Lettera al risparmiatore

Gli yacht di Sanlorenzo fanno rotta sulla crescita grazie ai super paperoni

L’aumento delle persone con ingenti patrimoni e le imbarcazioni come beni di lusso rendono il business resistente alla crisi. Focus sulla innovazione

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Da un lato la spinta all’innovazione, soprattutto sul fronte della produzione eco-sostenibile dell’energia necessaria alle imbarcazioni. Dall’altro l’ampliamento della rete di vendita diretta e dei servizi. Il tutto con la maggiore integrazione della filera di produzione e l’ampiamento della base produttiva. Sono tra le priorità di Sanlorenzo a sostegno del business.

Già, il business. Il gruppo, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, in generale progetta, produce e commercializza yacht, posizionati nel settore del lusso e realizzati su misura. Si tratta di un’attività, rappresentata da una produzione media annua di circa 70 imbarcazioni, articolata in tre divisioni. La prima, cosiddetta Divisione yacht (65% dei ricavi netti nuovo al 30/9/2022), comprende la realizzazione di navi in composito, a marchio Sanlorenzo, con una lunghezza tra 24 e 38 metri. La seconda, invece, è la Divisione superyacht (25,4%). Appannaggio di essa sono le imbarcazioni in alluminio ed acciaio, sempre con il brand Sanlorenzo, tra i 40 e 72 metri. Infine, la Divisione Blugame (9,6%). Qui sono ricompresi, a marchio Bluegame, gli sport utility yacht in composito di dimensioni più piccole: tra 13 e 23 metri.

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NOVE MESI A CONFRONTO

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RICAVI NETTI NUOVO PER DIVISIONE

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Innovazione eco-sostenibile

Ebbene una priorità aziendale, per l’appunto, è l’evoluzione del prodotto. In generale la società investe in innovazione il 2,5-3% dei ricavi annui e nel 2022 gli esborsi dovrebbero assestarsi intorno a 18 milioni. Di questi una parte più limitata è concentrata sulla ricerca pura. In particolare, un fronte attualmente molto importante è quello dell’uso (sulle imbarcazioni) di energia eco-sostenibile. In tal senso, tra le altre cose, può ricordarsi che nel 2023 verrà messa in mare la “chase boat” ad idrogeno la quale, dopo un anno di test, prenderà “servizio” alla Coppa America del 2024 come barca d’appoggio del team American Magic. Sempre nel 2024, grazie alla partnership con Siemens Energy, è prevista la consegna di un Superyacht che, sfruttando fuel cell alimentate ad idrogeno ottenuto dal metanolo, avrà corrente elettrica eco-sostenibile per l’uso di bordo. Non solo. Nel 2026, in scia all’accordo con Rolls-Royce Solution-Global Marine, è atteso il prototipo di uno superyacht che, da una parte, avrà un sistema di propulsione a combustione interna tradizionale, ma alimentato a metanolo verde; e, dall’altro, lo stesso metanolo fornirà l’energia elettrica per l’intera imbarcazione. Si tratta, è l’indicazione della società, del primo superyacht “carbon neutral”. La CO2 catturata per la produzione del metanolo è, infatti, la stessa che viene dispersa nell’aria dalla combustione del motore.

Insomma: al di là dei singoli esempi, l’impegno di Sanlorenzo sul fronte in oggetto - nel triennio 2023-2025 gli investimenti complessivi sulla ricerca pura previsti sono circa 10 milioni - è importante. Uno sforzo che, al di là della volontà del gruppo di produrre prodotti meno inquinanti, è anche una leva commerciale. Il super ricco che acquista simili barche spesso ama sapere d’inquinare meno il pianeta.

I canali di vendita

Ma non è solo l’innovazione. Importante è la strategia nella distribuzione. Il gruppo, nei prossimi sei mesi, punta a trovare, per l’area Asia-Pacifico, un accordo con il dealer Simpson Marine. L’obiettivo di Sanlorenzo è avere propri uffici a Hong Kong, Singapore e Sanya (nell’isola cinese di Hainan) e ampliare così la distribuzione diretta. La strategia, a ben vedere, è perseguita anche in Europa. A Palma di Maiorca, sfruttando gli “offices” già esistenti, e nel Principato di Monaco (apertura prevista entro sei mesi) la volontà è costituire punti di riferimento per la commercializzazione diretta delle imbarcazioni. Navi che, nella stessa Coté d’Azure, dovrebbero vedere venire meno l’intermediazione del broker. La società, qui, punta infatti ad acquisire un dealer. L’operazione, è l’auspicio del gruppo, dovrebbe concretizzarsi nel 2023. È chiaro, quindi, come l’azienda vada aumentando, anche al fine di offrire maggiori servizi ai clienti, la propria rete di distribuzione diretta a livello globale. Seppure non va dimenticato che, rispetto al mondo dei superyacht, circa il 50% delle commesse passa comunque attraverso gli intermediari professionisti. Dal ché Sanlorenzo vuole aprire un ufficio a Londra che è una piazza essenziale per questa specifica modalità di business. Quel business che, rispetto all’articolazione dei ricavi nelle tre divisioni, è destinato a modificarsi? La risposta è negativa. La dinamica di fondo, al netto di singole commesse che possono temporaneamente accentuare il peso di un’area rispetto ad un’altra, è linea di massima rsppresentata dsl mantenimento dell’attuale breakdown. Nel medio periodo la società prevede che la Divisione Yacht dovrebbe valere intorno al 65% del fatturato, quella degli Superyacht circa il 25% e Blumarine il 10%.

RICAVI NETTI NUOVO E GEOGRAFIE

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Inflazione

Sennonché il risparmiatore esprime una preoccupazione. Il rialzo dei prezzi dell’energia, e degli stessi materiali per la realizzazione delle barche, fa aumentare il costo del venduto. Il che rischia d’impattare la redditività aziendale. Sanlorenzo rigetta il dubbio. Il gruppo sottolinea come gli stessi numeri dei primi nove mesi mostrino che il fenomeno è sotto controllo: il rapporto rettificato tra Ebitda e ricavi netti nuovo è del 17,1% (era il 16% un anno prima). Si tratta di un trend, viene spiegato, dovuto in primis al fatto che, seppure il costo dell’energia sia salito molto, questa ha un’incidenza limitata (lo 0,62% dei costi totali). Così come è contenuto, dice sempre l’azienda, l’impatto del caro-materie prime. L’acciao e l’alluminio, ad esempio, hanno anch’essi un peso limitato sugli oneri totali previsti nella realizzazione dello scafo. Di più. La società indica che, stante la natura di beni di lusso dei suoi prodotti, da una parte la domanda è fortemente anelastica al tema dell’inflazione; e che, dall’altra, il gruppo riesce - anche più che proporzionalmente - a trasferire sul listino finale gli eventuali maggiori oneri.

Ciò considerato, però, può ulteriormente obiettarsi che la frenata economica cui assistiamo può impattare comunque la domanda e, quindi, lo stesso sviluppo dell’azienda. Sanlorenzo, di nuovo, non condivide il timore. L’andamento del portafoglio ordini è salito a 1,651 miliardi al 30/9/2022. Un dato, viene indicato, che, da una parte, mostra come la richiesta sia in aumento; e che, dall’altra, consente al gruppo di sottolineare che intorno al 65% del fatturato stimato dagli analisti sul 2023 e circa il 25% di quello del 2024 sono già coperti. Non solo. Il 93% delle vendite, dice sempre il Sanlorenzo, viene effettuato direttamente al cliente finale. Quindi il pericolo, tipico del business legati ai concessionari, dello stop degli ordini durante le crisi di fatto non esiste. Di più. La società ricorda che gli ultra ricchi, target di riferimento per l’offerta aziendale, tra il 2021 e il 2026 sono previsti aumentare di circa 24.000 unita l’anno (contro il Cagr di 18.000 dell’ultimo decennio). Ebbene: visto anche che la penetrazione del prodotto-yacht, tra i suddetti paperoni, è inferiore al 5%, lo spazio per espandere il business, afferma la stessa azienda, è certamente molto ampio. In un simile contesto, se la recessione avrà una durata di 18-24 mesi e al netto di eventi eccezionali, Sanlorenzo dice di avere le carte in regola per tenere la barra dritta sulla crescita.

IL PORTAFOGLIO ORDINI A CONFRONTO

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Investimenti sulla produzione

Fin qui alcune considerazioni rispetto ad innovazione e inflazione. C’è tuttavia un altro aspetto cui il risparmiatore guarda: l’integrazione della filiera della produzione e l’espansione della base produttiva. La società, su quest’ultimo fronte, investe da tempo e l’impegno prosegue. Nel 2022 i Capex complessivi sono previsti a 48-50 milioni. Di questi circa il 60% vengono destinati all’allargamento della base poduttiva (la percentuale dovrebbe mantenersi anche nel 2023 e 2024). Lo sforzo del gruppo, tuttavia, riguarda anche la realizzazione di partnership con fornitori ed appaltatori chiave che consentono, tra l’altro, migliori approvvigionamenti di materiali, lavorazioni strategiche e l’incremento del controllo sulla qualità. A fronte di un simile contesto quali, allora, le prospettive sul 2022? Il gruppo prevede ricavi netti nuovo compresi tra 720 e 740 milioni mentre l’Ebitda rettificato è stimato a 126 -130 milioni. Il rapporto, sempre normalizzato, tra Mol e ricavi, dal canto suo, dovrebbe essere del 17,5- 17,6% e l’utile netto compreso tra 68 e 70 milioni.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L'analisi tecnica del titolo

L'analisi di Finlabo Research

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