Climate change

Onu: gli impegni sul taglio dei gas serra non bastano

Le emissioni scenderanno solo del 10% entro il 2035, «molto lontano» dall’obiettivo del 60% necessario a contenere entro 1,5 gradi centigradi l’aumento delle temperature globali a fine secolo. E gli eventi estremi si intensificano: l’uragano Melissa colpisce i Caraibi, il ciclone Montha arriva in India

di Gianluca Di Donfrancesco

Immagine satellitare dell’uragano Melissa a sud-est della Giamaica (AFP PHOTO / RAMMB/CIRA)

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A Kingston, capitale della Giamaica, le autorità aspettano con rassegnazione l’impatto dell’uragano Melissa, che si annuncia come la tempesta più forte che abbia mai colpito l’isola. Il primo ministro, Andrew Holness, ha alzato le mani: «Nella regione non esiste alcuna infrastruttura in grado di resistere a un uragano di categoria 5». A migliaia di chilometri di distanza, le scuole delle località indiane che si affacciano sul Golfo del Bengala sono state chiuse, in vista dell’arrivo del ciclone Montha.

Più o meno nelle stesse (ore martedì 28 ottobre), le Nazioni Unite avvisano che eventi estremi, come Melissa e Montha, sono destinati a diventare sempre più frequenti. Gli impegni presentati dai Paesi per ridurre le emissioni di gas serra, che alimentano le alterazioni climatiche, sono «molto lontani dal necessario».

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Troppo poco, troppo lenti

In base a questi impegni, si stima che le emissioni inquinanti scenderanno solo del 10% entro il 2035. È la prima volta che le Nazioni Unite prevedono una diminuzione, ma non basta. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) ha calcolato che serve un taglio del 60% rispetto ai livelli del 2019, per contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5° centigradi, la soglia più sicura indicata dalla scienza e recepita nell’Accordo di Parigi del 2015.

La denuncia arriva a pochi giorni dall’apertura della Conferenza mondiale sul clima, la Cop30 in Brasile. Solo 64 dei quasi 200 Stati firmatari hanno presentato nei tempi stabiliti (il termine è scaduto il 30 settembre) i propri piani nazionali (Ndc) aggiornati. Un obbligo da rispettare ogni cinque anni, sebbene non sia accompagnato da sanzioni.

La stima sul calo delle emissioni, elaborato dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), include le deludenti e non ancora formali promesse della Cina, di riduzione del 7-10% entro il 2035, e la ancor più deludente dichiarazione d’intenti dell’Unione Europea (tagli tra il 66 e il 72,5% rispetto al 1990), che a sua volta non è riuscita a presentare un Ndc a causa dello sfaldamento del consenso sul Green Deal. Il documento è atteso per il 4 novembre.

All’appello manca anche l’India, che non ha nemmeno indicato quando presenterà il proprio Ndc.

Per gli Stati Uniti ci sarebbe il piano adottato dall’amministrazione Biden, ma è destinato a restare lettera morta. Donald Trump ha portato la prima economia al mondo fuori dall’Accordo di Parigi e si oppone con decisione alla transizione energetica, anche negli altri Paesi.

Il segretario esecutivo della Unfccc, Simon Stiell, ha sottolineato che «l’umanità sta finalmente piegando la curva delle emissioni verso il basso, ma ancora troppo lentamente». E ha rinnovato l’appello a «raddoppiare gli sforzi».

Sforamento inevitabile

Il segretario generale, Antonio Guterres, ha recentemente ammesso che sarà «inevitabile» un superamento temporaneo dell’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura entro 1,5° centigradi.

A dieci anni dall’Accordo di Parigi, la lotta al cambiamento climatico procede a fatica: la quota di energia da fonti rinnovabili aumenta, ma le emissioni di gas serra continuano a salire, come attestato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo). Nel 2024, la concentrazione atmosferica di anidride carbonica ha registrato il maggiore incremento da quando sono iniziate le rilevazioni, nel 1957. Le temperature medie globali sono già aumentate di circa 1,3° centigradi rispetto ai livelli pre-industriali (1850-1900) e più di 100 Paesi ora sperimentano almeno 10 giorni “caldi” in più all’anno rispetto a dieci anni fa.

A differenza delle precedenti edizioni del Rapporto di sintesi sugli Ndc, quella di quest’anno non include una stima delle temperature a fine del secolo, proprio perché il campione di 64 Paesi è troppo piccolo. Il rapporto potrebbe essere aggiornato nei prossimi giorni. L’anno scorso, era stata indicata una forchetta compresa tra 2,1° e 2,8° centigradi in più rispetto all’epoca preindustriale, quindi anche oltre la seconda soglia indicata dall’Accordo di Parigi.

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