Lettera al risparmiatore

Gvs amplia e riordina la struttura produttiva. Focus sull’innovazione

La duplice sfida: integrare la neoacquisita Haemotronic e difendere i margini dal rischio inflazione. Il 6-7% dei ricavi investiti in ricerca e sviluppo

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Integrare la neoacquista Haemotronic. Inoltre: proseguire gli investimenti in ricerca e sviluppo. Ancora: efficientare e razionalizzare la base produttiva. Sono tra le priorità di Gvs a sostegno del business. Già, il business. Per meglio comprendere i focus dell’azienda è utile ricordarne l’oggetto sociale.

Il business

Il gruppo, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, divide l’attività in tre divisioni: una (il 54,5% del totale dei ricavi alla fine del primo trimestre del 2022) è la cosiddetta Healthcare & Life Sciences. Qui sono ricondotti diversi prodotti: dai filtri per anestesie o ventilazione a quelli impiegati nei laboratori fino alle soluzioni per trasfusioni o somministrazione di medicinali. La seconda (24,8% del fatturato) è l’Energy & Mobility. Appannaggio di essa sono filtri e soluzioni utilizzati nelle auto (ad esempio per sistemi frenanti Abs) o nel settore energetico. Infine l’ultima divisione: l’Health & Safety (20,6% del giro d’affari). A questa si riconducono: da una parte, essenzialmente i filtri per i grandi sistemi di depurazione; e, dall’altra, le maschere respiratorie professionali o consumabili.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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La base produttiva

Ebbene, tra i focus della società c’è per l’appunto quello sulla struttura produttiva. Si tratta di una priorità che consegue anche all’M&A. Il gruppo, nel 2021, ha acquisito l’americana RPB e il 100% della cinese Shanghai Transfusion Technology. Nell’anno in corso, poi, c’è stato lo shopping di Haemotronic. Al di là dell’impatto delle singole operazioni (tra il 2019 e 2025 l’M&A è previsto contribuire alla crescita dei ricavi con un Cagr del 7%) lo shopping comunque influenza la base produttiva. Quindi Gvs punta a riordinarla e renderla più efficiente. Ad oggi la società ha 19 stabilimenti. La volontà è incrementare l’efficienza della produzione ed aumentare la saturazione degli impianti, riducendo così il costo marginale. L’obiettivo è da raggiungersi, oltre che con gli investimenti in innovazione ed automazione, anche attraverso la riduzione degli stessi stabilimenti. In tal senso la previsione dell’azienda è che, tra Nord America e Cina, dovrebbero essere chiuse tre fabbriche.

CONTI E MASCHERE USA E GETTA

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Lo shopping

Ma non è solo la base produttiva. Altra priorità è l’integrazione di Haemotronic. La neoacquisita (212 milioni il prezzo dello shopping) è attiva nella produzione di componenti medicali, sacche monouso nel settore farmaceutico e medical device. La strategicità industriale dell’operazione - indica l’azienda - consiste, tra le altre cose, nella complementarietà del portafoglio prodotti e delle tecnologie tra Gvs ed Haemotronic. Una duplice condizione che potrà contribuire, da un lato, al rafforzamento del gruppo nell’healtcare in Europa e Nord America; e, dall’altro, al raggiungimento di sinergie (finora, però, non comunicate).

L’acquisizione è stata chiusa ad un prezzo di 15 volte il rapporto tra Enterprise value ed Ebitda normalizzato di Haemotronic del 2021. Si tratta di un multiplo che alcuni esperti hanno considerato elevato. La società, invitando ad un’analisi più approfondita, rigetta l’affermazione. Dapprima perché, viene spiegato, Haemotronic è un asset strategicamente unico. Poi perché, afferma l’azienda, il multiplo, rispetto al mercato di riferimento, non è caro. Infine perché, dice sempre Gvs, il prezzo dell’acquisizione post sinergie è stimato scendere a 12 volte l’Ev/Ebitda adjusted.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che ogni operazione porta con sé l’execution risk. Una caratteristica la quale, visto come nel 2021 l’Ebitda normalizzato di Haemotronic è del 20% a fronte del 25,6% di Gvs (31/3/2022), rischia d’impattare margini di quest’ultima. Il gruppo, pure consapevole dell’execution risk, si dice non preoccupato. In primis - viene ricordato- Gvs, che in passato ha collaborato con la stessa Haemotronic, conosce bene la realtà acquisita. Il che, afferma sempre l’azienda bolognese, unitamente al fatto che il management di Haemotronic rimane al suo posto, ne agevola l’integrazione. Non solo. Il gruppo rimarca, da una parte, che Gvs ha un track record che mostra la sua efficienza nelle operazioni straordinarie; e, dall’altra, che la società tradizionalmente acquisisce realtà con marginalità inferiori per, poi, portarle al livello di quelle del gruppo.

LA POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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L’innovazione

Fin qui alcune considerazioni rispetto allo shopping di Haemotronic. C’è però un differente focus: quello sull’innovazione. Nel 2022 gli investimenti previsti in R&D sono il 6-7% dei ricavi. Si tratta di esborsi indirizzati, soprattutto, nello sviluppo delle cosiddette “transfer membranes”. Queste sono membrane polimeriche che, ad esempio, consentono di rilevare la presenza delle proteine e possono essere usate nell’industria farmaceutica o alimentare. Altro fronte della ricerca, poi, è quello delle membrane nell’ambito dell’idrogeno (H2). Qui può ricordarsi che Gvs già realizza soluzioni per celle a combustibile dove l’H2 viene prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua. Infine non vanno dimenticati i filtri (membrane) che consentono il dosaggio di altissima precisione nella produzione di farmaci anti-tumorali. Insomma: l’innovazione è un key driver per lo sviluppo aziendale.

Già, lo sviluppo aziendale. Alla fine del 2021 (l’intero esercizio consente una valutazione meno aleatoria) la ripartizione dei ricavi per divisione di business è la seguente: l’Healthcare & Life Sciences rappresenta il 53,3% del giro d’affari, l’Energy & Mobility il 20,9% e l’Health & safety il 25,8%. Al netto del fatto che, via via, c’è il venir meno del contributo straordinario delle mascherine usa e getta per il Covid-19 (circa 51 milioni di ricavi nel 2021), nel medio periodo come muta la fotografia? In generale, è l’indicazione, l’Healthcare & Lifesciences, progressivamente, dovrebbe aumentare la sua incidenza, indirizzandosi oltre il 60% del totale dei ricavi.

Ciò detto, più nel breve, Gvs stima la divisione in oggetto (nel 2022) in crescita di una media-alta singola cifra percentuale. L’andamento, a ben vedere, dovrebbe tra le altre cose essere sostenuto dall’acquisizione di Haemotronics e dall’avvio, tra agosto e settembre, di nuove linee produttive. L’Energy & Mobility, dal canto suo, è prevista anch’essa aumentare (rispetto al 2021) ad una singola cifra percentuale, seppure con un valore inferiore a quella dell’Healthcare & Lifesciences. L’Health & Safety, infine, dovrebbe essere in linea con lo scorso esercizio o, sempre secondo Gvs, in leggera diminuzione.

Qui, da un lato, il contributo di RPB (acquisita nel settembre 2021) potrà controbilanciare il venire meno delle vendite delle maschere usa e getta; ma, dall’altro, l’abitudine - nel corso della pandemia- all’utilizzo, da parte dei lavoratori, proprio delle “disposable mask” rende più difficile il ritorno all’uso di quelle professionali anti-polvere. Dal che ne consegue la dinamica della divisione Health & Safety nell’anno in corso.

L’impatto dell’inflazione

Al di là dell’andamento delle singole divisioni il risparmiatore fa un altro ragionamento: la guerra in Ucraina, unitamente ai colli di bottiglia sulle filiere globali di approvvigionamento, ha indotto una dinamica inflazionistica dal lato dell’offerta. Si tratta di un contesto che impatta la redditività delle aziende, Gvs compresa. Il gruppo, pure consapevole della situazione, professa fiducia. La società indica che i maggiori costi, come di prassi nel settore, sono traslati sul listino finale. Certo: in Europa, afferma sempre Gvs, il passtrough è un po’ più difficile da realizzare che negli Stati Uniti. Al di là di ciò, però, il gruppo, salvo eventi eccezionali, dice di essere pronto a gestire la situazione. Anche grazie, conclude l’azienda, alla continua attività di efficientamento dell’attività produttiva.

A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive sull’esercizio in corso? La società indica che il 2022 rappresenta un anno di transizione. Così l’obiettivo di Gvs, al netto di varianti imprevedibili, è quello di realizzare una prudente crescita rispetto al 2021. In termini, invece, di Ebitda margin adjusted è prevista una piccola diluizione. Infine: la Posizione finanziaria netta (Pfn). Qui al 31/3/2021 la Pfn era negativa per 166,1 milioni. In seguito agli esborsi dell’M&A il rapporto tra debito netto ed Ebitda adjusted, a metà anno, è stimato in rialzo. Successivamente, però, Gvs prevede che, grazie ai flussi di cassa, l’indicatore a fine 2022 dovrebbe arrivare sul livello di 3-3,2 volte. Per, successivamente, rientrare sui valori di solidità di 2-2,5 volte.

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