Global warming

Clima, l’allarme dell’Onu: «Inevitabile superare la soglia di 1,5 gradi»

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: «Soglia infranta nei prossimi cinque anni». Rapporto indipendente: negli Usa gli eventi estremi hanno causato oltre 100 miliardi di danni nella prima metà del 2025

di Gianluca Di Donfrancesco

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres (EPA)

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«Una cosa è chiara: non riusciremo a contenere l’aumento della temperatura globale sotto 1,5 gradi centigradi nei prossimi cinque anni». Per il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, la soglia indicata dalla scienza e dall’Accordo di Parigi del 2015 come la più sicura per limitare i disastri climatici sarà infranta. In un intervento all’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), Guterres ha affermato, il 22 ottobre, che il «superamento è ormai inevitabile, ciò significa che nei prossimi anni avremo una fase» di temperature medie globali «superiori di 1,5 gradi» rispetto al periodo pre-industriale (1850-1900).

Conto alla rovescia

L’allarme arriva a meno di un mese dalla Cop30, la conferenza mondiale sul clima che si terrà in Brasile dal 10 al 21 novembre e che si preannuncia molto complicata. La soglia degli 1,5 gradi è già stata superata nel 2024, l’anno più caldo mai registrato. Per convenzione, il limite si intende infranto quando lo sforamento si consolida nel lungo termine, non basta quindi un singolo anno. Sempre più scienziati avvisano tuttavia che ci si potrebbe arrivare in pochi anni. Il 2025 segnerà un aumento delle temperature di poco inferiore a quello del 2024, ma si attesterà a sua volta tra gli anni più caldi di sempre. Il decennio 2015-2024 è stato il più caldo mai registrato.

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C’è una quantità precisa di anidride carbonica che può ancora essere immessa in atmosfera senza che il suo effetto riscaldante porti il termometro del pianeta sopra 1,5 gradi a fine secolo: si chiama carbon budget e ai ritmi attuali sarà esaurito in circa tre anni.

Non solo. Sempre più studi scientifici mostrano che anche la seconda soglia indicata dall’Accordo di Parigi, quella dei 2 gradi centigradi, sarà superata. Ci si aspetta infatti un aumento medio delle temperature anche superiore ai 3 gradi, dato che le misure messe in atto dai Governi per combattere il global warming non sono considerate sufficienti. Le emissioni di gas serra, anziché diminuire, continuano a salire. Secondo la Wmo, dal 2023 al 2024, la concentrazione media globale di CO2 ha registrato il maggiore incremento da quando sono iniziate le misurazioni moderne nel 1957. Il carbon budget associato alla soglia dei 2 gradi sarebbe destinato a esaurirsi in poco più di venti anni.

La spirale che si innesca è ormai nota e sotto gli occhi di tutti: aumentano le temperature, i fenomeni estremi (uragani, siccità, ondate di calore, alluvioni) diventano più intensi e più frequenti e a lora volta, contribuiscono ad alterare il clima: il caso degli incendi è il più eclatante.

I danni economici

I danni del climate change si misurano anzitutto in termini di vittime. Ci sono però anche quelli economici e sono sempre più pesanti.

Il 22 ottobre, un importante set di dati, chiuso dall’amministrazione Trump, è stato aggiornato dallo scienziato che lo ha diretto per 15 anni, Adam Smith. Secondo il climatologo, gli eventi meteorologici estremi hanno causato perdite per oltre cento miliardi di dollari negli Stati Uniti solo nella prima metà del 2025.

Il Billion-Dollar Weather and Climate Disasters Tracker, a lungo gestito dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), ha documentato fino a pochi mesi fa le principali catastrofi nel Paese dal 1980 al 2024, ma è stato chiuso a maggio. Il presidente Donald Trump non solo nega il climate change, ma fa pressioni sempre più forti sull’Europa e gli altri Paesi perché rinuncino alla transizione ecologica e sabota gli accordi internazionali.

Il database è ora ospitato da Climate Central. Smith ha spiegato di aver lavorato negli ultimi mesi con un team interdisciplinare di esperti in meteorologia, economia, gestione del rischio per ricrearlo, utilizzando le stesse fonti pubbliche e private e le stesse metodologie. In totale, 14 disastri climatici e meteorologici separati, ciascuno da un miliardo di dollari, hanno causato 101,4 miliardi di dollari di danni tra gennaio e giugno.

Come si può ancora leggere sul sito della Noaa, gli Stati Uniti hanno subito 403 disastri meteorologici e climatici dal 1980–2024, con danni e perdite complessive per oltre 2.900 miliardi.

Un recente report dell’Agenzia Ue per l’ambiente stima che gli eventi estremi sono costati all’Unione 44,5 miliardi l’anno in media tra il 2020 e il 2023, 2,5 volte la media del periodo 2010-2019.

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