General Motors accusa oneri per cinque miliardi di dollari, provocati dalla crisi e dalla svalutazione delle sue attività in Cina, oggi il principale mercato automobilistico al mondo. La perdita, ha fatto sapere l’azienda, sarà contabilizzata nel bilancio del quarto trimestre dell’anno, riflesso della caduta di valore della sua partnership con il gruppo statale cinese Saic Motor. La flessione, ha determinato Gm, non è temporanea.
A Wall Street il titolo ha ceduto circa l’1%, ma resta in rialzo del 47% da inizio anno.
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Dei 5 miliardi di oneri annunciati, 2,9 sono legati alla svalutazione e altri 2,7 miliardi a ristrutturazioni della Saic General Motors. Incluse, da quanto si è appreso, sono chiusure di stabilimenti e ottimizzazioni del portafoglio. I vertici dell’azienda hanno tuttavia finora indicato che Gm intende rimanere in Cina, evitando drastiche ritirate. Il ceo Mary Barra sotto la sua gestione ha progressivamente ridimensionato la presenza globale del gruppo, prendendo di mira attività in Europa, India, Australia e nel Sudest asiatico. Ma la Cina è ad oggi rimasta un punto fermo assieme agli asset strategici nordamericani, dove genera tuttora gran parte dei profitti.
La Cina è però diventata un nuovo neo nella performance di Gm. La sua quota di mercato si è ridotta negli ultimi anni, nonostante ripetuti sforzi di rilancio e di promozione di nuovi modelli, davanti all’avanzata delle case domestiche e in particolare di veicoli elettrici. Segno di questo declino, la redditività: ai passati profitti ha sostituito un passivo nei primi nove mesi del 2024.
Il ceo Mary Barra già nei mesi scorsi aveva fatto sapere che nell’attuale trimestre avrebbe preso decisioni significative per risanare il business. «Il clima operativo in Cina continua a essere difficili e abbiamo lavoro da fare con il nostro partner», aveva detto.
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Gm non è la sola a incontrare nuove sfide in Cina: altri protagonisti internazionali del settore, da Toyota a Volkswagen e Tesla, hanno risentito di frenate tra consumatori sempre più attirati da modelli di produttori nazionali che hanno compiuto rapidi passi avanti, stando agli osservatori, nella qualità, nelle tecnolo
gie integrate nei veicoli e nelle vetture elettriche e ibride offerte a prezzi spesso molto inferiori rispetto alle più blasonate rivali.
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