Ambiente

Accordo Ue su target clima, -90% di emissioni nocive al 2040 con flessibilità

Oggetto del negoziato tra i governi in vista del prossimo confronto col Parlamento era la proposta della Commissione europea

Dal nostro corrispondente Beda Romano

Le bandiere dell'Unione europea sventolano  davanti alla sede dell'Ue a Bruxelles, martedì 4 novembre 2025. (Foto AP/Virginia Mayo)

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

BRUXELLES – Dopo un accesissimo negoziato diplomatico durato pressoché 24 ore, i ministri dell’ambiente hanno raggiunto mercoledì 5 novembre qui a Bruxelles un compromesso sugli obiettivi climatici del 2040. L’intesa preparata dalla presidenza danese dell’Unione europea introduce vari elementi di flessibilità, pur lasciando inalterato il target principale: una riduzione delle emissioni nocive del 90% rispetto ai dati del 1990.

Oggetto del negoziato tra i governi in vista del prossimo confronto col Parlamento era una proposta della Commissione europea che prevede entro il 2040 una riduzione delle emissioni nocive del 90%, rispetto ai dati del 1990 (si veda Il Sole/24 Ore del 3 luglio). Per venire incontro ai paesi contrari ad obiettivi troppo gravosi, Bruxelles aveva previsto che un 3% del calo potesse essere ottenuto attraverso progetti ambientali in paesi terzi (i cosiddetti crediti internazionali).

Loading...
2025, anno nero per le foreste italiane

Il compromesso prevede che il target del 90% di riduzione delle emissioni nocive sia «legalmente vincolante», come ha spiegato il ministro danese dell’ambiente Lars Aagaard. Come detto, la proposta della Commissione europea prevedeva il 3% di cosiddetti crediti internazionali. Questa percentuale è stata aumentata al 5%, nei fatti riducendo all’85% l’obiettivo a livello domestico.

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles a margine della riunione, hanno votato contro il compromesso tra gli altri l’Ungheria, la Polonia e la Slovacchia. Si sono astenuti il Belgio e la Bulgaria. «Sulla legge sul clima abbiamo ottenuto il sostegno dell’81,9% della popolazione e di 21 paesi», ha spiegato un portavoce della presidenza danese. L’accordo prevede una clausola di verifica della legislazione ogni cinque anni. Il ministro italiano dell’ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha definito «buono» l’accordo. Sono state riconosciute «le istanze che portavamo avanti come Italia».

In particolare, secondo esponenti comunitari, il governo italiano ha ottenuto che nel preparare futura legislazione la Commissione europea tenga conto anche del ruolo dei carburanti biologici nella decarbonizzazione del settore automobilistico. A questo riguardo sappiamo che l’esecutivo comunitario dovrebbe pubblicare a breve proposte di aggiustamento del regolamento che impone la messa al bando dei veicoli termici dal 2035 in poi.

Nei fatti, compito dei ministri era di mettere in pratica l’accordo politico raggiunto dai leader nel Consiglio europeo del 23 ottobre scorso (si veda Il Sole/24 Ore del 24 ottobre). Nelle conclusioni del summit i capi di Stato e di governo avevano convenuto «l’importanza di contribuire allo sforzo globale di riduzione delle emissioni in modo ambizioso ed efficiente in termini di costi, in particolare definendo un livello adeguato di crediti internazionali di alta qualità».

«Ci vogliono 27 persone per ballare il tango», aveva avvertito prima dell’inizio della maratona negoziale il commissario responsabile per il clima, Wopke Hoekstra, lasciando presagire difficili trattative. La decisione «deve essere presa oggi», aveva aggiunto il ministro tedesco dell’ambiente Carsten Schneider. «Mi auguro che i nostri capi di Stato e di governo si rechino in Brasile con un mandato molto forte, un ruolo di leadership chiaro per l’Europa».

Un accordo era considerato essenziale in vista della conferenza sul clima COP30 che si aprirà lunedì prossimo a Belém. Prima della riunione ministeriale un diplomatico nazionale ammetteva che l’eventuale compromesso «non sarà necessariamente molto bello». La partita negoziale ha confermato quanto l’ambiente sia ormai fonte di tensioni politiche. Il Patto Verde si è dimostrato costoso agli occhi di molti paesi, e una spina nel fianco di molti governi, se è vero che la questione è ormai una arma politica dei partiti più estremisti.

(Questo articolo è stato aggiornato alle 11 del 5 novembre 2025)

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti