Guterres: «Il mondo ha fallito sull’obiettivo 1,5 gradi». Aspettative al ribasso sulla Cop30 in Brasile
Al vertice di Belem, il segretario generale delle Nazioni Unite ammette la sconfitta: impossibile evitare un aumento delle temperature globali superiore alla soglia già nei prossimi anni. Starmer: «Il consenso è perso». Assenti lo statunitense Trump, il cinese Xi e l’indiano Modi. Lula: «Forze estremiste» diffondono menzogne sul cambiamento climatico
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Pronti, via: con la parata dei rappresentanti dei Governi di tutto il mondo, Stati Uniti a parte, è cominciato lo show della Conferenza Onu sul cambiamento climatico in Brasile: la «Cop della verità», come la presenta il padrone di casa, Inacio Lula. Come per tutte le Cop degli ultimi anni, l’atmosfera della vigilia è quella del “punto di svolta”. Come mai in epoca recente, le aspettative sono però al ribasso.
I temi in agenda nella conferenza di Belem sono tanti e critici: dall’implementazione dell’Accordo di Parigi del 2015, che a dieci anni di distanza arranca, agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, nella doppia sfida della transizione energetica e dell’adattamento a un clima che già cambia, travolgendo vite ed economie.
Quello che si profila è però un risultato autoreferenziale, come già nelle ultime tre Cop, utile magari a salvare il processo negoziale, ma senza segnare progressi significativi alla lotta al riscaldamento globale. Ci sarà da combattere anche per difendere il principio dell’abbandono graduale delle fonti fossili e le linee rosse dell’Accordo di Parigi, vale a dire l’obiettivo di contenere in più possibile vicino a 1,5 gradi e ben sotto 2 gradi l’aumento delle temperature globali a fine secolo, rispetto al periodo pre-industriale.
In base agli impegni attuali, si viaggia verso un aumento prossimo ai 3 gradi e a trent’anni dalla prima Cop le emissioni di gas serra sono aumentate di un terzo, anziché scendere. Il superamento della soglia di 1,5 gradi è ormai scontato, già nel breve periodo: «Abbiamo fallito», ha detto a Belem il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha esortato i Governi a non «rimanere prigionieri» degli interessi dell’industria fossile.
Assenze di peso
I riflettori della sfilata dei leader, che si svolge in due giorni e si chiude il 7 novembre, sono però puntati soprattutto sulle sedie vuote. A partire da quella di Donald Trump, il presidente che ha portato gli Stati Uniti fuori dall’Accordo di Parigi, oltre i confini del negazionismo climatico e dentro un’inedita era di revanscismo petrolifero.









