ad esempio, il trattamento in loco delle acque di sentina nei cantieri navali). Si tratta, conclude Hera, di una caratteristica aggiuntiva che le consente di essere maggiormente attrattiva per i clienti e, quindi, più resiliente alla dinamiche dell’industria in Italia.
Già, in Italia. Ma quali le prospettive riguardo al fronte del network? Qui un’attenzione è sul ciclo idrico. Tra i vari target, può ricordarsi, la riduzione delle perdite in rete e il minore drenaggio urbano. Nell’ambito, invece, del network elettrico c’è - unitamente all’obiettivo, trasversale a tutte le pipeline, di rendere resistente l’infrastruttura agli eventi estremi - la volontà di consentire - anche a fronte dell’elettrificazione dell’economia - l’erogazione di maggiore potenza. Così, tra le altre cose, il gruppo punta ad incrementare del 30% la capacità delle cabine di collegamento tra la rete di trasporto di Terna e quella di distribuzione di Hera stessa. Rispetto, infine, al mondo del gas è in atto - non da oggi - la digitalizzazione della pipeline. L’attività, a ben vedere, è trasversale a tutte le reti (circa 200 di Capex al 2028). Con riferimento al gas, il target - riguardo al quale Hera indica di essere in linea - è arrivare (sempre nel 2028) al 97% di copertura con i contatori digitali. Quegli smart meter (di seconda generazione) che nell’elettrico dovrebbero, invece, raggiungere la copertura del 92%. Più indietro, invece, gli acquedotti: a fine dell’arco di piano, la previsione è di conseguire circa 642mila contatori digitali, per una copertura oltre al 40%.



