Materie prime

Petrolio, gli Emirati Arabi escono dall’Opec: valgono il 4% del totale

La scelta riflette una strategia di lungo termine e un’accelerazione degli investimenti nella produzione energetica interna, modificando gli equilibri del cartello petrolifero

Dubai, Emirati Arabi Uniti, Asia - Vista dello skyline del centro città con moderni grattacieli dalle rive del canale Al Jadaf di Dubai 18/03/2025 IMAGO/Olaf Schuelke via Reuters

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Gli Emirati Arabi Uniti lasceranno l’Opec e l’alleanza Opec+ a partire dall’1° maggio, segnando una svolta nella strategia energetica del Paese e negli equilibri del cartello petrolifero guidato dall’Arabia Saudita.

L’annuncio, diffuso dall’agenzia di stampa statale Wam, spiega che la decisione “riflette la visione strategica ed economica di lungo termine degli Emirati Arabi Uniti, nonché l’evoluzione del loro profilo energetico, in particolare l’accelerazione degli investimenti nella produzione di energia nazionale”.

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A livello statistico, la decisione di abbandonare l’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries) è più che rilevante. A febbraio 2026, infatti, gli Emirati Arabi Uniti erano il terzo tra i produttori dell’Opec, subito dopo Arabia Saudita e Iraq. Il Paese era entrato nell’organizzazione quasi 60 anni fa - nel 1967 -, sette anni dopo la sua fondazione. In generale, inoltre, gli Emirati Arabi Uniti sono tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. Nel 2022 - secondo varie classifiche ufficiali - il Paese produceva 4 milioni di barili al giorno, oltre il 4% del totale mondiale, piazzandosi al settimo posto tra le nazioni produttrici. La decisione - che avviene nel mezzo del conflitto in Iran - “contribuirà a soddisfare la domanda in continua evoluzione”, ha affermato l’agenzia, aggiungendo che il Paese aumenterà gradualmente la produzione.

“Dopo l’uscita dall’Opec, gli Emirati continueranno il loro ruolo responsabile aumentando gradualmente e deliberatamente la produzione, in linea con la domanda e le condizioni di mercato”.

Lo si legge nella nota - pubblicata dall’agenzia Wam - in cui si annuncia l’addio all’organizzazione anche se, si sottolinea, “questa decisione non cambia l’impegno degli Emirati per la stabilità dei mercati globali né il suo approccio basato sulla cooperazione con produttori e consumatori, ma migliora piuttosto la sua capacità di rispondere alle esigenze di mercato in evoluzione”.

Potendo contare su “una vasta e competitiva base di risorse, gli Emirati Arabi Uniti continueranno a collaborare con i partner per sviluppare risorse a sostegno della crescita economica e della diversificazione” e “riaffermano il loro impegno verso politiche di produzione responsabili e un focus sulla stabilità del mercato, tenendo conto della domanda e dell’offerta globale”.

Emirati puntano a aumento produzione

Passate fonti di mercato, risalenti al 2024 e al 2025, citavano il fatto che Adnoc (Abu Dhabi National Oil Company) volesse raggiungere un target di 5 milioni di barili al giorno già entro inizio 2026, anticipando un obiettivo fissato inizialmente al 2027 e incrementando la produzione di circa un milione di barili.

Un orientamento che avrebbe creato frizioni con l’Opec+ già a partire dagli scorsi anni, in quanto l’organizzazione ha da tempo implementato limiti alla produzione per sostenere i prezzi. Un passato report di Bloomberg, infatti, citava rischi di scissione già intorno al 2021, con uno scontro interno in particolare con il leader de facto dell’Opec, l’Arabia Saudita, tra i maggiori sostenitori delle politiche di limitazione produttiva.

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