Così gli Usa voltano di nuovo le spalle all’Accordo di Parigi sul climate change
L’uscita dal trattato del 2015 è un colpo durissimo alla cooperazione multilaterale già in profonda crisi
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Con l’ordine esecutivo firmato nel giorno del ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump ha portato gli Stati Uniti fuori dall’Accordo di Parigi contro il cambiamento climatico. Di nuovo. Lo aveva già fatto durante il primo mandato: la sua posizione sulla crisi climatica oscilla da sempre tra lo scetticismo estremo e il negazionismo. Ancora durante la campagna elettorale per la presidenza, Trump usava il termine «hoax» (bufala) in riferimento all’Accordo di Parigi e agli effetti del global warming, e chiamava «climate hoaxsters» quelli che secondo lui sono profeti di sventura. In altre occasioni, il presidente ha parlato di estreme esagerazioni degli effetti e dei rischi, di inevitabilità del riscaldamento globale, di complotti e imbrogli sull’energia pulita e sulle altre soluzioni per contrastarlo. Non si è risparmiato toni irrisori nei confronti della comunità scientifica, che a suo dire «non sa cosa sta succedendo».
Nella realtà, la letteratura scientifica sottoposta a procedura di peer-review è praticamente unanime sul legame diretto che esiste tra l’aumento delle emissioni di gas serra, generate dalle attività umane, e l’aumento delle temperature globali. Le une e le altre hanno fatto segnare nuovi record nel 2024.
Gli Stati Uniti sono il secondo maggior produttore di emissioni di gas serra. Sono responsabili di circa il 13% delle emissioni di anidride carbonica, contro oltre il 31% della Cina e meno del 7% dell’Unione Europea (7,5% se si somma il Regno Unito). Gli Stati Uniti sono però al primo posto per emissioni cumulative nel periodo compreso tra il 1750 e il 2023.
L’Accordo di Parigi, che Trump bolla come «ingiusto e unilaterale», è il trattato adottato nel dicembre 2015 dalle oltre 190 nazioni aderenti alla Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, pietra miliare sulla quale si basa la diplomazia mondiale della lotta al global warming, attraverso le macrodirettrici della mitigazione (taglio dei gas serra), dell’adattamento (investimenti in prevenzione e resilienza) e finanza climatica (aiuti ai Paesi in via di viluppo).
Recependo le raccomandazioni della scienza, l’Accordo di Parigi fissa l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature globali a fine secolo il più vicino possibile a 1,5 gradi, rispetto ai livelli pre-industriali, e comunque molto al di sotto dei 2 gradi.



