Consigli per gli studenti

Guida all’orale di Inglese

di Lucia Basile

Gli studenti del liceo Alfieri sono impegnati nella seconda prova degli esami di maturità, 19 giugno 2026. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO ANSA

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Affrontare l’esame di maturità 2026 con Inglese come materia d’esame – interna o esterna che sia – significa presentarsi al colloquio con molto più di un semplice bagaglio di contenuti disciplinari. È questo, in fondo, il messaggio che in qualità di docente di lingua inglese posso certamente consigliare agli studenti: oggi non basta conoscere la grammatica, i testi letterari o le strutture comunicative. Serve dimostrare come si è maturati anche grazie alla lingua.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il legame con il curriculum

Il nuovo impianto dell’esame valorizza infatti l’E-portfolio del triennio, uno strumento che molti ragazzi hanno vissuto come un obbligo burocratico, ma che ora rivela tutta la sua utilità.

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Popolarlo con esperienze significative – attività extracurricolari, progetti nei percorsi per le competenze trasversali e l’orientanto (Pcto) nel frattempo diventati Formazione scuola lavoro (Fsl), partecipazioni a scambi culturali, mobilità Erasmus, iniziative di educazione civica in inglese – permette di trasformare il colloquio in un racconto autentico del proprio percorso.

Non importa l’indirizzo: istituto tecnico, professionale o liceo linguistico. Ciò che conta è mostrare come l’inglese abbia attraversato la propria formazione, diventando una chiave per leggere il mondo.

In virtù di questo, insisto su un punto: la maturità 2026 premia la consapevolezza, non la semplice esposizione. Saper riflettere su come si è imparata una lingua straniera, su quali difficoltà si sono affrontate, su quali competenze interculturali si sono sviluppate, è un valore aggiunto che la commissione può riconoscere come tale.

L’inglese non è solo un codice: è un ponte. E chi ha partecipato a viaggi studio, soggiorni all’estero, progetti con scuole partner o anche semplici esperienze di comunicazione in contesti internazionali lo sa bene. Spesso è proprio in quei momenti – una conversazione improvvisata, un’amicizia nata in ostello, un lavoro di gruppo con studenti di altri Paesi – che la lingua smette di essere un esercizio e diventa vita.

Maturità nel senso pieno

Per questo gli studenti dovrebbero arrivare al colloquio pronti a raccontare non solo ciò che hanno studiato, ma ciò che hanno vissuto grazie all’inglese. Il nuovo esame chiede maturità nel senso più pieno: la capacità di guardarsi indietro e riconoscere il valore di un percorso che non è fatto solo di voti, ma di incontri, scoperte, aperture.

In fondo, è questo che significa davvero imparare una lingua: imparare a stare nel mondo con uno sguardo più ampio.

Docente di Lingua e Cultura Inglese Liceo Isacco Newton - Roma

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